Lavori Pubblici

«Appalti e corruzione? Non generalizziamo»: la polemica Santoro-Giampaolino

Mau.S

ll nuovo presidente dell'Autorità dei contratti pubblici risponde al numero uno della Corte dei Conti (e suo predecessore a Via Ripetta) che aveva attribuito alla corruzione l'aumento del 40% dei costi delle opere. «Non ho mai visto un dato preciso sul fenomeno»

La corruzione? È un fenomeno molto grave, ma generalizzare è sempre sbagliato. E bisognerebbe evitare di legare questo fenomeno al mercato dei lavori pubblici, quasi fossero un binomio inscindibile. Non è così. Il settore i questo momento soffre molto di più per il problema dei mancati pagamenti che per eventuali forme di corruzione».

Sergio Santoro, presidente dell'Autorità, non si è lasciato pregare e non ha avuto paura della polemica nel commentare le parole del su predecessore al vertice dell'Authority di Via Ripetta, Luigi Giampaolino, ora presidente della Corte dei Conti. Solo qualche giorno fa Giampaolino, presentando la sua relazione annuale aveva denunciato con forza il fenomeno della corruzione negli appalti, attribuendo alla malversazione l'aumento del 40% del costo delle opere pubbliche. Santoro ha preso subito le distanze. «La corruzione è un reato molto grave che va contestato nella sedi proprie. Parlarne in generale serve solo a dare un'immagine negativa a un settore importante per l'economia generale del Paese e che invece in questo momento va difeso. Ovviamente non nego che la corruzione ci sia, ma non ho mai visto un dato statistico preciso, sul peso della corruzione negli appalti verificabile attraverso provvedimenti delle autorità competenti».

Eppure forse anche per questo non sono molte le imprese straniere che vengono a lavorare in Italia. «Quello è un altro problema - ha detto Santoro - e dipende dalla mancanza di tutela giudiziaria cui sono esposte le imprese costrette a sopportare tempi di giudizio molto lunghi». Per non parlare dei ritardati pagamenti. Le soluzioni messe in campo dal Governo sono «molto utili, ma non risolvono il problema alla radice». Tra le cause principali il patto di stabilità «che a differenza degli altri Paesi europei in Italia colpisce tanto gli impegni che i pagamenti». Accade così che «a impegni già presi non possano corrispondere i relativi pagamenti perché su questi ultimi si abbatte la scure del patto di stabilità».

Insomma una difesa a tutto campo di un settore (e delle imprese) tra i più colpiti dalla crisi. Giampaolino, presente alla presentazione della relazione di Santoro alla Camera, preferisce gettare acqua sul fuoco. Il dato era attendibile? «Proviene da documentazioni antimafia - la risposta con un mezzo sorriso - e comunque è in corso di accertamento».


© RIPRODUZIONE RISERVATA