Lavori Pubblici

Praticantato e collegi disciplinari, per Camera e Senato il Dpr è da riscrivere

Giuseppe Latour

I pareri delle commissioni Giustizia di Camera e Senato al Dpr di riforma delle professioni concordano nel criticare l'impianto del testo che riguarda il praticantato e i collegi disciplinari

Altri due colpi al Dpr di riforma delle professioni del ministero della Giustizia. Dopo il Consiglio di Stato, gli attacchi arrivano stavolta dalle commissioni Giustizia di Camera e Senato, che hanno approvato due pareri sostanzialmente identici nei quali assestano le ultime decisive stoccate al provvedimento del Governo. Che, a questo punto, dovrà intervenire per una modifica in tempi rapidissimi, per adeguare il testo alle richieste degli ordini.

Il parere delle commissioni Giustizia di Camera e Senato si muove nella scia di quello del Consiglio di Stato, «i cui rilievi critici sono pienamente condivisi». L'affondo delle commissioni parte dall'articolo 6, quello relativo al praticantato, che rende obbligatorio il tirocinio anche per le categorie che ne erano prive e ne allunga la durata per quelle categorie che lo prevedevano per un periodo inferiore a 18 mesi.

Secondo i deputati, anzitutto «occorre chiarire che tale principio non limita in tal modo l'autonomia delle università e dei consigli nazionali nella definizione di specifiche intese volte ad anticipare il tirocinio». Ma soprattutto, viene affermato un principio molto importante per i progettisti. «Occorre verificare e chiarire se attraverso la previsione si intende ottenere e dichiarare ex professo il riconoscimento del carattere obbligatorio anche per le professioni che attualmente non lo prevedono o se esso si intende limitato ai singoli ordinamenti che già lo prevedono».

Inoltre, per evitare che il sistema diventi eccessivamente gravoso dal punto di vista temporale e oneroso dal punto di visto economico, «è opportuno che meglio emergano i principi della facoltatività della frequenza di corsi di formazione, della loro gratuità e dell'accesso a tutti per i medesimi e del principio di separazione fra chi ha poteri di controllo sulla loro idoneità e chi li organizza e tiene, nonché al superamento del criterio dei crediti formativi come attualmente in essere». Insomma, sui tirocini la norma va quasi completamente riscritta, come peraltro chiedevano gli ordini.

Anche in materia di collegi disciplinari la commissione Giustizia di Montecitorio e quella di Palazzo Madama condividono quanto hanno detto prima le categorie professionali e poi Palazzo Spada. L'articolo 9, che disciplina il procedimento disciplinare, deve essere sottoposto a una profonda revisione. «La soluzione prospettata per i consigli territoriali (il trasferimento delle funzioni disciplinari al consiglio viciniore) e per i consigli nazionali (affidamento della funzione disciplinare ai soggetti primi fra i non eletti) non sembra realizzare quanto richiesto dalla legge in quanto nel primo caso permane la commistione fra funzioni amministrative e funzioni disciplinari, e nel secondo caso sembra meno garantita la terzietà nel giudizio». Sarebbe invece «stato opportuno prevedere per gli ordini e collegi che decidono in via amministrativa, l'istituzione di consigli di disciplina territoriali e, per gli ordini e collegi che decidono in via giurisdizionale, l'istituzione di specifiche sezioni disciplinari dedicate».

Infine, il Dpr avrebbe dovuto fissare una clausola di salvezza «relativa alla disciplina vigente per le professioni istituite anteriormente alla Costituzione, i cui Consigli Nazionali hanno, in materia disciplinare, competenza giurisdizionale». Anche in questo caso l'obiezione era già stata sollevata dagli ordini. E anche in questo caso il ministero della Giustizia sarà costretto a tornare sui suoi passi.


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