Lavori Pubblici

Incentivi al recupero, «troppo poco tempo per il super bonus»: gli operatori chiedono modifiche in Parlamento

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Per Cna Impianti l'equiparazione tra 36% e 55% rischia di penalizzare gli interventi di risparmio energetico. L'Uncsaal (serramenti) teme addirittura l'affossamento del comparto. Fuori dal coro i distributori del ramo idro-termo sanitario: meglio fare poco, ma muovere il mercato

Non piace l'equiparazione del bonus per le ristrutturazioni a quello per la riqualificazione energetica. E non piace l'arco temporale del provvedimento, troppo ristretto, con il quale si "drogherà" il mercato per qualche mese senza creare un effetto stabile su cittadini e imprese. Il pacchetto dedicato dal decreto sviluppo all'edilizia residenziale, con la revisione del 55% e del 36%, raccoglie pochi consensi tra gli addetti ai lavori. E, nelle prime ore dopo il varo del provvedimento in Cdm, sono subito partite reazioni che viaggiano in una sola direzione: la modifica del testo in fase di conversione in parlamento.

«La montagna ha partorito il topolino», spiega Guido Pesaro, responsabile nazionale di Cna impianti. «Certo, va detto che è meglio questo provvedimento che restare scoperti. Però con questo assetto avremo un minimo di volano per il settore fino a metà 2013 e poi ci sarà di nuovo incertezza perché gli operatori continueranno a sperare in proroghe per il 55% e nuovi bonus superiori al 36% per le ristrutturazioni». La sensazione, cioé, è che cittadini e imprese si affanneranno per chiedere la Dia entro metà 2013 e poi si sprofonderà di nuovo nel baratro. «Mi sarei aspettato qualcosa in più – prosegue Pesaro – non dico di renderlo stabile, perché ci sono degli oggettivi problemi di copertura, ma allungare il potenziamento dei bonus per almeno tre anni sarebbe stato opportuno». E non piace l'appiattimento tra 55% e 36%, portati entrambi al 50%: «L'equiparazione potrebbe penalizzare la riqualificazione energetica».

Proprio questa equiparazione finisce nel mirino di Uncsaal, l'associazione confindustriale del comparto italiano dell'involucro edilizio. In una nota si spiega che «questa decisione significa di fatto un affossamento delle detrazioni del 55% con un conseguente gravissimo impatto negativo per il sistema Paese, per il comparto dei prodotti da costruzione».

«Un 55% prorogato per soli sei mesi con una aliquota depotenziata al 50% e poi ricondotto in un provvedimento generalizzato per l'edilizia con una aliquota al 36% non soddisferà nessuno degli obiettivi propri delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici», prosegue Uncsaal. Il 55% con questo assetto «non sarà determinante per il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico del Paese, non sostenendo adeguatamente singoli interventi praticabili per il risparmio energetico degli edifici». Ancora «non sarà determinante per invertire il gravissimo trend negativo che sta colpendo il comparto italiano dei prodotti da costruzione legati al risparmio energetico, non essendo una misura stabilizzata e anticiclica». Infine, non produrrà nemmeno nuove entrate per l'Erario perché, anzichè generare nuova domanda, porterà semplicemente i cittadini ad anticipare interventi che avevano già in animo. Insomma, servono modifiche: su tutte, la stabilizzazione del 55%, che non va ridimensionato.

Controcorrente la voce di Angaisa, che parla per voce del segretario generale Gianni Mari e del suo successore "in pectore", Corrado Oppizzi: «Si era creato per il settore dell'Its un momento di grande attendismo. Gli annunci di provvedimenti agevolativi fatti nelle ultime settimane avevano portato a una situazione di stallo. A questo punto è meglio fare poco ma muovere il mercato».

Secondo i calcoli di Angaisa, la sola variazione del 36% porterà 2 miliardi in più nel 2012 all'edilizia e almeno altrettanto per i primi sei mesi del 2013. E in parlamento, a questo punto, è meglio non modificare nulla. «Considerato l'effetto frenata portato da alcuni annunci intempestivi in passato, sarebbe deleterio tornare anche parzialmente indietro. Meglio a questo punto portarci a casa quel poco che c'è, però non creare ulteriore incertezza».

Dubbi arrivano invece dalla maggioranza, chiamata in parlamento a emendare il decreto. «Il dl sviluppo - spiega Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd – non coglie un'occasione importante. Lo sgravio per le ristrutturazioni edilizie a finalità energetica doveva essere reso permanente fin da subito ed esteso agli interventi per l'adeguamento alle norme antisismiche. Sono due evidenti priorità per il nostro paese. Tanto più che l'esperienza di questi anni dice con chiarezza che lo sgravio fiscale del 55% ha creato lavoro e prodotto gettito, oltre a ridurre il consumo di energia e le emissioni».

E anche gli accademici si schierano contro l'impostazione della misura. Andrea Masullo, direttore scientifico dell'associazione Greenaccord e ordinario dell'università di Camerino, spiega: «In un Paese come l'Italia in cui l'attenzione per l'edilizia di qualità è ancora una goccia nell'oceano di cemento che spesso deturpa i nostri territori, l'ipotesi di inserire nel decreto sviluppo una equiparazione, ai fini degli incentivi fiscali, fra gli interventi di ristrutturazione edilizia classici e quelli miranti a ridurre il consumo energetico degli edifici è a tutti gli effetti una scelta sorprendente». Questo perché rappresenta «un pericoloso passaggio dalla qualità alla quantità. Esattamente il contrario di ciò che in periodo di crisi una politica economica e industriale dovrebbe fare per aprire nuove prospettive di sviluppo duraturo e sostenibile».


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