Lavori Pubblici

Niente certificazione del credito per i professionisti

Giuseppe Latour

Accantonato al Senato un emendamento che esplicitamente disciplinava le modalità di certificazione da parte delle partite Iva, creando una procedura ad hoc

Dubbi tra i professionisti sulla certificazione dei crediti. Non tutti concordano con l'interpretazione data dal relatore del decreto sulla spending review sulla norma che allargherebbe il meccanismo creato per le imprese anche alle partite Iva. Secondo molti, infatti, la legge di conversione lascerebbe le cose come sono attualmente. Precludendo, di fatto, la strada alla certificazione dei crediti acquisiti grazie ai servizi di progettazione.
Ma partiamo dall'inizio della vicenda. La legge di conversione del decreto sulla spending review, nel primo passaggio al Senato, ha introdotto all'articolo 13-bis una serie di novità in materia di certificazione dei crediti, come ad esempio la possibilità di certificare anche per le Regioni con i conti in rosso a causa dei debiti sanitari. Tra queste non compare alcun riferimento esplicito ai professionisti.

Il relatore del provvedimento a Palazzo Madama, Gilberto Pichetto Fratin, subito dopo l'approvazione ha però sostenuto che le nuove regole avrebbero dato la possibilità di applicare il meccanismo della certificazione anche ai professionisti. «Le norme sulla certificazione dei crediti – spiega – non specificano chi è il soggetto creditore, per cui nella somministrazione dei servizi è possibile che siano ricompresi anche i professionisti». Una lettura "estensiva" delle norme che farebbe un grosso favore ai professionisti.
Su questa interpretazione, però, c'è più di una perplessità. «A noi, stando a una prima lettura, è sembrata una bufala», spiega senza andare per il sottile un tecnico. A guardare le norme sembrerebbe di potergli dare ragione, almeno nella sostanza. Il decreto sulla spending review, infatti, non contiene riferimenti nemmeno alla generica somministrazione di servizi. Di somministrazione, invece, si parla nella norma che il Dl va a modificare: il decreto 185/2008. Questo provvedimento, però, nella parte in cui si fa riferimento alla somministrazione non viene modificato dalla nuova legge. Insomma, le regole che valevano prima della modifica valgono anche adesso, nella parte sui servizi, all'indomani del decreto sul dimagrimento della macchina pubblica. E per i professionisti non sembrano esserci molti margini per chiedere la certificazione.

Tant'è che, al Senato, è stato proposto un emendamento che esplicitamente disciplinava le modalità di certificazione dei crediti da parte delle partite Iva, creando una procedura ad hoc. Ma il testo, proposto da Stefano De Lillo (Pdl), è stato accantonato. E adesso il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie commenta: «In teoria sarebbe un bello strumento, ma abbiamo qualche dubbio sulla sua applicabilità reale». Di certo, ce ne sarebbe bisogno: secondo i calcoli del Cni, solo gli ingegneri avrebbero da certificare qualcosa come 100 milioni di crediti verso la Pa.


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