Lavori Pubblici

Codice antimafia, Ance: circoscrivere obblighi di tracciabilità e informative atipiche

G.La.

Ok alle linee generali del provvedimento. I dubbi riguardano le sanzioni legate agli obblighi di tracciabilità disposti in modo troppo generico e la reintroduzione delle informative antimafia basate su semplici elementi indiziari

Si è chiusa da poco l'audizione dell'Ance presso la commissione Giustizia della Camera sul decreto correttivo del Codice antimafia. È stato un colloquio breve, durante il quale i costruttori hanno approvato le linee generali del provvedimento, ma hanno seccamente bocciato due punti: le norme sulla tracciabilità e quelle sulla reintroduzione dell'informativa atipica.

Il passaggio più interessante viene dedicato alla questione della tracciabilità, sulla quale pochi giorni fa l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici aveva già puntato l'indice nel corso della sua audizione. Con il nuovo provvedimento, in sostanza, vengono ricomprese tra le fattispecie dalle quali il prefetto può desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa anche «le violazioni agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici, commesse con la condizione della reiterazione».

L'Ance condivide lo spirito del provvedimento, ma ne critica la forma. Redatta così, la norma su questo punto è eccessivamente generica e rischia di aprire a un abuso di sanzioni anche in casi di non particolare gravità. Magari la semplice dimenticanza di un Cig. «Invero – ricorda la relazione - gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari previsti dall'articolo 3 della legge n. 136/2010 non hanno tutti la medesima rilevanza, tant'è che l'articolo 6 della stessa legge prevede le sanzioni pecuniarie, di tipo amministrativo, per la violazione di tali obblighi, graduandole secondo la gravità».

Insomma, non si può colpire tutti i comportamenti in maniera indiscriminata. «Occorrerebbe allora – spiega l'Ance - indicare con maggiore precisione quali violazioni, se reiterate, possano costituire indizio di infiltrazione malavitosa, limitando l'indicazione a quelle considerate dalla legge più gravi (transazioni finanziarie effettuate senza avvalersi di banche o società Poste italiane ovvero effettuate con strumenti di pagamento non idonei)».

Il secondo passaggio da rivedere è quello che riguarda le cosiddette «informative atipiche». Preoccupa molto la volontà di reintrodurle. Perché, anche in questo caso, potrebbe dare la stura ad abusi nei confronti delle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni. Le informative atipiche, infatti, «si basano su elementi puramente indiziari, prescindendo dalla sussistenza di un quadro completo e significativo dal quale possa dedursi, con ogni logica conseguenza, il tentativo di ingerenza della criminalità organizzata, elemento che, invece, deve caratterizzare le informazioni tipiche».

Il timore è che le amministrazioni, quando vengano a conoscenza di questi elementi indiziari da parte della prefettura, non possano fare altro che escludere l'impresa dalle gare o rescindere il contratto se la gara è già chiusa, anche in assenza di una condanna. «E' evidente – attacca l'Ance - che si tratta di un istituto che non presenta sufficienti garanzie per gli operatori economici che ne siano oggetto e che per di più si dimostra totalmente inefficace rispetto all'obiettivo di proteggere le imprese dalla penetrazione della malavita organizzata».


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