Lavori Pubblici

Nessuna modifica al regolamento Giustizia sui compensi professionali: i progettisti perdono il 30%

Giuseppe Latour

Pasquale Caprio (Cna): Mi riesce difficile immaginare un Rup che aumenta i compensi. Questa norma verrà usata per abbattere l'onorario dei progettisti

Il Dm sui compensi professionali si appresta ad approdare in Gazzetta ufficiale. E, secondo quanto risulta a «Edilizia e Territorio», che ha potuto analizzare il testo, non contiene buone notizie. Sono state tutte respinte le richieste di modifica fatte dai progettisti dopo aver visionato la bozza del provvedimento del ministero della Giustizia. Adesso per architetti e ingegneri si apre la strada verso una sostanziosa sforbiciata dei compensi. Che passerà soprattutto dal taglio delle spese e da un forte potere discrezionale in capo alle pubbliche amministrazioni.
Il lavoro fatto da architetti e ingegneri nelle ultime settimane, quindi, è andato tutto perduto. "Rispetto alla precedente stesura hanno corretto semplicemente degli errori fatti da loro. Le cose di maggiore sostanza non le hanno riviste". Pasquale Caprio, presidente del dipartimento Competenze e compensi del Consiglio nazionale degli architetti, è lapidario nel commentare il testo che si prepara a diventare ufficiale.

Le richieste dei progettisti sono state diverse e puntuali, accompagnate da veri e propri emendamenti da inserire nel testo. Ma la risposta del dicastero di via Arenula è stata sempre la stessa: un secco "no". Sulla possibilità per la pubblica amministrazione di aumentare o diminuire il compenso fino al 60% non ci sono stati cambiamenti. Anche se i progettisti avrebbero voluto che questa facoltà fosse lasciata solo in aumento. "Mi riesce difficile immaginare un Rup – dice Caprio - che aumenta i compensi. Questa norma verrà usata per abbattere l'onorario dei progettisti". A conti fatti, si tratta di una vera e propria regola capestro che, in tempi di revisione della spesa, rischia di minare alla base il livello dei compensi.
L'altro colpo durissimo, il cui impatto non è potenziale ma assolutamente già definito, viene assestato con la norma sulle spese. In sostanza, viene eliminata la possibilità di liquidarle in via forfettaria a margine del compenso, come era in passato. C'è solo un riferimento generico alle spese nell'articolo 1 ma, nelle tabelle di calcolo degli onorari, il termine non appare mai. E questo significa che, rispetto al passato, quello che arriva nelle tasche dei professionisti si riduce grossomodo del 30 per cento. "L'effetto combinato di queste due novità rischia di essere tremendo – spiega Caprio -. Anche perché a questo bisogna aggiungere che si tratta di importi a base di gara, quindi dovranno essere sottoposti a ribasso".

E non ci sono le cosiddette "vacazioni", da usare in tutti quei casi nei quali il compenso va determinato in base al numero di ore lavorate e non al valore dell'opera. "Anche in questo caso – spiega Massimiliano Pittau, direttore del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri – si lascia molta discrezionalità. L'articolo 38 parla di liquidazione del compenso fatta tenendo conto dell'impegno del professionista e dell'importanza delle prestazione, alludendo al concetto di vacazione. Ma non dice chiaramente come si dovranno determinare in questo caso i compensi".
Nessuna modifica nemmeno sulle tabelle allegate al provvedimento. Restano, quindi, i parametri presentati in bozza alle categorie nelle scorse settimane. Secondo i quali l'ultimo decreto porta i compensi sotto il livello di tutti gli altri provvedimenti che nel recente passato hanno regolato le tariffe. Per la progettazione di un edificio scolastico da 1,27 milioni di euro la legge 143/1949, aggiornata nel 1987, produceva un corrispettivo di 140mila euro. Il Dm 4 aprile 2001 per le gare pubbliche arrivava a poco meno di 163mila euro. Con il nuovo decreto l'onorario sarà di soli 134mila euro. La differenza, in negativo, è tutta da attribuire alla mancata liquidazione delle spese.

Se questo decreto sarà applicato dalle stazioni appaltanti, insomma, per i progettisti c'è il serio rischio di subire un colpo durissimo. L'unica speranza arriva da un'interpretazione che i professionisti stanno portando avanti già da qualche settimana. "Il testo del decreto sviluppo parla chiaro – racconta ancora Pittau -. Per gli importi a base di gara ci vorrà un nuovo decreto". Il Dm di cui al Dl n. 1/2012 e quello di cui al Dl n. 83/2012 non sarebbero, cioé, lo stesso provvedimento, ma due misure diverse. La prima per la liquidazione giudiziale dei compensi; la seconda per gli importi da porre a base di gara. Questa interpretazione deriva dalla constatazione che il secondo decreto, a differenza del primo, andrà emanato "di concerto con il ministero delle Infrastrutture". Quindi, il provvedimento sugli importi da porre a base di gara, in realtà, dovrebbe ancora essere pubblicato. "Speriamo solo che si riesca a fare in tempi brevi", conclude il presidente degli ingegneri Armando Zambrano.


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