Lavori Pubblici

Stop all'autocertificazione delle case in classe G: l'Italia si allinea all'Europa

Alessia Tripodi

Pronto il decreto con cui il Governo punta a sanare i rilievi mossi da Bruxelles dicendo basta alla possibilità per i proprietari di assolvere all'obbligo di di dichiarare i consumi delle case attribuendo all'edificio l'ultima classe di merito

Efficienza energetica, l'Italia si allinea all'Europa e dice stop all'autocertificazione per gli edifici in classe G.

È pronto, infatti, lo schema di decreto con cui il Governo punta a sanare i rilievi mossi da Bruxelles già nel settembre 2011, quando la Commissione aveva dichiarato la nostra normativa non conforme alla direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia, aprendo una procedura di infrazione.

Il testo normativo - annunciato nei mesi scorsi dai ministeri dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dell'Ambiente, dopo che la Commissione aveva deferito l'Italia alla Corte Ue di Giustizia - è pronto. E in arrivo c'è anche uno schema di regolamento che riguarderà la disciplina delle ispezioni degli impianti di climatizzazione estiva, oggetto di un secondo rilievo da parte della Ue.

La bozza di decreto modifica le «Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici» (Dm 26 giugno 2009 ) ed elimina la possibilità per i proprietari di immobili con scarsi livelli di efficienza energetica di utilizzare per la compravendita una semplice autocertificazione, indicando nel dettaglio tutti i casi in cui l'edificio è esentato dall'obbligo di certificazione energetica. Deroghe che, in generale, valgono solamente per gli immobili per i quali risulta «tecnicamente non possibile» o «non significativo» procedere alla certificazione.

Abolita l'autocertificazione, dunque, i titolari delle abitazioni dovranno utilizzare una delle procedure semplificate già indicate nelle Linee guida (come, per esempio, il software gratuito Docet messo a punto da Enea e Cnr o gli strumenti realizzati dal Cti, il Comitato termotecnico italiano), che prevedono una diagnosi semplificata svolta da un tecnico. La bozza del decreto specifica ancor di più – rispetto al Dm 26/2009 – i ruoli di Cnr, Enea e Cti nel processo di certificazione e fornisce indicazioni sui criteri di qualità dei software commerciali per il calcolo dell'efficienza, che dovranno garantire adeguate performance.

Correttivi che, però, secondo i consumatori, non saranno in grado di garantire attestati di certificazione «doc». Tra le perplessità espresse dalle associazioni, che hanno in gran parte giudicato «condivisibili» le proposte contenute nello schema di decreto, c'è quella che riguarda la mancanza di «preparazione professionale specifica» degli operatori incaricati di mettere a punto i certificati (per i quali è generalmente richiesta la sola iscrizione agli ordini professionali), la mancanza di «adeguati controlli» sull'operato dei tecnici e di banche dati regionali che raccolgano tutti gli attestati.

Richieste che potrebbero essere presto soddisfatte. Il Governo assicura infatti che «è pressoché concluso» l'iter di approvazione dello schema di regolamento che fisserà i requisiti per gli esperti di certificazione energetica e di ispezione di impianti termici.

Intanto, nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva sull'efficienza energetica che prevede, tra le altre misure, l'obbligo per gli Stati membri di rinnovare annualmente il 3% delle pavimentazioni di tutti gli edifici utilizzati dal governo nazionale e l'introduzione di strumenti per finanziare le misure di efficienza. (vedi articolo ).


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