Lavori Pubblici

Sì della Camera al decreto sviluppo: guida a tutte le novità per imprese e professionisti

Mauro Salerno, Giuseppe Latour, Alessandro Arona

L'Aula di Montecitorio ha approvato la legge di conversione del Dl 83/2012. Ora il testo passa al Senato per ottenere il via libera definitivo. Dalle semplificazioni alla responsabilità solidale negli appalti, dall'Iva per cassa dagli sgravi sul recupero, dai project bond al piano città: il vademecum delle misure a favore delle costruzioni

Previsto giovedì 2 agosto al Senato il via libera definitivo alla legge di conversione del decreto legge Sviluppo (Dl 83/2012), dopo l'ok della Camera la scorsa settimana. Il decreto Sviluppo contiene, fin dalla sua versione iniziale di fine giugno, un lungo elenco di misure pensate per stimolare la crescita in edilizia. Dai project bond - su cui non ci sono state modifiche di rilievo rispetto alla versione approvata dal Governo - al potenziamento degli sgravi fiscali per il recupero edilizio (50% fino a giugno 2013) e il risparmio energetico (55% sempre fino a giugno). In mezzo la conferma dell'Iva sull'invenduto e del piano città (clicca qui per tutti i dettagli ) l'alleggerimento dei rischi sopportati dai privati nei contratti di disponibilità, l'Iva per cassa concessa anche alle Pmi fino a 2 milioni di fatturato all'anno. Tra le novità maggiori anche il capitolo delle semplificazioni per l'edilizia (clicca qui ), a cui «Edilizia e Territorio» dedica anche un «Fascicolo» riservato ai soli abbonati (clicca qui ). Qui di seguito le principali novità introdotte alla Camera. Nei correlati a fianco il nostro Dossier di fine giugno, che sarà sostituito entro pochi giorbni da un nuovo Dossier sul testo definitivo. Per il testo Camera (che è di fatto il testo finale) clicca qui (poi cliccate a sinistra, su "Testo del decreto legge").

Responsabilità solidale

Dopo le modifiche portate dal decreto semplificazioni fiscali e quelle assestate dalla riforma del lavoro, la disciplina della responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore viene riorganizzata per l'ennesima volta. E, stavolta, viene rivista dal decreto sviluppo, con una formulazione decisamente più favorevole al committente. Soprattutto la novità riguarda al'esclusione del mondo degli appalti pubblici dall'applicazione della regola. Restano fuori dunque le stazioni appaltanti come definite dall' articolo 3, comma 33, e dall'articolo 32 del Codice dei contratti (Dlgs 163/2006). La nuova regola prevede che, in caso di appalto di opere o servizi, l'appaltatore risponde in solido con il subappaltatore di corrispettivi, ritenute fiscali dovute all'erario e Iva nell'ambito dei rapporti di subappalto. Ha, però, un modo per tirarsi fuori dai guai: la responsabilità viene meno se l'appaltatore verifica che tutti gli adempimenti in questione sono stati eseguiti dal subappaltatore. la verifica può essere effettuata anche sulla base di un'asseverazione di un centro di assistenza fiscale o di un commercialista. Se il subappaltatore non prova di aver effettuato tutti i versamenti, l'appaltatore può sospendere il pagamento dei corrispettivi per l'appalto. Un meccanismo simile a quello previsto per il committente. Anche lui, prima di pagare l'appaltatore, dovrà verificare che questi abbia raccolto tutta la documentazione che attesta gli avvenuti versamenti e avrà la facoltà di sospendere i pagamenti. Se non rispetta queste regole, il committente rischia una sanzione tra i 5mila e i 200mila euro.

Iva per cassa
Dal decreto sviluppo una boccata d'ossigeno per le piccole imprese. Le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno dato il via libera all'emendamento che consente alle società con un fatturato fino a 2 milioni (il precedente limite era di 200mila euro) di versare l'imposta sul valore aggiunto solo quando viene effettivamente incassata: un aiuto importante per le società che attendono i pagamenti della Pa, ma anche per i fornitori delle imprese che versano i corrispettivi con molto ritardo.

Bonus per il recupero e il risparmio energetico
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Gli interventi per l'efficienza e il risparmio energetico degli edifici potranno godere delle agevolazioni fiscali fino al 30 giugno 2013. La proroga della scadenza del bonus è arrivata con un emendamento firmato da Alessandro Bratti (Pd) . Viene modificato, dunque, lo schema che prevedeva la riduzione del bonus per l'efficienza dal 55 al 50% e l'incremento dall'attuale 36 al 50% della detrazione per le ristrutturazioni edilizie. Una previsione che aveva scatenato le polemiche e alimentato il dibattito anche tra le imprese dell'edilizia e dell'impiantistica.

