Lavori Pubblici

Durc, arriva la compensazione con i mancati pagamenti della Pa

Giuseppe Latour

Il nuovo meccanismo previsto da un emendamento al decreto spending review approvato in commissione alla Camera: i debiti contributivi si potranno compensare con i pagamenti non saldati. L'importo vantato dall'impresa dovrà però essere certificato e di valore uguale o superiore alla cifra da versare

Recarsi all'Inps, all'Inail o in Cassa edile e, di fronte a qualche contributo ancora da versare, opporre la certificazione di un proprio credito verso la pubblica amministrazione. Ottenendo così il Durc senza sborsare un centesimo. È il nuovo meccanismo inserito nella legge di conversione del decreto sulla spending review, in discussione alla Camera. Che, in sostanza, allarga quanto il Governo aveva già previsto con i suoi decreti sulla certificazione dei crediti e le compensazioni, estendendo questi strumenti anche all'emissione del documento unico di regolarità contributiva.

Nel decreto varato dall'esecutivo in materia di compensazioni, infatti, non si parlava di Durc. Ma soltanto di debiti per tributi erariali, regionali e locali, «nonché per contributi assistenziali e previdenziali e per premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali». Una formulazione con qualche zona d'ombra che adesso la nuova legge, dopo l'approvazione alla Camera e il ritorno al Senato, è destinata a integrare.

La modifica è arrivata lunedì scorso, durante la discussione nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della legge di conversione del decreto, grazie a un emendamento a firma di Giulio Calvisi, deputato del Pd. Secondo il nuovo testo, il Durc «è rilasciato anche in presenza di una certificazione», ottenuta ai sensi del decreto legge n. 185 del 2008. Qui si disciplina lo strumento con il quale un'impresa che detiene un credito certo, liquido ed esigibile per un appalto può ottenere una certificazione, da portare in banca per un'operazione di cessione del credito o da usare per una compensazione.

A queste possibilità se ne aggiunge un'altra: l'impresa potrà ottenere, grazie al suo credito, il rilascio immediato del documento unico di regolarità contributiva. Il nuovo articolo 13-bis del decreto sulla spending review pone una sola condizione: i crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni dovranno essere «di importo almeno pari ai versamenti contributivi accertati e non ancora versati» da parte dell'imprenditore. Quindi, la compensazione dovrà estinguere interamente il debito contributivo o non potrà essere effettuata.

La novità potrebbe avere un impatto fortissimo nella vita quotidiana delle imprese. I debiti contributivi, anche di entità minima, sono ordinaria amministrazione per le aziende. E, spesso, condizionano la presenza sul mercato perché possono causare problemi nell'emissione del Durc. Per comprendere l'estensione del fenomeno, basti pensare che nel corso del 2011 sono stati emessi 4,1 milioni di Durc tra Inps, Inail e Casse edili. Queste ultime da sole hanno prodotto circa 900mila certificazioni.

Questo meccanismo così importante, però, non andrà a regime subito. Per conoscere in dettaglio le modalità di attuazione del nuovo strumento sarà necessario aspettare un decreto del ministero dell'Economia e delle finanze, preparato di concerto con il ministero del Lavoro, «da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione». Quindi, visto che la legge di conversione dovrà chiudere il suo percorso entro il prossimo 7 luglio, il decreto dovrebbe arrivare a inizio settembre.

Sempre che il testo non sia modificato ancora. Il voto finale in commissione ha fatto registrare una spaccatura inedita tra Pdl e Udc, che hanno dato il loro parere favorevole al provvedimento, e il Pd, che si è astenuto. Il capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio, Pierpaolo Baretta, ha fatto sapere che chiederà una «discussione approfondita» in Aula. E che, per questo motivo, non potrà garantire «un iter rapido» alla legge


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