Lavori Pubblici

Responsabilità solidale, ancora un cambio: meno vincoli per l'appaltatore

E.T.

Dopo le modifiche portate dal decreto semplificazioni fiscali e quelle assestate dalla riforma del lavoro, la disciplina della responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore viene riorganizzata per l'ennesima volta. E, stavolta, viene rivista dal decreto sviluppo, con una formulazione decisamente più favorevole al committente.

Soprattutto la novità riguarda al'esclusione del mondo degli appalti pubblici dall'applicazione della regola. Restano fuori dunque le stazioni appaltanti come definite dall' articolo 3, comma 33 , e dall'articolo 32 del Codice dei contratti (Dlgs163/2006).

La nuova regola prevede che, in caso di appalto di opere o servizi, l'appaltatore risponde in solido con il subappaltatore di corrispettivi, ritenute fiscali dovute all'erario e Iva nell'ambito dei rapporti di subappalto. Ha, però, un modo per tirarsi fuori dai guai: la responsabilità viene meno se l'appaltatore verifica che tutti gli adempimenti in questione sono stati eseguiti dal subappaltatore.

Questa verifica potrebbe essere eccessivamente gravosa e potrebbe implicare un dispendio di tempo inutile per l'impresa. L'emendamento, allora, offre una scappatoia: all'appaltatore basta ottenere un'asseverazione di un centro di assistenza fiscale o di un commercialista. Ancora, se il subappaltatore non prova di aver effettuato tutti i versamenti, l'appaltatore può sospendere il pagamento dei corrispettivi per l'appalto. Un meccanismo simile a quello previsto per il committente. Anche lui, prima di pagare l'appaltatore, dovrà verificare che questi abbia raccolto tutta la documentazione che attesta gli avvenuti versamenti e avrà la facoltà di sospendere i pagamenti. Se non rispetta queste regole, il committente rischia una sanzione tra i 5mila e i 200mila euro.

Iva per cassa. Dal decreto sviluppo una boccata d'ossigeno per le piccole imprese. Le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno dato il via libera all'emendamento che consente alle società con un fatturato fino a 2 milioni (il precedente limite era di 200mila euro) di versare l'imposta sul valore aggiunto solo quando viene effettivamente incassata: un aiuto importante per le società che attendono i pagamenti della Pa, ma anche per i fornitori delle imprese che versano i corrispettivi con molto ritardo


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