Lavori Pubblici

Decreto in Gazzetta: Il materiale da scavo è un sottoprodotto

Giuseppe Latour

Il sistema presenta una falla oggettiva già evidenziata dalle associazioni di imprese: privilegia i grandi cantieri a danno di quelli meno strutturati

Il decreto attuativo del Dl liberalizzazioni in materia di terre e rocce da scavo approda finalmente in Gazzetta ufficiale (n. 221 del 21 settembre). Dopo un'attesa lunghissima, culminata con la richiesta di chiarimenti da parte dell'Unione europea, rimasta lettera morta, viene così varato il regolamento che andrà a disciplinare le modalità di utilizzo dei prodotto di risulta dei cantieri (clicca qui per scaricare il testo ufficiale ). Una notizia attesa in molti grandi cantieri italiani: dalla Variante di valico all'Expo, passando per l'alta velocità di Firenze e la Torino-Lione. In gioco per tutti c'è la possibilità di considerare le terre sottoprodotti da riutilizzare anziché semplici rifiuti da portare in discarica.

Il testo chiude una polemica durata anni e risalente al vecchio ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, su come dovesse essere disciplinata la materia. Il decreto azzera tutto e va a fissare un principio fondamentale: «Il materiale da scavo è un sottoprodotto» se sono rispettate alcune condizioni. Tra queste, il materiale da scavo deve essere generato durante la realizzazione dell'opera, deve essere riusato nell'esecuzione della stessa o di un'altra opera, deve essere idoneo a essere utilizzato direttamente e deve soddisfare i requisiti di qualità ambientale. Insomma, c'è possibilità di sfruttarlo, a patto che vengano rispettate una serie di formalità.

La principale consiste nella redazione di un piano di utilizzo, da presentare all'autorità competente almeno 90 giorni prima dell'inizio dei lavori per la realizzazione dell'opera. L'autorità in questione è l'ente che autorizza la realizzazione dell'opera oppure, per le opere soggette a valutazione ambientale, il ministero dell'Ambiente o la Regione. Questa ha facoltà di richiedere all'Arpa la verifica della qualità ambientale del materiale, sentendo eventualmente l'impresa. Il piano dovrà indicare i siti che produrranno i materiali da scavo, i siti dove questi materiali saranno riutilizzati, le caratteristiche dei materiali, le modalità di trasporto ed, eventualmente, i siti dove si depositano temporaneamente i materiali in questione. Per ciascun piano viene fissato un termine, decorso il quale il materiale viene considerato rifiuto e non più sottoprodotto, a meno che non venga presentato un nuovo piano.

Un punto decisivo nella gestione delle terre e rocce sarà la fase di trasporto, per la quale viene predisposta una documentazione che deve accompagnare costantemente l'uscita del materiale dal sito di produzione. Questa dovrà anche essere inviata all'autorità competente e dovrà indicare le generalità della stazione appaltante, la ditta appaltatrice, la ditta che trasporta il materiale, la ditta che riceve il materiale, il luogo di destinazione, la targa del mezzo utilizzato, il sito di provenienza, la data e ora del carico, la quantità e la tipologia di materiale trasportato.

Questo sistema presenta una falla oggettiva, già evidenziata dalle associazioni di imprese: privilegia i grandi cantieri a danno di quelli meno strutturati. Per le piccole imprese, cioè, potrebbe essere più conveniente trattare i beni come rifiuto piuttosto che mettere mano a una procedura così complessa. E questa falla, evidentemente, è stata ammessa dallo stesso governo. All'interno del decreto semplificazioni, attualmente allo studio dell'esecutivo, è stato infatti inserito un articolo che regola in maniera autonoma una procedura semplificata, pensata appositamente per i cantieri più piccoli.


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