Lavori Pubblici

Tracciabilità e informative atipiche, nessun cambiamento in vista

G.La.

In materia di appalti pubblici, Montecitorio non sollecita modifiche sostanziali. Preferisce soffermarsi sul tema della diffusione di informazioni e della Banca dati della documentazione antimafia presso il ministero dell'Interno

Nessun cambiamento in vista su tracciabilità e informative atipiche. Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera giovedì hanno finalmente licenziato, dopo un lungo giro di audizioni, il loro parere sul decreto correttivo del Codice antimafia. E per le imprese non ci sono buone notizie: le due principali richieste effettuate dall'Ance, e sostenute anche dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, non hanno trovato spazio nel documento finale.
Non si parla della questione della tracciabilità, al centro della relazione depositata dai tecnici di via di Ripetta. Con il nuovo provvedimento, in sostanza, vengono ricomprese tra le fattispecie dalle quali il prefetto può desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa anche "le violazioni agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici, commesse con la condizione della reiterazione".

Una formulazione molto generica, che lascia spazio ad abusi. Il rischio concreto è che la semplice dimenticanza di un Cig porti la sanzione dell'esclusione dalle gare. Il parere, sul punto, non chiede modifiche.
E, allo stesso modo, non chiede alcuna modifica sull'altra grande questione, sollevata ormai da mesi dalle imprese: le informative atipiche. Preoccupa molto la volontà di reintrodurle perché, anche in questo caso, potrebbe dare la stura ad abusi nei confronti delle aziende da parte delle pubbliche amministrazioni. Le informative atipiche, infatti, spiegava l'Ance nella sua audizione "si basano su elementi puramente indiziari, prescindendo dalla sussistenza di un quadro completo e significativo dal quale possa dedursi, con ogni logica conseguenza, il tentativo di ingerenza della criminalità organizzata, elemento che, invece, deve caratterizzare le informazioni tipiche".

In materia di appalti pubblici, Montecitorio non sollecita modifiche sostanziali. Preferisce soffermarsi sul tema della diffusione di informazioni e della Banca dati della documentazione antimafia presso il ministero dell'Interno. Sollecitando interventi prima della sua messa a regime. "Sarebbe importante – si legge nel parere - prevedere un circuito alternativo di informazione delle prefetture. In particolare, sarebbe auspicabile l'introduzione nel Codice delle leggi antimafia di una previsione in virtù della quale i procuratori della Repubblica, sulla base di indizi a fondamento della richiesta di rinvio a giudizio, comunicano alle prefetture competenti per il luogo in cui hanno sede legale ovvero residenza i soggetti interessati, i casi di omessa denuncia degli episodi concussivi ed estorsivi".
In questo senso, il parere manda anche una sollecitazione ad ampliare il patrimonio informativo a disposizione dei prefetti. "Questa nuova soglia della minaccia – spiega ancora il documento - esige che le informazioni di cui dispongono tutte le istituzioni della Repubblica, inclusi gli enti territoriali, le agenzie fiscali, quelle previdenziali e contributive, siano tempestivamente poste a disposizione dei centri di imputazione istituzionale di cui lo Stato dispone – la magistratura inquirente e il ministero dell'Interno – i quali ciascuno per le proprie funzioni e i propri compiti, devono realizzare la sintesi informativa indispensabile all'esercizio delle proprie prerogative".


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