I lavori delle concessionarie.
L'obbligo di affidare a terzi il 60% dei lavori promossi dalle concessionarie autostradali sarà anticipato di un anno e scatterà nel 2014, invece che nel 2015. L'emendamento modifica l'articolo 4 del decreto - che intervenendo sull'articolo 51 del decreto Liberalizzazioni (Dl 1/2012) - finisce per correggere il Codice appalti (Dlgs 163/2016). La novità non riguarda l'entità degli appalti da affidare all'esterno - innalzata dal 40 al 60% con due modifiche apportate in pochi mesi - ma l'entrata in vigore della misura che ora viene stabilita al 1° gennaio 2014.

False partite Iva.
Cambiano ancora le regole sulle false partite Iva. I requisiti relativi ai livelli minimi di reddito e al periodo di lavoro presso un committente unico dovranno essere valutati su base biennale e non più su un solo anno, come originariamente prevedeva la riforma varata a fine giugno e proposta dal ministro del Welfare Elsa Fornero. Alla luce di questa novità, i titolari di partita Iva saranno considerati collaboratori coordinati e continuativi, salvo prova contraria del datore di lavoro, se si verificano almeno due di queste tre condizioni: collaborazione che dura almeno otto mesi nell'arco di un anno per almeno due anni consecutivi; reddito che per almeno l'80% arriva da un solo committente per almeno due anni consecutivi; postazione fissa di lavoro presso la sede del committente.
Nessun cambiamento anche sulle condizioni che non fanno scattare l'obbligo di assunzione. Sono esclusi i titolari di partita Iva che svolgono prestazioni caratterizzate da competenze tecniche di grado elevato, quelli che hanno un reddito da lavoro autonomo superiore ai 18mila euro all'anno e quelli che svolgono prestazioni riferibili ad attività per le quali è richiesta l'iscrizione ad un ordine professionale. Si tratta, in sostanza, di norme che non si applicano al mondo dei progettisti ma che potrebbero trovare un utilizzo diffuso per i molti falsi autonomi che popolano i cantieri italiani.

Project bond, sconti fiscali
Confermando la versione approvata dal Governo, l'articolo 1 del Dl 83 approvato dalla Camera introduce una serie di agevolazioni fiscali che dovrebbero favorire il decollo dei project bond, già rafforzati sul fronte regolamentare dal Dl 1/2012 (il Cresci-Italia).
Primo: la tassazione degli interessi viene equiparata a quella dei titoli di Stato, abbassandola dunque dal 20 al 12,5%. Questo tuttavia favorisce solo i sottoscrittori persone fisiche o equiparati a persone fisiche, come i fondi pensione, ma non gli altri investitori istituzionali (fondi, fondazioni, banche, assicurazioni), che sono in realtà i soggetti a cui più realisticamente potranno essere collocati i bond, e comunque gli unici a cui si applicano le deroghe al codice civile introdotte dal Cresci-Italia.
Secondo: eliminazione dei limiti alla deducibilità degli interessi passivi propri dele obbligazioni corporate emexsse da soggetti diversi dalle banche e dalle società quotate.
Terzo: applicazione delle imposte dirette (registro e imposte ipotecarie e catastali) in misura fissa alle garanzie di qualunque tipo.

Project financing, estensione incentivi fiscali
Confermata anche n questo caso la versione d'ingresso del decreto legge. Il Dl Sviluppo modifica per l'ennesima volta l'articolo 18 della legge di stabilità 2012 (l. 183/2011), che introduceva gli sconti fiscali ai concessionari di project financing, in alternativa al contributo pubblico. L'articolo 2 del Dl 83 estende a tutte le nuove infrastrutture da realizzare in PPP, incluso, quindi, il general contractor, l'applicazione degli incentivi fiscali, ad azzeramento (totale o parziale) del contributo pubblico, inizialmente introdotti per le sole società titolari di concessioni per la realizzazione di nuove autostrade con il sistema del project financing e successivamente ampliati anche ad altri settori del trasporto. La defiscalizzazione riguarda l'Imposta sul Reddito delle Società (IRES), l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP) e l'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA).
Questi incentivi fiscali, tuttavia, sono rimasti finora sulla carta, perché non è mai stato emanato il decreto attuativo Economia-Infrastrutture.

