Lavori Pubblici

Riforma delle professioni, un «No» netto dagli architetti. Il testo del Dpr

Giuseppe Latour

Freyrie: «Più che un tirocinio, in grado di garantire la capacità professionale, la nuova ipotesi di norma si configura come una vessazione in termini di tempi e costi»

«Esprimiamo la nostra ferma contrarietà alle norme che riguardano il tirocinio e i collegi disciplinari terzi». Il Consiglio nazionale degli architetti insorge contro il Dpr di riforma delle professioni, varato pochi giorni fa in prima lettura dal ministro della Giustizia Paola Severino. E, con una lettera firmata dal presidente Leopoldo Freyrie, chiede a gran voce che venga rivista una norma che il settore sta aspettando da anni.
Il Consiglio nazionale sottolinea che «più che un tirocinio, in grado di garantire la capacità professionale, la nuova ipotesi di norma si configura come una vessazione in termini di tempi e costi, del tutto contraria ai principi comunitari e allo spirito della legge che vuole regolamentare. Se l'intento è quello di diminuire gli iscritti ai nostri albi, il governo lo dichiari con chiarezza, ma ponendo le selezioni a monte dell'università, non a valle, quando un giovane ha già speso anni della sua vita e molti soldi per diventare un professionista».
Ancora, la lettera prosegue: «Quanto ai Collegi disciplinari come avevamo previsto con dotti pareri di costituzionalità, l'uso del Dpr ha fatto sì che per architetti, ingegneri, avvocati e altre professioni la norma non abbia la forza di cambiare il modello attuale, come ammesso nella relazione illustrativa del Dpr. Con la conseguenza che tutto rimarrà così com'è, senza le garanzie di terzietà del Collegio previste dalla legge e invocate in primis da noi. Peraltro il modello previsto per gli altri ordini è peggiore dell'attuale: scegliere i componenti del Collegio tra i primi non eletti ai Consigli degli ordini mischia impropriamente scelte "politiche" dell'elettorato con scelte che dovrebbero basarsi solo sull'esperienza e sull'equità dei candidati».

Insomma, la richiesta è di portare dei cambiamenti prima dell'approvazione definitiva in Consiglio dei ministri: «Dobbiamo purtroppo riscontrare come, dopo trent'anni di attesa della riforma, la responsabilità del governo rischi di essere quella di aver partorito un progetto assai sghembo e perciò dannoso allo sviluppo del Paese e a garantire ai cittadini servizi professionali efficienti ed etici».


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