Lavori Pubblici

Boom della trattativa privata, grandi opere al ralenti: la relazione dell'Autorità

Mauro Salerno

A 10 anni dalla legge obiettivo è stata completata un'opera su tre. In un'opera su due si scatena il contenzioso a causa delle varianti, mentre quasi metà degli affidamenti di importo superiore a 150mila euro viene affidato a trattativa privata

Il boom della trattativa privata, i risultati altalenanti della legge obiettivo, il rischio di tracollo delle imprese a causa dei mancati pagamenti e di un mercato ridotto di oltre 4 miliardi nel giro di 12 mesi. E poi i costi delle varianti e del contenzioso - con il ricco mercato degli arbitrati che si traduce in un "bagno di sangue" per le amministrazioni condannate nel 97,5% dei casi - le bacchettate al sistema dei Grandi Eventi, con ordinanze in deroga al Codice prive dei caratteri di «eccezionalità e imprevedibilità», l'allungarsi dei tempi e dei costi di realizzazione delle opere con il fenomeno delle incompiute. C'è un analisi a 360 gradi dei vizi che affliggono il settore degli appalti pubblici nella relazione al parlamento presentata oggi alla Camera dal presidente dell'Autorità sui Contratti pubblici Sergio Santoro.

Il boom della trattativa privata. L'appalto senza gara è diventato la prassi per affidare un cantiere. Quasi la metà (il 48,1%) dei contratti di importo superiore a 150mila euro nel 2011 è stata affidata attraverso una procedura negoziata senza pubblicazione del bando. Si tratta di 8.877 cantieri per un importo medio di 403.095 euro e un valore complessivo di 3,6 miliardi di euro. Una tendenza che va a crescere nel tempo. L'anno scorso a trattativa privata senza bando era finito il 42,1% dei cantieri per un importo complessivo di 3,2 miliardi. «L'utlizzo di procedure negoziate senza bando - sottolinea l'Authority - ha avuto una forte accelerazione, tanto che questo tipo di procedura è diventata quella più frequentemente utilizzata (si è passati infatti da una frequenza del 7% nel 2008 al 37,6% nel 2011. E questo anche in relazione alle modifiche apportate dal Dl 70/2011» che ha innalzato la soglia massima delle trattativa privata da 500mila a un milione di euro.

La legge obiettivo
. A dieci anni dall'entrata in vigore della legge che avrebbe dovuto accelerare la realizzazione delle opere strategiche è stata completata un'opera su tre. Il problema segnala l'Authority è che il novero delle grandi opere nel tempo è esploso. Quante sono? Via Ripetta ne ha contate 189 suddivise in 565 lotti funzionali. I dati però riguardano solo 530 cantieri «perché i restanti 35 risultano corrispondenti a contratti rescissi, interrotti o sospesi». Di questi 182 lotti risultano conclusi (34,3%), 152 (28,7%) in progettazione, il resto in corso di esecuzione o di aggiudicazione. Il problema è che la legge, anche attraverso il ricorso ai general contractor, avrebbe dovuto assicurare «tempi e costi certi». Invece, rileva l'Autorità, «risulta una lentezza del procedimento, senza peraltro il riscontro di un effetto deflattivo del contenzioso in fase di esecuzione». Insomma opere al ralenti e richiesta di varianti come in tutti gli altri appalti. Ritardi, dice Santoro, imputabili «ai lunghi tempi di redazione della progettazione esecutiva da parte del contraente generale, che in alcuni casi ha comportato anche un incremento dei costi contrattuali».

Le varianti. Un'opera su due è colpita dalle varianti. Conseguenza? Lievitazione dei costi e contenzioso arbitrale. Tra i casi eccellenti la relazione si sofferma sulla Nuvola disegnata da Massimiliano Fuksas a Roma (che ha collezionato ben sei varianti), l'ospedale del Mare di Napoli (opera in stallo, con costi lievitati di oltre il 50% rispetto al progetto originario di 210 milioni), e l'auditorium di Isernia con costi quintuplicati da 11 a 55 milioni. In generale, il costo delle opere che nel 2011 hanno dato adito a contenziosi è lievitato del 27,52% per effetto delle riserve, in aumento rispetto al 22,6% rilevato nel 2010. Il record spetta alla Sicilia dove vanno incontro a variante il 77,3% dei progetti

Gli arbitrati. La soluzione non sono certo gli arbitrati. Per le amministrazioni anzi è un bagno di sangue. Nove volte su 10 vince l'impresa. Peggio: la Pa risulta soccombente nel 97,5% dei casi, se si includono anche i giudizi che danno torto almeno parzialmente alle stazioni appaltanti. vedremo cosa succederà quando si potranno misurare gli effetti della legge 106/2011 che ha stabilito un tetto del 20% alle riserve.


© RIPRODUZIONE RISERVATA