Lavori Pubblici

Con le white list imprese al riparo dagli obblighi antimafia - Stretta sugli arbitrati

Mauro Salerno

Un emendamento bipartisan alla Camera introduce l'elenco delle imprese «virtuose» presso le prefetture. Il ricorso alla procedure extragiudiziali possibile solo con atto motivato «dall'organo di governo della amministrazione»

Nel cammino tormentato del Ddl anti-corruzione alla Camera alla fine spunta l'approvazione delle white list delle imprese sicuramente al riparo da infiltrazioni mafiose. L'istituzione degli elenchi presso le prefetture è contenuta in un emendamento identico nei contenuti presentato da Pdl, Udc e Fli e votato anche dal Pd.

La norma bipartisan istituisce presso le prefetture l'elenco delle imprese «virtuose» per le quali non sarà più richiesta l'informativa antimafia «per l'esercizio della relativa attività». Alla prefettura è poi affidato il compito di effettuare verifiche periodiche «sulla perdurante insussistenza dei rischi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata e, in caso di esito negativo, dispone la cancellazione dell'impresa dall'elenco».

La norma individua poi in maniera circostanziata le attività da assoggettare al controllo della prefettura, in quanto considerate «maggiormente esposte al rischio di infiltrazione». Si tratta soprattutto di servizi e forniture che ruotano intorno alle cave e agli inerti (si veda anche l'elenco riportato sopra) e a tutti quei tipi di materiali che i costruttori devono gioco-forza procurarsi sul luogo. Non solo. La norma prevede l'obbligo per le imprese iscritte di comunicare alle prefetture qualsiasi variazione dell'assetto proprietario e dei propri organi sociali entro 30 giorni dalla data di modifica, pena la cancellazione dall'iscrizione.

Va detto però che l'elenco non sarà immediatamente operativo. I criteri per l'istituzione delle white list sono infatti demandati a un decreto interministeriale (nella forma di un Dpcm) da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Fino ad allora continueranno ad applicarsi le vecchie regole.

L'introduzione delle white list non è l'unica novità introdotta nel Ddl anticorruzione, al vaglio della Camera, che ne riprenderà l'esame questa settimana dopo lo stop imposto per trovare una mediazione tra partiti e Governo sugli incarichi dei magistrati fuori ruolo. Tra gli emendamenti approvati la scorsa settimana arriva una nuova modifica al codice appalti (comma 1, articolo 241) in tema di arbitrati.

L'emendamento prevede la nullità dei ricorsi all'arbitrato nelle procedure che coinvolgono amministrazioni o aziende pubbliche, se il ricorso alla procedura extragiudiziale non è stato prima autorizzato con atto motivato «dall'organo di governo della amministrazione». La norma si applica a ogni fornitura o appalto che prevede l'uso di fondi pubblici e impone un tetto ai compensi dei dirigenti pubblici per l'attività arbitrale.

L'emendamento è il frutto di una mediazione della relatrice del provvedimento Jole Santelli (Pdl), dopo la bocciatura in Aula di un emendamento, ritirato dal Pd e fatto proprio dall'Idv che introduceva un divieto più radicale del ricorso agli arbitrati nei conflitti tra privati e pubblica amministrazione


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