Lavori Pubblici

Pronto il decreto con le nuove «tariffe»: addio al rimborso spese, possibili tagli fino al 60%

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Al Consiglio di stato il decreto del ministero della Giustizia che stabilisce i parametri che dovranno essere usati dai Rup per stabilire gli importi a base d'asta. Freyrie (architetti): con il taglio delle spese e la possibilità di ridurre gli onorari si rischia un passo indietro

Traguardo vicino per il decreto ministeriale che definisce i nuovi corrispettivi dovuti ai professionisti per la loro attività in sostituzione delle tariffe minime abrogate – anche come semplice parametro di riferimento – dal decreto legge 1/2002 sulle liberalizzazioni. Il provvedimento che, secondo quanto previsto dal decreto sviluppo, dovrà guidare i responsabili del procedimento verso la determinazione dei compensi professionali da porre a base delle gare di progettazione, si trova ora all'esame del Consiglio di Stato.

Invocato da architetti e ingegneri per porre fine «all'arbitrio» delle stazioni appaltanti nel calcolo degli onorari, il provvedimento contiene alcune novità suscettibili di generare un effetto boomerang per i progettisti che pure avevano partecipato alla stesura delle disposizioni relative alle professioni dell'area tecnica.

Ma andiamo per ordine. Rispetto alle vecchie tariffe, la bozza di decreto sfoltisce il lungo elenco di casi da tenere in considerazione per determinare i compensi degli onorari. Il compenso professionale (CP) diventa il risultato di un calcolo che tiene conto del valore dell'opera da progettare (V) e di alcuni parametri come la complessità del progetto e la categoria dell'opera (G), la somma delle prestazioni da eseguire (dalla progettazione al collaudo, parametro Q) e di un parametro (P) relativo al costo finale dell'intervento. I parametri della formula (CP: V*G *Q*P) sono stabiliti da alcune tabelle allegate al decreto. Il risultato, nelle aspettative dei progettisti che in una prima fase hanno collaborato alla stesura del decreto, avrebbe dovuto essere vicino alle tariffe calcolate sulla base del Dm 4 aprile 2001.

Invece, alla fine è arrivata la "doccia fredda". Dal decreto è infatti scomparso il rimborso aggiuntivo delle spese sostenute dai professionisti per svolgere le attività di progettazione: prima calcolate a piè di lista o più comunemente su base forfetaria fino a un massimo del 60% degli onorari. Risultato? In base alle prime simulazioni effettuate dal Consiglio nazionale degli architetti (clicca qui per scaricare le tabelle ) l'importo finale del compenso risulterebbe inferiore non solo alle tariffe calcolate sulla base del Dm Giustizia del 4 aprile 2001, ma anche della vecchia legge 143/1949, aggiornate l'ultima volta nel 1987. Non solo. «Ancora più pericolosa – commenta il presidente degli architetti italiani Leopoldo Freyrie – è l'indicazione secondo la quale il giudice potrà rivedere al ribasso (oltre che al rialzo) il compenso fino al 60%». Una clausola che permetterebbe anche ai Rup di ridurre dello stesso valore il compenso da porre a base di gara, al netto dei ribassi da chiedere con l'offerta ai progettisti.

Insomma, mentre da una parte si stabilisce un parametro certo – lamentano gli architetti – eliminando le spese e aggiungendo la possibilità del taglio dei compensi arriva a fare un passo indietro rispetto ai vecchi minimi che consentivano al massimo un taglio del 20% sul parametro di base.

Quando arriverà il decreto, andrà definitivamente in pensione, la delibera 49/2012 approvata dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che, in attesa dei nuovi parametri, invitava le stazioni appaltanti a calcolare i corrispettivi sulla base dei costi storici sostenuti dalle amministrazioni per saldare i progettisti in casi analoghi a quelli degli interventi da realizzare


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