Lavori Pubblici

Ingegneri: Nuove «tariffe» in linea col passato ma va eliminata la possibilità di tagliare i compensi

Giuseppe Latour

Gli ingegneri hanno già pronte le modifiche al testo del Dm in discussione in questi giorni in Parlamento. Spunta l'ipotesi di un secondo dm Giustizia di concerto con le Infrastrutture sui valori da indicare a base d'asta

Emendamenti già pronti. Oltre all'analisi sull'impatto che avrà il decreto ministeriale sui parametri giudiziali, dietro le quinte i professionisti stanno portando avanti anche un altro lavoro, altrettanto importante: quello per approntare alcune proposte di modifica da girare alle commissioni parlamentari, che stanno analizzando in questi giorni il Dm.

Michele Lapenna, tesoriere del Consiglio nazionale degli ingegneri, sta seguendo la partita per il Cni e racconta quali saranno i contenuti della richiesta, avanzata dalla commissione paritetica che è stata messa insieme con gli architetti. «Anzitutto – racconta - ci saranno una serie di modifiche tecniche, senza particolare impatto sui contenuti, perché il decreto contiene diversi errori formali che vanno rivisti e corretti».

A queste si aggiungeranno due modifiche di tipo più sostanziale. La prima riguarda l'articolo 36, in materia di complessità della prestazione. «Qui si stabilisce – prosegue Lapenna – la possibilità di aumentare o diminuire il compenso fino al 60% in considerazione di una serie di parametri. Crediamo che l'articolo sia scritto in maniera poco chiara e che la regola, per come è posta, sia assurda. Per questo, deve restare solo la possibilità di aumentare ma non di abbattere i compensi».

In sostanza, dietro questo testo c'è il pericolo concreto che le stazioni appaltanti, per far fronte ai loro buchi di bilancio, ricorrano alla riduzione sistematica degli importi a base di gara: una riduzione indiscriminata sulla quale si deve agire immediatamente.

Ancora, sarà chiesta una modifica per la parte che riguarda le spese. «L'articolo 1 – dice ancora Lapenna – già prevede che le spese non siano ricomprese nel compenso e vengano liquidate a parte. Noi, però, vogliamo che questa prerogativa venga riconosciuta in maniera esplicita anche nel resto del testo. Già si sentono interpretazioni che parlano di taglio completo delle spese, che vorremo prevenire». Se fossero accolte queste due richieste, la partita dei progettisti sarebbe vinta. «A parte questi punti, ci sembra che il lavoro del ministero sia in linea con le vecchie tariffe».

Oltre agli emendamenti al Dm, poi, si giocherà anche la partita del decreto sviluppo. Qui resta da chiarire un aspetto dell'articolo 5, quello sui corrispettivi da porre a base di gara. In sostanza, la formulazione del provvedimento, per la parte che riguarda i servizi di progettazione, fa riferimento a un decreto da preparare «di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti».

«Secondo noi – spiega il direttore del Centro studi del Cni, Massimiliano Pittau – non si tratta dello stesso decreto sui parametri giudiziali, ma di un nuovo testo ancora da preparare».

Un'interpretazione accreditata anche dagli architetti che potrebbe aprire scenari finora inesplorati: se fosse quella corretta il Dm preparato dal ministero della Giustizia fungerebbe solo come primo riferimento per la materia dei compensi da porre a base di gara.


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