Lavori Pubblici

Concessionarie, anticipato al 2014 l'obbligo di affidare con gara il 60%. Nasce il Comitato ministeriale Aree urbane

Alessandro Arona, Mauro Salerno, Giuseppe Latour

L'anticipo di un anno, promesso dal viceministro Mario Ciaccia ai costruttori, previsto da un emendamento approvato in commissione alla Camera. Modifiche anche al contratto di disponibilità. Alloggi sociali inclusi nel ripristino Iva sull'Invenduto. Per rafforzare il PIano Città nasce il Comitato interministeriale per le Aree Urbane

Nasce il comitato interministeriale per le politiche urbane. È quanto prevede un emendamento al ddl di conversione in legge del decreto legge sviluppo (Dl 83/2012) approvato, con il parere favorevole di Governo e relatori, dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Il comitato verrà istituito a Palazzo Chigi, sarà presieduto dal presidente del Consiglio e avrà il compito di coordinare le politiche urbane delle amministrazioni centrali «e di concertarle con le Regioni e con le autonomie locali, nella prospettiva della crescita, dell'inclusione sociale e della coesione territoriale». Le novità più rilevanti per l'edilizia sono però arrivate ieri, con l'anticipo al 2014 della norma che alza dal 40 al 60% la quota di lavori da appaltare a terzi da parte dei concessionari autostradali.

I lavori delle concessionarie.
Il viceministro alla e Infrastrutture Mario Ciaccia l'aveva promesso ai costruttori parlando all'assemblea dell'Ance di venerdì 13 luglio. Ora arriva la conferma dal Parlamento. L'obbligo di affidare a terzi il 60% dei lavori promossi dalle concessionarie autostradali sarà anticipato di un anno e scatterà nel 2014, invece che nel 2015. Lo prevede un emendamento al decreto Sviluppo - il Dl 83/2012 - approvato dalle Commissioni riunite Finanza e Attività produttive della Camera.

L'emendamento modifica l'articolo 4 del decreto - che intervenendo sull'articolo 51 del decreto Liberalizzazioni (Dl 1/2012) - finisce per correggere il Codice appalti (Dlgs 163/2016). La novità non riguarda l'entità degli appalti da affidare all'esterno - innalzata dal 40 al 60% con due modifiche apportate in pochi mesi - ma l'entrata in vigore della misura che ora viene stabilita al 1° gennaio 2014.

Un passaggio che rischia di innescare nuove polemiche tra concessionarie autostradali e imprese. All'indomani dell'approvazione del decreto sviluppo, infatti, il presidente del'Aiscat Fabrizio Palenzona (presidente uscente di Impregilo) aveva criticato duramente la scelta di innalzare ancora (dal 50% al 60%) la quota di lavori da appaltare obbligatoriamente all'esterno. Paventando anche il rischio dello slittamento di un anno di oltre un miliardo di investimenti per l'ammodernamento delle autostrade a causa dell'entrata in vigore della nuova normativa, mirata ad aprire anche alle piccole e medie imprese la porta dei grandi cantieri infrastrutturali.

Tema da sempre al centro degli obiettivi dei costruttori. Non a caso il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti all'assemblea della settimana scorsa aveva chiesto di alzare da subito al 100% la quota lavori da affidare a terzi. Attaccando anche la scelta di affidare molti cantieri a general contractor (leggi qui ).

