Lavori Pubblici

Bandi di gara senza pubblicità sui giornali nel Dl sui tagli alla spesa

Mauro Salerno

Ancora modifiche al Codice nel secondo decreto sulla spending review che andrà all'esame del prossimo Consiglio dei ministri. Addio all'obbligo di pubblicità legale sui giornali e la possibilità per i piccoli Comuni di adempiere alla prescrizione di acquistare attraverso un'unica centrale di committenza affidandosi al mercato elettronico

Addio alla pubblicità legale con l'estratto dei bandi di gara sui giornali. La cancellazione dell'obbligo di pubblicare gli avvisi relativi agli appalti pubblici su quotidiani a tiratura nazionale e locale è prevista nel secondo decreto sui tagli alla spesa pubblica (la cosiddetta spending review, con un primo decreto già in sede di conversione in Parlamento) che sarà esaminato nel prossimo Consiglio dei ministri. Lo schema di decreto punta a sopprimere il secondo periodo dell'articolo 66, comma 7 del Codice (Dlgs 163/2006) che impone la pubblicazione dei bandi «per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale nel luogo ove si eseguono i contratti». Non è la prima volta che questa misura - pensata per ridurre le spese sostenute dalle amministrazioni per la pubblicazione - viene presentata suscitando le proteste della Fieg, la Federazione che riunisce gli editori italiani.

Oltre all'abrogazione di una parte dell'articolo 66, la bozza di provvedimento contiene un'altra modifica al Codice. Questa volta si tratta di un'integrazione al comma 3 bis dell'articolo 33. L'obiettivo è superare le difficoltà di aggregazione dei piccoli Comuni al di sotto dei 5mila abitanti), obbligati dal Codice a cercare forme di aggregazione per affidare i contratti pubblici. La novità riguarda la possibilità per gli enti locali di adempiere all'obbligo di affidare attraverso «un'unica centrale di committenza l'acquisizione di lavori, servizi e forniture nell'ambito delle unioni dei comuni, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici» utilizzando il mercato elettronico, gestito da centrali di committenza, tra cui anche la Consip.


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