Lavori Pubblici

Stella Richter: lo sportello unico è un passo avanti, ma resta il rischio inefficienza della Pa

Paolo Stella Richter*

La previsione di silenzio-rifiuto sugli immobili vincolati espone al pericolo di ricorsi al Tar. Giusto ampliare i casi di edilizia libera, ma bisognerebbe invertire la logica elencando in modo tassativo i casi di intervento soggetto a Scia e a permesso di costruire, facendo così rientrare nella categoria residuale dell'attività libera tutto ciò che non è previsto in tali due elencazioni

Il Testo unico dell'edilizia continua ad essere oggetto di modifiche, finalizzate a rendere più spedita l'attuazione degli interventi. Con l'ultimo emendamento formulato si propone di concentrare nello sportello unico per l'edilizia (e quindi nel Comune) tutti i rapporti del privato che intenda costruire, vietando espressamente che lo stesso possa rivolgersi direttamente a qualsiasi altra amministrazione e ottenere dalla stessa una qualsiasi risposta. Che questa si presenti per il privato come una grandissima agevolazione è fuor di dubbio: egli presenta infatti allo sportello unico la sua Scia o la sua domanda di permesso di costruire e di altro non deve preoccuparsi.

La realtà è però più complessa, perché resta pur sempre necessario l'esame delle altre amministrazioni competenti (genio civile per le opere di cemento armato, Soprintendenza regionale o statale rispettivamente per le zone soggette a vincolo paesaggistico o facenti parte del patrimonio storico-artistico, Vigili del Fuoco, Asl, ecc.). Spostando quindi l'onere di acquisizione di ogni altro provvedimento o parere dal privato al Comune non si elimina alcunché, ma ci si limita a sollevare il privato e ad aggravare il Comune.

Considerato lo stato della più parte delle amministrazioni comunali, anche in termini di qualità e quantità di risorse umane, e la loro già scarsa efficienza, temo che il rimedio finisca per rivelarsi peggiore del male.

La cosa è particolarmente preoccupante nell'ipotesi (prevista dal nuovo comma 10 dell'art. 9 del Testo unico) di immobile «sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione comunale», poiché la norma stabilisce in proposito espressamente che, in caso di mancata tempestiva acquisizione del «relativo assenso», «sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rifiuto». Non si richiedono particolari doti divinatorie per prevedere che nel 99 per cento dei casi l'interessato finirà per essere costretto a impugnare tale rifiuto, così aggravando inutilmente le sue spese e al tempo stesso il carico dei Tar.

Merita invece condivisione la norma che inserisce tra l'attività edilizia libera «le modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio di impresa, ovvero le modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa». E tuttavia non si capisce perché tale previsione non sia stata estesa anche agli immobili adibiti all'esercizio di arti e professioni o, meglio, a tutti indistintamente i semplici mutamenti d'uso degli immobili di qualsivoglia natura.

È comunque essenziale che si sia finalmente affrontato il vero tema, che non è quello dei procedimenti richiesti per gli interventi edilizi (Scia piuttosto che Dia, Dia piuttosto che permesso di costruire, richiesta rivolta solo allo sportello unico piuttosto che alle varie autorità competenti, ecc.), ma quello della normativa sostanziale che con la sua sterminata articolazione ostacola gli interventi stessi.

Oggi, com'é noto, la legge stabilisce un'elencazione tassativa dei casi di attività libera e dei casi soggetti a permesso di costruire, assoggettando ogni altro tipo di intervento alla scia (che rappresenta l'attuale categoria residuale). Per cominciare a incidere sulla sostanza del problema sarebbe già utilissimo stabilire quel che impone la logica più elementare e cioè che tassativi sono invece i casi di intervento soggetto a Scia e a permesso di costruire, facendo così rientrare nella categoria residuale dell'attività libera tutto ciò che non è previsto in tali due elencazioni.
È aumentando lo spazio dell'attività libera che si aiuta l'edilizia, non spostando competenze o mutando procedimenti.

*Presidente dell'Associazione Italiana di Diritto Urbanistico – Aidu


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