Lavori Pubblici

Consulta: servono «reiterate trattative» con le Regioni per superare le divergenze

Alessandro Arona

La sentenza 179/2012 boccia le norme del Dl 78/2010 che modificavano l'articolo 14-quater della 241/1990, stabilendo un termine automatico di 30 giorni, dopo il quale il Consiglio dei ministri poteva deliberare

La Corte Costituzionale ha ribadito ancora una volta che nel campo delle infrastrutture, del governo del territorio e dei beni culturali e ambientali, materie che rientrano tra quelle a potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni, il Governo non può assumere decisioni unilaterali, senza aver prima esperito «idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze».
Nello specifico la Corte ha dichiarato incostituzionali le norme dell'articolo 49, comma 3 lettera b), del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (decreto Sviluppo), convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, norme sostitutive dell'articolo 14-quater comma 3 della legge 241/1990, nella parte in cui, nella deliberazione del Consiglio dei Ministri effettuata per superare un dissenso espresso da amministrazione preposta a tutela in Conferenza di servizi, si consente allo stesso Consiglio dei ministri di procedere anche senza l'intesa con la Regione interessata, qualora questa non sia raggiunta entro trenta giorni.

LA NORMA

Il "nuovo" comma 3 dell'art. 14-quater della legge n. 241 del 1990, introdotto dal Dl 78/2010, disciplinava il superamento del dissenso espresso da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità in sede di Conferenza di servizi, prevedendo che, a fronte di tale dissenso, «la questione, in attuazione e nel rispetto del principio di leale collaborazione e dell'articolo 120 della Costituzione, è rimessa dall'amministrazione procedente alla deliberazione del Consiglio dei ministri, che si pronuncia entro sessanta giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni e le Province autonome interessate, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale e una regionale o tra più amministrazioni regionali, ovvero previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali. Se l'intesa non è raggiunta nei successivi trenta giorni, la deliberazione del Consiglio dei Ministri può essere comunque adottata. Se il motivato dissenso è espresso da una Regione o da una Provincia autonoma in una delle materie di propria competenza, il Consiglio dei Ministri delibera in esercizio del proprio potere sostitutivo con la partecipazione dei Presidenti delle Regioni o delle Province autonome interessate».

LA SENTENZA

La Consulta ha accolto il ricorso presentato dalle Regioni Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Liguria e ha dichiarato incostuituzionali le norme in oggetto per violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione e del «principio di leale collaborazione».
La Corte costituzionale - ricorda la stessa sentenza - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di analoga norma statale che prevedeva un potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento dell'intesa, esercitabile decorsi trenta giorni dalla convocazione del primo incontro tra il Governo e la Regione o la Provincia autonoma interessata, affermando che «la previsione dell'intesa, imposta dal principio di leale collaborazione, implica che non sia legittima una norma contenente una "drastica previsione" della decisività della volontà di una sola parte, in caso di dissenso, ma che siano necessarie "idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze" (ex plurimis, sentenze n. 121 del 2010, n. 24 del 2007, n. 339 del 2005). Solo nell'ipotesi di ulteriore esito negativo di tali procedure mirate all'accordo, può essere rimessa al Governo una decisione unilaterale» (sentenza n. 165 del 2011), come nel caso relativo alla disciplina del procedimento di certificazione dei siti idonei all'insediamento degli impianti nucleari (sentenza n. 33 del 2011).
« Allorquando, invece - si legge nella sentenza 179/2012 - l'intervento unilaterale dello Stato viene prefigurato come mera conseguenza automatica del mancato raggiungimento dell'intesa, è violato il principio di leale collaborazione con conseguente sacrificio delle sfere di competenza regionale».
«Anche la norma oggi impugnata - si legge sempre nella sentenza - reca la «drastica previsione» della decisività della volontà di una sola parte, in caso di dissenso, posto che il Consiglio dei ministri delibera unilateralmente in materie di competenza regionale, allorquando, a seguito del dissenso espresso in conferenza dall'amministrazione regionale competente, non si raggiunga l'intesa con la Regione interessata nel termine dei successivi trenta giorni: non solo, infatti, il termine è così esiguo da rendere oltremodo complesso e difficoltoso lo svolgimento di una qualsivoglia trattativa, ma dal suo inutile decorso si fa automaticamente discendere l'attribuzione al Governo del potere di deliberare, senza che siano previste le necessarie «idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze» (come, peraltro, era invece previsto dall'art. 14-quater della legge n. 241 del 1990, nel testo previgente, come risultante dalle modifiche introdotte dalla legge n. 15 del 2005)».

Nel dispositivo, dunque, la Consulta (relatore Giuseppe Tesauro) «dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 49, comma 3, lettera b), del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nella parte in cui prevede che, in caso di dissenso espresso in sede di conferenza di servizi da una Regione o da una Provincia autonoma, in una delle materie di propria competenza, ove non sia stata raggiunta, entro il breve termine di trenta giorni, l'intesa, «il Consiglio dei ministri delibera in esercizio del proprio potere sostitutivo con la partecipazione dei Presidenti delle Regioni o delle Province autonome interessate».


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