Lavori Pubblici

Ingegneri contro il Dm Tariffe: a questo punto erano meglio i criteri dell'Autorità

Giuseppe Latour

Troppa discrezionalità nel decidere il taglio dei compensi: con il 60% stabilito per decreto si andrebbe addirittura oltre la quota dei ribassi medi di gara che ora raggiungono il 40%. Pesano poi l'assenza dei rimborsi spesa e dei compensi per «vacazione». In controtendenza i geometri: sistema giusto

«Al posto di questo decreto, per la determinazione degli importi a base di gare avremmo preferito la determinazione dell'Autorità». A Massimiliano Pittau, direttore del centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, il meccanismo disegnato dal decreto ministeriale per la liquidazione dei compensi in via giudiziale non piace nemmeno un po'. In alternativa, gli ingegneri avrebbero preferito usare l'odiata determinazione n. 49 del 2012 dell'Avcp. Un testo criticatissimo da tutti i progettisti, perché disegnava un sistema troppo farraginoso. Ma che, almeno, aveva un merito oggettivo: faceva riferimento alle spese storiche delle stazioni appaltanti per la progettazione. E, per questo motivo, non rischiava di commettere sperequazioni eccessive.

Il decreto attualmente all'esame del Consiglio di Stato, invece, utilizza una filosofia completamente differente. «Si muove – dice Pittau - dando la più totale discrezionalità al giudice. Se facciamo riferimento alla sola questione dei compensi giudiziali, si vede che questo decreto è stato pensato per disincentivare il ricorso alla via giudiziaria da parte del progettista per ottenere il riconoscimento della propria prestazione». Questo approccio eccessivamente discrezionale, secondo il Cni, si trova in diversi passaggi. In primo luogo all'articolo 36, dove si dice che in considerazione "della natura dell'opera, del pregio della prestazione, dei risultati e dei vantaggi conseguiti dal cliente" il giudice può aumentare o diminuire il compenso di regola fino al 60 per cento. «E' una discrezionalità troppo ampia: si va addirittura oltre il limite dei ribassi medi, che attualmente è al 40 per cento. E poi la formulazione pare illogica, sembra quasi che la locuzione "o diminuire" sia stata aggiunta in un secondo momento».

C'è poi l'articolo 1 comma 6, dove si dice che "in nessun caso le soglie numeriche indicate» dal decreto sono vincolanti per la liquidazione stessa. «Ancora una volta troppa discrezionalità», prosegue Pittau. Mentre gli articoli 34 e 35, dove si danno indicazioni per la liquidazione del compenso e per la determinazione del costo dell'opera, «hanno qualcosa che non torna. L'articolo 35, addirittura, contiene un'espressione che non significa niente».
Infine, ci sono una serie di voci mancanti nel decreto. Non si parla di spese: «Queste potevano incidere anche intorno al 30 per cento; per i progettisti erano una voce molto importante». E non ci sono le cosiddette «vacazioni», da usare in tutti quei casi nei quali il compenso va determinato in base al numero di ore lavorate e non al valore dell'opera. «Anche in questo caso – spiega Pittau – si lascia molta discrezionalità. L'articolo 38 parla di liquidazione del compenso fatta tenendo conto dell'impegno del professionista e dell'importanza delle prestazione, alludendo al concetto di vacazione. Ma non dice chiaramente come si dovranno determinare in questo caso i compensi».

Insomma, l'applicazione di questi criteri per la determinazione degli importi a base di gara rischia di generare un effetto tremendo sul mercato. «Non sappiamo ancora quale sarà l'impatto pratico, visto che al momento non abbiamo le tabelle allegate al decreto», racconta Pittau. Ma una cosa è certa. «Di sicuro i compensi si abbasseranno. Tutto quanto viene lasciato nelle mani della stazione appaltante. E le stazioni appaltanti, di questi tempi, notoriamente non hanno molti soldi».

Rispetto a queste critiche i geometri vanno in controtendenza. «Abbiamo suggerito noi come articolare la determinazione dei compensi, adesso mi pare strano che qualcuno possa dolersene», spiega il presidente dei geometri Fausto Savoldi. Per la parte che riguarda il contenzioso, poi, c'è da fare anche un altro ragionamento. «Per i geometri le cause ci sono ma in forma estremamente limitata, perché i nostri clienti sono molto fidelizzati. L'utilizzo di questo decreto è del tutto residuale».

E anche sulla questione degli importi a base di gara c'è poco da dire. «Il Dm è un riferimento utile anche per determinare gli importi delle gare. Ripeto: l'algoritmo usato per calcolare l'onorario lo abbiamo proposto noi sulla base di certi criteri e ragionamenti. D'altronde, eliminando le tariffe il potere di decidere bisognerà pur lasciarlo a qualcuno». Per Savoldi il nuovo sistema non è poi così diverso da quello vecchio. «Le tariffe andavano da un minimo a un massimo. Alla discrezionalità del singolo professionista veniva lasciata la scelta del punto in cui collocarsi. Adesso la discrezionalità c'è ancora, ma è legata a una persona terza. Personalmente, mi sembra anche più giusto di prima».


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