False partite Iva
. Cambiano ancora le regole sulle false partite Iva. I requisiti relativi ai livelli minimi di reddito e al periodo di lavoro presso un committente unico dovranno essere valutati su base biennale e non più su un solo anno, come originariamente prevedeva la riforma varata a fine giugno e proposta dal ministro del Welfare Elsa Fornero.
Alla luce di questa novità, i titolari di partita Iva saranno considerati collaboratori coordinati e continuativi, salvo prova contraria del datore di lavoro, se si verificano almeno due di queste tre condizioni: collaborazione che dura almeno otto mesi nell'arco di un anno per almeno due anni consecutivi; reddito che per almeno l'80% arriva da un solo committente per almeno due anni consecutivi; postazione fissa di lavoro presso la sede del committente.
Nessun cambiamento anche sulle condizioni che non fanno scattare l'obbligo di assunzione. Sono esclusi i titolari di partita Iva che svolgono prestazioni caratterizzate da competenze tecniche di grado elevato, quelli che hanno un reddito da lavoro autonomo superiore ai 18mila euro all'anno e quelli che svolgono prestazioni riferibili ad attività per le quali è richiesta l'iscrizione ad un ordine professionale. Si tratta, in sostanza, di norme che non si applicano al mondo dei progettisti ma che potrebbero trovare un utilizzo diffuso per i molti falsi autonomi che popolano i cantieri italiani.

Le altre modifiche al decreto sviluppo
. Oltre alle norme sugli affidamenti dei lavori delle concessionarie le commissioni hanno approvato altre modifiche al decreto sviluppo.

Tra queste un emendamento all'articolo 3 che autorizza a caricare sul quadro economico del progetto i costi per l'affidamento all'esterno degli studi di fattibilità di interventi in project financing e una integrazione all'articolo 4 sul contratto di disponibilità. In particolare, quest'ultima modifica riguarda la ripartizione dei rischi sulla realizzazione dell'opera tra Pa e privati.

L'emendamento stabilisce che «il contratto determina le modalità di ripartizione dei rischi tra le parti che possono comportare variazione dei corrispettivi sulla realizzazione o gestione dell'opera, derivanti dal sopravvenire di norme o provvedimenti cogenti di pubblica autorità». Si aggiunge poi una norma mirata a ridurre il carico di responsabilità in campo alle imprese, precisando che «salvo diversa determinazione contrattuale» i rischi di natura amministrativa «derivanti da mancato o ritardato rilascio di autorizzazioni, pareri, nulla osta» sono a carico del soggetto aggiudicatore, quindi delle amministrazioni. L'altra precisazione sul contratto din disponibilità riguarda poi la possibilità che le amministrazioni affidino alle imprese «il ruolo di attività espropriante», come già ora accade coni general contractor.

Tra gli altri emendamenti approvati anche una norma che include anche gli alloggi sociali tra i fabbricati ammessi al ripristino dell'Iva sull'invenduto in caso di cessione oltre i cinque anni dalla costruzione «per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione».

Approvato anche l'emendamento governativo (Ministro Fabrizio Barca) che chiude dal 1° settembre la gestione commissariale (passando tutte le competenze ai Comuni e a due strutture tecniche, una per L'Aquila e una per gli altri Comuni) e punta a risolvere gli ultimi nodi rimasti aperti sulla ricostruzione del centro storico del capoluogo abruzzese. Lo Stato dunque coprirà al 100% le spese per la ricostruzione delle parti strutturali e comuni degli edifici del centro storico dell'Aquila, in qualunque situazione essi si trovino rispetto alle condizioni di prima casa, seconda casa, non residenziale.
Su quest'ultimo aspetto, le normative precedenti (le Opcm) già davano garanzia della copertura integrale delle spese di ricostruzione per le parti strutturali e comuni degli edifici, anche se nel complesso immobiliare ci fossero unità abitative non coperte da contributi (seconde case con proprietario che ha già avuto contributi per l'abitazione principale, terze case) o hanno tetti ai contributi (max 80mila euro per seconde case e unità non residenziali). Ma restavano alcuni rilevanti "buchi", situazioni non coperte, e in particolare:
1) edificio non abitativo (alberghi soprattutto), dove c'era comunque il tetto massimo di 80mila euro);
2) condomini dove nessuno aveva diritto a contributi (ad esempio tutte seconde case con proprietari già beneficiati dal contributo per la prima). In questi casi lo Stato nulla doveva, neanche per le parti strutturali.
Ora invece l'emendamento Barca chiarisce che la copertura integrale dello Stato per le spese di ricostruzione sulle parti strutturali e comuni (compresi elementi architettonici esterni) si applica in ogni caso, per tutti gli edifici del centro storico dell'Aquila.


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