Project financing, conferenza preliminare sullo studio di fattibilità

Due modifiche al project financing arrivano dall'articolo 2 del Dl 83, già nella versione originaria del decreto legge. La prima, introducendo un comma 1-bis all'articolo 14-bis delle legge 241/1990 (relativo alla Conferenza di servizi preliminare), stabilisce che per tutte le procedure di cui all'articolo 153 del Codice dei contratti (la "Finanza di progetto", cioè le procedure con promotore, la più diffusa delle quali è la cosiddetta "procedura a fase unica" con a base di gara uno studio di fattibilità) diventa obbligatoria l'indizione della conferenza di servizi preliminare. Nel caso in cui a base di gara ci sia lo studio di fattibilità, precisa la norma, la conferenza preliminare si esprime su questo. La novità è di una certa importanza, perché permette di anticipare in una fase precedente la messa in gara parte delle osservazioni o eventuali conflitti istituzionali relativi a un progetto infrastrutturale, magari suggerendo soluzioni di modifica allo stesso studio di fattibilità prima che questo sia messo in gara. Questo a sua volta dovrebbe dare meno incertezza agli operatori privati circa il rischio di modifiche post gara.
La seconda novità del Dl Sviluppo (è un punto introdotto alla Camera) è che si stabilisce, aggiungendo un comma 2-bis all'articolo 153 del Codice, che lo studio di fattibilità può essere redatto da personale interno all'amministrazione solo se in possesso dei requisiti soggettivi necessari, altrimenti deve essere affidato all'esterno. Gli oneri connessi allo studio di fattibilità possono essere ricompresi nel quadro economico del progetto.

Contratto di disponibiità

La modifica inrtodotta alla Camera riguarda la ripartizione dei rischi sulla realizzazione dell'opera tra Pa e privati. E alleggerisce i rischi di costruzione per fatti non derivanti dall'attività delle imprese. Innanzitutto si stabilisce che «il contratto determina le modalità di ripartizione dei rischi tra le parti che possono comportare variazione dei corrispettivi sulla realizzazione o gestione dell'opera, derivanti dal sopravvenire di norme o provvedimenti cogenti di pubblica autorità». Si aggiunge poi una norma mirata a ridurre il carico di responsabilità in campo alle imprese, precisando che «salvo diversa determinazione contrattuale» i rischi di natura amministrativa «derivanti da mancato o ritardato rilascio di autorizzazioni, pareri, nulla osta» sono a carico del soggetto aggiudicatore, quindi delle amministrazioni. L'altra precisazione sul contratto din disponibilità riguarda poi la possibilità che le amministrazioni affidino alle imprese «il ruolo di attività espropriante», come già ora accade coni general contractor.

Alloggi sociali
Tra le novità anche una norma che include gli alloggi sociali tra i fabbricati ammessi al ripristino dell'Iva sull'invenduto in caso di cessione oltre i cinque anni dalla costruzione «per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione».

Terremoto Abruzzo 2009
Approvato alla Camera anche l'emendamento governativo (Ministro Fabrizio Barca) che chiude dal 1° settembre la gestione commissariale (passando tutte le competenze ai Comuni e a due strutture tecniche, una per L'Aquila e una per gli altri Comuni) e punta a risolvere gli ultimi nodi rimasti aperti sulla ricostruzione del centro storico del capoluogo abruzzese. Lo Stato dunque coprirà al 100% le spese per la ricostruzione delle parti strutturali e comuni degli edifici del centro storico dell'Aquila, in qualunque situazione essi si trovino rispetto alle condizioni di prima casa, seconda casa, non residenziale.
Su quest'ultimo aspetto, le normative precedenti (le Opcm) già davano garanzia della copertura integrale delle spese di ricostruzione per le parti strutturali e comuni degli edifici, anche se nel complesso immobiliare ci fossero unità abitative non coperte da contributi (seconde case con proprietario che ha già avuto contributi per l'abitazione principale, terze case) o hanno tetti ai contributi (max 80mila euro per seconde case e unità non residenziali). Ma restavano alcuni rilevanti "buchi", situazioni non coperte, e in particolare:
1) edificio non abitativo (alberghi soprattutto), dove c'era comunque il tetto massimo di 80mila euro);
2) condomini dove nessuno aveva diritto a contributi (ad esempio tutte seconde case con proprietari già beneficiati dal contributo per la prima). In questi casi lo Stato nulla doveva, neanche per le parti strutturali.
Ora invece l'emendamento Barca chiarisce che la copertura integrale dello Stato per le spese di ricostruzione sulle parti strutturali e comuni (compresi elementi architettonici esterni) si applica in ogni caso, per tutti gli edifici del centro storico dell'Aquila.


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