Lavori Pubblici

Caos tariffe, in arrivo il Dm che le reitroduce per fissare le basi di gara

Giuseppe Latour

Il Dl Liberalizzazioni le aveva abolite del tutto, ma il Dl Sviluppo le ripristina, con Dm attuativo, ai fini della determinazione delle basi di gara

Il Governo fa una retromarcia secca sugli incarichi di progettazione e ripristina, di fatto, le vecchie tariffe professionali. Almeno per quelle situazioni, come la determinazione degli importi a base di gara, per le quali è impossibile farne a meno. Il decreto sviluppo contiene, all'articolo 5, una norma che mette ordine nel ginepraio creato dallo stesso esecutivo con il decreto liberalizzazioni (Dl 1/2012) in materia di tariffe professionali. E lo fa con una soluzione che ha il sapore di un passo indietro rispetto alle decisioni prese a inizio anno. Mettendo al centro della nuova disciplina il decreto del ministero della Giustizia in fase di pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Il caos al quale l'articolo 5 rimedia nasce dall'articolo 9 del decreto n. 1/2012 in materia di liberalizzazioni. Questo, con un colpo di spugna, ha abrogato tutte le tariffe professionali demandando alla contrattazione diretta tra professionista e cliente la determinazione del compenso. L'idea del Consiglio dei ministri era somministrare una robusta cura di mercato a un settore solo in parte abituato alla concorrenza.
Questa cura, però, ha creato un altro malato: le stazioni appaltanti. Queste, per gli affidamenti dei servizi di architettura e ingegneria, si sono di colpo ritrovate senza riferimenti da utilizzare per stabilire gli importi da porre a base di gara. Allo stesso tempo le Pa non avevano strumenti per procedere alla individuazione delle prestazioni, ai fini della richiesta dei requisiti di partecipazione alla gara da dimostrare da parte dei professionisti. Questo perché le prestazioni professionali venivano individuate in una norma ormai abrogata, l'articolo 14 della legge n. 143/49. "Tale indeterminatezza – fa notare la relazione di accompagnamento del decreto sviluppo - si sta rilevando foriera di conseguenze negative sia in termini di qualità delle prestazioni che di limitazione della concorrenza sul mercato". Insomma, per risolvere un problema se n'è creato un altro.

La situazione di stallo nata dopo il decreto liberalizzazioni, addirittura, ha costretto l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici a pronunciarsi, con la delibera n.49 del 2012 dello scorso maggio. Con la quale via di Ripetta ha elaborato una soluzione ponte: in attesa di nuove norme e di nuove delibere in materia, cioè, bisogna guardare al passato e far riferimento al registro storico dei propri appalti per rimediare all'assenza di tariffe. In materia di requisiti di partecipazione, invece, la delibera indica come riferimento la determinazione n. 5 del 2010 della stessa Authority, interamente dedicata agli incarichi di progettazione.

Su questa lunga querelle si innesta l'intervento del decreto sviluppo. Che mette in campo due soluzioni: la prima a regime e la seconda in via transitoria.
La soluzione "a regime" si ricollega al decreto ministeriale in preparazione a via Arenula in materia di compensi giudiziali, ai sensi del decreto liberalizzazioni. "Si prevede – spiega la relazione - che i parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante per la liquidazione dei compensi giudiziali siano utilizzati nell'ambito dei contratti pubblici relativi ai servizi di ingegneria e architettura, ai fini della determinazione dell'importo da porre a base di gara, prevedendo altresì che il medesimo decreto definisca anche la classificazione delle prestazioni per individuare la prestazione professionale".
Anche se su questa interpretazione i progettisti hanno qualcosa da dire. Secondo loro il Dm di cui al Dl n. 1/2012 e quello di cui al Dl n. 83/2012 non sarebbero lo stesso provvedimento, ma due misure diverse. La prima per la liquidazione giudiziale dei compensi; la seconda per gli importi da porre a base di gara. Questa interpretazione deriva dalla constatazione che il secondo decreto, a differenza del primo, andrà emanato "di concerto con il ministero delle Infrastrutture".
Così, anche se il Dm sui compensi giudiziali è praticamente pronto ed è in fase di pubblicazione in Gazzetta ufficiale, resta qualche dubbio sul suo ambito di applicazione. Il Dm, comunque, sarà usato con un correttivo, pensato per il contenimento della spesa pubblica: per evitare che si pervenga a importi da porre a base di gara più elevati rispetto a quelli precedentemente stabiliti sulla base delle tariffe professionali viene introdotto un limite massimo, corrispondente all'importo derivante dall'applicazione "delle previgenti tariffe professionali".

In questo breve lasso di tempo fino alla pubblicazione del decreto, però, le stazioni appaltanti avranno a disposizione un altro strumento. E qui veniamo alla "via transitoria" che è anche la più sorprendente, perché rappresenta una pesante marcia indietro. "Per assicurare la continuità dell'azione amministrativa - dice ancora la relazione - è previsto che nelle more dell'emanazione del decreto continuino ad applicarsi, come criteri o base di riferimento per la determinazione dell'importo da porre a base di gara, le tariffe professionali vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge e, per la qualificazione dei progettisti, la classificazione contenuta nell'articolo 14 della legge 143/49". Nella sostanza, fino all'arrivo del Dm del ministero della Giustizia, il decreto sviluppo resuscita le norme che lo stesso decreto liberalizzazioni aveva abrogato.


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