Lavori Pubblici

Terre e rocce da scavo, decreto verso la Gazzetta Ufficiale: più facile il riuso dello "smarino" per le grandi opere

Giuseppe Latour

È scaduto il termine per il parere della Commissione europea sul Dm Ambiente-Infrastrrutture previsto dall'articolo 49 del Dl 1/2012, ora si va verso la pubblicazione

Nessuna obiezione da Bruxelles. Il decreto ministeriale Ambiente-Infrastrutture che, in adempimento del Dl liberalizzazioni (articolo 49 n. 1/2012, testo a seguire), disciplina le terre e rocce da scavo, dopo mesi di attesa arriva alla meta superando l'ultimo ostacolo presentatosi sulla sua strada: il parere della Direzione generale per le imprese dell'Unione europea. Questa il 6 maggio scorso aveva ricevuto dal governo italiano lo schema di decreto. E, adesso, a quasi quattro mesi di distanza, il termine per muovere appunti al testo è definitivamente scaduto.
Il passaggio davanti ai tecnici di Bruxelles era partito come una semplice formalità. Ma aveva rischiato in corsa di trasformarsi in qualcosa di più complesso: anziché rispondere in tempi rapidi, come atteso, l'Unione europea ha preso fino all'ultimo momento disponibile per soppesare la compatibilità del provvedimento con la concorrenza e il mercato. Alla fine, però, hanno scelto di non muovere nessun appunto al decreto, che si avvia così alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Il testo – va ricordato – rappresenta una novità decisiva soprattutto per alcuni grandi cantieri del Nord. La nuova disciplina va a fissare un principio fondamentale: "il materiale da scavo è un sottoprodotto" se sono rispettate quattro condizioni. Il materiale da scavo deve essere generato durante la realizzazione dell'opera, deve essere riusato nell'esecuzione della stessa o di un'altra opera, deve essere idoneo a essere utilizzato direttamente e deve soddisfare i requisiti di qualità ambientale. La nozione di sottoprodotto è alternativa a quello di rifiuto e comporta la possibilità di riutilizzare il materiale nell'ambito del cantiere senza doverlo trattare come uno scarto.
Tutti questi elementi dovranno essere indicati in un piano di utilizzo, da presentare all'autorità competente almeno 90 giorni prima dell'inizio dei lavori per la realizzazione dell'opera. L'autorità in questione è l'ente che autorizza la realizzazione dell'opera oppure, per le opere soggette a valutazione ambientale, il ministero dell'Ambiente o la Regione.
Un punto decisivo nella gestione delle terre e rocce sarà la fase di trasporto, per la quale viene predisposta una documentazione che deve accompagnare costantemente l'uscita del materiale dal sito di produzione. Questa dovrà anche essere inviata all'autorità competente e dovrà indicare le generalità della stazione appaltante, la ditta appaltatrice, la ditta che trasporta il materiale, la ditta che riceve il materiale, il luogo di destinazione, la targa del mezzo utilizzato, il sito di provenienza, la data e ora del carico, la quantità e la tipologia di materiale trasportato.


Decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, coordinato con la legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, recante: «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'.».

Articolo 49
Terre e rocce da scavo
1. L'utilizzo delle terre e rocce da scavo e' regolamentato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
1-bis. Il decreto di cui al comma precedente, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, stabilisce le condizioni alle quali le terre e rocce da scavo sono considerate sottoprodotti ai sensi dell'articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006.
1-ter. All'articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui all'articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, e' abrogato l'articolo 186».
1-quater. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


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