Lavori Pubblici

Società professionali, stop alla partecipazione multipla per i «soci investitori»

Mauro Salerno

Un punto a favore di architetti e ingegneri che però contestano l'obbligo di iscrizione a un solo albo e la «concorrenza sleale» delle società di ingegneria

L'impossibilità di partecipare a più società varrà anche per i soci investitori e non solo per i professionisti. È questa la novità più rilevante che emerge dalla bozza di decreto ministeriale destinato a regolamentare le nuove società professionali.

Un punto a favore di architetti e ingegneri che vedevano nella (temuta) contemporanea partecipazione di soci di capitale a più società professionali – composte evidentemente da soggetti più deboli da un punto di vista della capacità economica – il rischio di una «colonizzazione» del mercato della progettazione.
Pericolo scampato, sottolineano adesso in coro e con soddisfazione architetti e ingegneri. Nel punto in cui tratta delle incompatibilità, all'articolo 6, il regolamento, infatti, non fa differenze tra il «socio professionista» e il «socio per finalità di investimento», limitandosi a ribadire che l'incompatibilità determinata dalla partecipazione a più società professionali (prevista dal comma 6 della legge 183/2011) «si determina anche nel caso della società multidisciplinare e si applica per tutta la durata dell'iscrizione della società all'Ordine di appartenenza».

Per le società multidisciplinari il regolamento prevede l'obbligo di iscrizione «all'Ordine o al Collegio professionale relativo all'attività individuata come prevalente nello statuto o nell'atto costitutivo». Un pasticcio, dicono i progettisti. «Immaginiamo uno studio con un architetto, un ingegnere e un agronomo. Qual è l'attività prevalente? – dice il presidente degli architetti Leopoldo Freyrie –. L'iscrizione a un solo Ordine comporta dei problemi. Se la società è iscritta all'Ordine degli architetti e l'Ordine ne decide la cancellazione si finirà per punire tutti gli altri soci». Senza contare che la società potrebbe decidere di chiedere poi l'iscrizione a un altro Ordine. Altro aspetto delicato riguarderebbe il versamento dei contributi. «Se una società multidisciplinare svolge un'attività nel campo dell'ingegneria, mentre l'attività prevalente dichiarata è l'avvocatura – aggiunge Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri – è chiaro che i contributi andrebbero versati alla Cassa degli ingegneri e non a quella degli avvocati. Eppure questo non sarebbe possibile».

Soluzione? «Bisognerebbe far iscrivere la società a tutti gli albi di cui fanno parte i soci». Gli ingegneri sollevano poi la questione del rapporto tra le nuove società professionali e le società di ingegneria già esistenti, in quanto previste dal codice dei contratti. «Da una parte – dice Zambrano – si crea un sistema di regole assoggettando alle regole deontologiche le nuove società tra professionisti, dall'altra si consente ancora la creazione di nuove società di ingegneria secondo le vecchie regole previste dal codice degli appalti che sfuggono invece all'obbligo di iscrizione a un albo». Insomma, per gli ingegneri si determinerebbe addirittura un problema di concorrenza con «sperequazioni inaccettabili nel trattamento giuridico di società riconducibili a una medesima tipologia»


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