Lavori Pubblici

Per gli architetti i conti sono deludenti. Freyrie: «I compensi tornano a quelli di 25 anni fa»

Mauro Salerno

Gli architetti sono i primi professionisti ad aver stilato delle simulazioni in base ai nuovi criteri di calcolo fissati dal Dm in fase di iter. E i primi risultati sono deludenti.

Dopo il parere del Consiglio di Stato, la bozza di decreto ministeriale si è arricchita delle tabelle con parametri di calcolo degli onorari. Ed è scattata la corsa alle simulazioni per capire se i professionisti guadagnano o perdono con il nuovo regime in arrivo.

I primi ad arrivare al traguardo sono stati gli architetti. Il metodo sarà innovativo, ma il risultato lascia ancora dei dubbi ai professionisti della progettazione. I nuovi compensi - scarica qui il testo el decreto - faranno da riferimento non solo nei rapporti tra privati. Il decreto sviluppo (Dl 82/2012, all'articolo 5) stabilisce infatti sarà proprio questo provvedimento a guidare le stazioni appaltanti nella valutazione dei corrispettivi base nelle gare di progettazione.

Il Dm Giustizia acquisisce quindi un'importanza decisiva nel settore pubblico, dove la caccia alle commesse si combatte a colpi di ribassi, senza riferimenti precisi nella determinazione delle parcelle. Almeno quando a decidere è la pubblica amministrazione.

Ora il compenso professionale (CP) diventa il risultato di un calcolo che tiene conto del valore dell'opera da progettare (V) e di alcuni parametri come la complessità del progetto e la categoria dell'opera (G), la somma delle prestazioni da eseguire (dalla progettazione al collaudo, parametro Q) e di un parametro (P) relativo al costo finale dell'intervento.

«Adesso è chiaro - dice il presidente degli architetti Leopoldo Freyrie - che una parcella professionale è frutto di una valutazione complessa che non si può risolvere nel gioco della domanda e dell'offerta. Lo stesso edificio può avere lo stesso costo e diversi gradi di complessità a seconda che si trovi in zona paesaggistica o ad esempio in una zona sismica».

Per i progettisti i nuovi parametri «rappresentano meglio la realtà delle vecchie tariffe» che, derivando da una legge di metà Novecento (143/1949), tenevano conto ma solo del "pregio" degli edifici. «Seguendo quel metodo ancora oggi una casa popolare o un capannone industriale valgono meno di un villino - dice Freyrie -. Nessuno oggi però pensa che ideare un insediamento di social housing sia più semplice che progettare una villa».

Il risultato finale però non è quello atteso. Secondo le simulazioni effettuate dal Consiglio nazionale degli architetti applicando a un caso concreto i nuovi parametri si arriverebbe a un compenso inferiore alle tariffe di 25 anni fa. Il confronto si basa su un intervento-tipo per la progettazione di un edificio scolastico dal costo di 1,27 milioni. Eseguendo il calcolo sulla base degli onorari stabiliti dalla legge 143/1949, aggiornati per l'ultima volta nel 1987, si arriva a un corrispettivo finale di 140.878,34 euro, pari a circa l'11,09% dell'importo dei lavori.

Utilizzando invece i criteri precisati dal Dm 4 aprile 2001 per le gare pubbliche si arriva a un onorario di 162.796,29 euro. Con il nuovo decreto l'onorario scende fino a 134.665 euro. Il motivo? Il decreto non tiene conto delle spese, prima calcolate in percentuale fino al 60% dell'onorario. Di qui la sforbiciata. Resta anche la criticità legata al fatto che i compensi base dei progettisti potranno anche essere ulteriormente rivisti al ribasso (o al rialzo, ma l'ipotesi sembra poco realistica) dai giudici e dunque dalle stazioni appaltanti fino al 60%. Due aspetti su cui i progettisti sono intenzionati a dare battaglia. «Sicuro: chiederemo con forza delle modifiche», conclude Freyrie.


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