Lavori Pubblici

Santoro: No a soluzioni ponte sul regolamento, per i certificati lavori serve una fase transitoria

G.Latour e M.Salerno

Intervista al presidente dell'Authority sui contratti pubblici: giusta la proroga di 180 giorni decisa dal Governo, ma per superare il problema delle «categorie variate» serve un periodo di transizione. In arrivo una segnalazione sulle cauzioni: non servono a fare cassa. La banca dati sulle imprese «sarà pronta a gennaio»

A decidere sarà il Consiglio. Però, certo, si tratta di un grosso problema, che va risolto subito». Sergio Santoro, presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di appalti, servizi e forniture, racconta in un'intervista esclusiva a «Edilizia e Territorio» i principali dossier sulla sua scrivania in questi giorni. Partendo da quello più attuale e scottante, la proroga del regolamento appalti. Rispetto alla quale si pone una questione urgente: come evitare l'uscita dal mercato alle imprese che si sono riattestate secondo le nuove categorie. Per trovare una scappatoia, allora, potrebbe arrivare una comunicazione dell'Authority al Governo.

Presidente, partiamo dalla proroga. Cosa ne pensa?
A questo punto era necessaria. Sul regolamento avevamo proposto delle soluzioni al ministero delle Infrastrutture senza ricevere risposta. Poi nelle ultime settimane sono circolate delle bozze di provvedimento difficilmente sostenibili.

Perché?
Perché le imprese e le stazioni appaltanti hanno bisogno di norme ben digerite, delle quali si conosca l'impatto. E l'Autorità ha bisogno di un periodo per adeguare i suoi strumenti alle nuove regole: abbiamo un casellario. Quando è arrivato il nuovo regolamento, lo abbiamo fatto nel giro di un paio di mesi. Adesso era impensabile cambiare tutto in corsa. E sarebbe difficile pensare di farlo durante il periodo estivo attraverso nuove regole inserite come emendamenti in Parlamento, trattando il decreto come un provvedimento ponte da far decadere, come pure si è ipotizzato.

Allora cosa bisogna fare?
A questo punto è meglio gestire la proroga e arrivare al suo termine con un quadro finalmente definito, sul quale ci siano state sperimentazioni. Intanto, però, bisogna risolvere qualche problema...

Quale?
Al decreto di proroga manca, diciamo così, il regime transitorio. Mi chiedo: cosa faranno quelle imprese che si sono riattestate secondo le nuove categorie, hanno speso dei soldi e adesso si trovano fuori dal mercato? A loro dobbiamo dare risposte.

Cosa farete per aiutarle?
Stiamo avendo dei colloqui con le Soa per analizzare il problema. Valuterò insieme al Consiglio l'opportunità di una comunicazione al Governo che ipotizzi una soluzione.

Ci sono altre segnalazioni in arrivo?
Sì. Invieremo a Governo e Parlamento una comunicazione sul tema della cauzione. Con il sistema attuale qualche stazione appaltante tende a creare dei bandi con qualche trappola, per poi incassare la cauzione. Cauzioni che, tra l'altro, sono a volte troppo alte e servono solo a fare cassa. Per carità, non sta a me tracciare nuove strade di contenzioso, però mi verrebbe da dire che anche la misura della cauzione spesso potrebbe essere sindacabile sotto il profilo dell'eccesso di potere.

E sui bandi tipo che novità ci sono?
Abbiamo quasi concluso la preparazione del bando quadro. Ci saranno novità nel giro di pochi giorni.

Tornando al mercato, la questione del regolamento richiama un problema generale. Troppe modifiche normative – il Codice ne ha subite circa 100 negli ultimi 12 mesi – non disturbano?

Certamente sì. Torno a quello che ho detto prima: le norme hanno bisogno di un periodo di sperimentazione, devono essere sottoposte a un'analisi di impatto. Cambiando in continuazione il Codice si destabilizzano le imprese e le stazioni appaltanti. Queste, ormai, aspettano il momento in cui si fermano le modifiche per pubblicare i loro bandi.

Tra le novità dell'ultimo periodo c'è la banca dati dei contratti pubblici. A che punto siete ?
Stiamo organizzando un centro servizi che organizzerà i dati e stiamo incontrando gli enti che tengono le banche dati con le quali dovremo collegarci. Si tratta di riunioni tecniche per risolvere problemi di ordine pratico, tra gli altri, con agenzia delle Entrate, ministero della Giustizia, Difesa, ma anche con Inail, Inps e Casse edili. Per fare un esempio, in questa fase c'è il problema delle modalità con le quali queste amministrazioni detengono i loro dati. In pratica, alcuni requisiti sono in formato cartaceo e vanno digitalizzati.

I dati del vostro osservatorio rientreranno nella banca dati?
Certamente sì. Anche se c'è da valutare il problema degli osservatori regionali. In alcuni casi non sono particolarmente solleciti nel comunicarci i dati, e questo per la banca dati può essere un problema.

Saranno inclusi i certificati antimafia?
Sicuramente sì. In questo senso, sappiamo che il ministero dell'Interno è molto avanti con la sua banca dati delle certificazioni: ci collegheremo a quella.

Riuscirete a chiudere tutto per inizio 2013, come previsto dal decreto semplificazioni?
Certo. Dovremo emettere una delibera sull'argomento, poi faremo un periodo di sperimentazione a fine anno e saremo pronti. E c'è da dire, in ogni caso, che siamo tranquilli perché è prevista una norma di salvaguardia, secondo la quale se gli elementi che provano i requisiti non sono presenti nella banca dati si dovrà comunque far riferimento all'amministrazione che detiene il dato. È prevedibile che ci sarà qualche buco anche perché i dati sono tantissimi e mentre sul settore dei lavori pubblici abbiamo certezze, nel campo dei servizi e delle forniture non esiste neppure un'anagrafica degli operatori.

Le Soa chiedono di estendere il loro ruolo di qualificatori dei lavori pubblici anche a servizi e forniture. Posizione dell'Autorità?
È questione che compete al Parlamento. Mi sento solo di dire che una modifica di tale portata dovrebbe essere subordinata a una dimostrazione analitica dei vantaggi che può creare al mercato. Ma sarebbe importante che, a prescindere dai soggetti in campo, per servizi e forniture si stabilisse un quadro di regole simile a quello dei lavori pubblici.

Infine, parliamo del vostro bilancio. A cosa si deve l'aumento del 66% della voce del costo del personale tra il 2009 e il 2011?
Va precisato che l'incremento in questione non è del 66,8 per cento. La corretta lettura dei dati riferisce di un risultato del tutto in linea con l'attività svolta. Le spese complessive per il personale nel 2011 ammontavano a 33,5 milioni contro i 27,6 del 2009. L'aumento quindi s'è limitato al 21,4% ed è oltretutto dovuto esclusivamente al completamento della pianta organica e non all'aumento degli stipendi, che sono stati bloccati fino al 2014


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