Lavori Pubblici

La riforma del lavoro è legge: guida alle novità per le costruzioni

Giuseppe Latour

Contributo di licenziamento, responsabilità solidale, partite Iva, disoccupazione speciale: il vademecum per professionisti e imprese

Dopo quattro voti di fiducia e un percorso lampo alla Camera, la riforma del lavoro arriva a destinazione. Il testo appena approvato da Montecitorio riprende quello del Senato: a causa dei tempi stretti per il vertice europeo di fine settimana, non sono state possibili ulteriori modifiche. Anche se già si parla di qualche aggiustamento da portare nelle prossime settimane con i veicoli normativi attualmente in discussione in Parlamento.

Intanto, ecco il riepilogo delle principali misure per l'edilizia.

Stop alla disoccupazione speciale. Salta il contributo dello 0,80% a carico delle imprese edili per la disoccupazione speciale, che confluisce nella nuova assicurazione sociale per l'impiego (Aspi). E viene cancellato il regime di decantierizzazione che attualmente viene usato per le grandi opere e che al sud consente di avere un regime speciale di disoccupazione che dura fino a 27 mesi.

Più costi. Invariati i contributi per la cassa integrazione, che oggi sono pari al 5,2% per l'edilizia. Un contributo di circa 2,5 punti più pesante rispetto a quello dell'industria. Mentre sparisce la cassa in deroga. Un cambiamento pesante, visto che l'utilizzo di questo strumento in edilizia ha ormai superato i numeri della cassa integrazione straordinaria. I contratti non a tempo indeterminato sconteranno una contribuzione extra pari all'1,4%.

Partite Iva. La norma sulle partite Iva adotta una presunzione di rapporto continuato e continuativo (non subordinato) per quelle situazioni nelle quali ricorrano una serie di requisiti. Nella versione originale si parlava di collaborazione di almeno sei mesi, di corrispettivo derivante da quella collaborazione che portasse al "dipendente" almeno il 75% del suo fatturato, e di postazione presso il datore di lavoro. Adesso, nella versione definitiva, i limiti di azione della norma sono nettamente ristretti. Vengono elevati i requisiti: la durata della collaborazione sale da sei a otto mesi, l'incidenza sul fatturato dal 75% all'80%, e soprattutto la postazione dovrà essere «fissa». Ancora, la presunzione non opera se la prestazione è svolta da un soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo superiore ai 18mila euro all'anno. Ma soprattutto non ha valore per le «prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attività professionali per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione a un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi e detta specifici requisiti e condizioni». La ricognizione di quali siano queste attività è demandata a un apposito decreto del ministero del Lavoro, che arriverà entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge.

Contributo di licenziamento. Viene molto circoscritto il raggio d'azione del contributo di licenziamento, pari a mezza mensilità per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, da versare al momento dell'interruzione di un rapporto a tempo indeterminato, per causa diversa dalle dimissioni, a partire dal primo gennaio 2013. Una misura molto criticata dall'Ance che aveva stimato i suoi effetti tra i 500 e 1.500 euro per ogni lavoratore. Da sommare a tutti gli altri aggravi previsti dalla norma. La versione finale del provvedimento ha cambiato quell'impostazione, utilizzando un occhio di riguardo per le imprese di costruzioni. E ha previsto che per il periodo 2013-2015 il contributo non sarà dovuto in caso di «licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro». Soprattutto, non sarà dovuto alcun contributo in caso di interruzione del rapporto «per completamento attività e chiusura cantiere». La misura consentirà alle imprese di risparmiare 88 milioni di euro.

Responsabilità solidale. Viene ancora una volta modificata la disciplina della responsabilità solidale per i trattamenti retributivi negli appalti, sulla quale era già intervenuto il decreto semplificazioni. Resta confermata la regola che vede il committente imprenditore, l'appaltatore e il subappaltatore obbligati in solido verso i dipendenti entro due anni dalla cessazione dell'appalto. Ma vengono introdotte due novità. La prima è che i contratti collettivi di settore possono stabilire delle eccezioni a questo assetto stabilito dalla legge. La seconda è che il committente imprenditore, portato in giudizio dal dipendente, potrà chiedere che ci si rivalga prima sia sul patrimonio dell'appaltatore, come già stabilito dal Dl semplificazioni, che su quello del subappaltatore. In sostanza, il subappaltatore viene messo un gradino più avanti nella catena della responsabilità per retribuzione, liquidazioni e contributi


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