Lavori Pubblici

Subito gli interventi sui capannoni - Ruolo centrale a progettisti e titolari delle imprese

Fabiana Calsolaro e Giuseppe Latour

In Gazzetta Ufficiale il Dl 74/2012: per i lavori di ripristino dell'agibilità sismica si può partire subito, i documenti entro 60 giorni. Critici gli imprenditori: norme troppo rigide per chi non ha subito danni. Il provvedimento quantifica in 2,5 miliardi le risorse certe

Subito controlli per certificare (e se serve raggiungere) l'agibilità sismica, necessaria ai fini della riapertura delle attività produttive,ma massima semplificazione nelle procedure autorizzative di inizio lavori e (eventuale) delocalizzazione delle attività. È il compromesso che concilierà la garanzia della sicurezza e la rapidità della ripresa delle attività produttive nelle zone di Emilia, Lombardia e Veneto colpite dal sisma del 20 e 29 maggio scorsi.
Il decreto legge post-terremoto, n. 74 del 6 giugno (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 131 del 7 giugno, clicca qui per scaricare il testo ), nomina subito i presidenti delle Regioni commissari delegati e chiarisce alcune questioni post-terremoto tra le più urgenti.

Poteri e fondi. Spetta da subito ai presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, nominati Commissari delegati, il compito di coordinare la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma e la responsabilità di stabilire, «sulla base dei danni effettivamente verificatisi», «priorità, modalità e percentuali entro le quali possono essere concessi contributi nel limite delle risorse allo scopo finalizzate».

Le risorse sono quelle del Fondo per la ricostruzione (articolo 2 del decreto legge), quantificate per ora, dallo stesso Dl, in 2,5 miliardi di euro certi (500 milioni di euro dall'aumento dell'accisa sulla benzina e 1 miliardo per ciascuno degli anni 2013 e 2014 mediante riduzione lineare delle voci di spesa statale). Da definire, invece, le somme derivanti dalla riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti politici (dovrebbero comunque essere 91 milioni di euro, se verrà confermato il Ddl approvato alla camera il 23 maggio) e soprattutto le risorse eventualmente provenienti dal Fondo di solidarietà Ue.

La ripartizione del fondo di cui all'articolo 2 verrà definita su proposta dei presidenti di Regione di concerto con il ministero dell'Economia (articolo 2).
Resta da chiarire come le Regioni potranno stabilire le regole e spalmare i contributi viste due incognite fondamentali: le risorse effettivamente disponibili e l'ammontare effettivo dei danni, che verrà quantificato in maniera certa solo nel tempo. Tuttavia, anche se il quadro non è completo, il presidente dell'Emilia Romagna, Vasco Errani, commenta positivamente il decreto: «È un primo importante passo nella direzione giusta – ha detto – perché ci consente di continuare il lavoro e aprire concretamente il discorso della ricostruzione».

Il decreto cambia completamente l'impostazione rispetto a quanto stabilito dopo il sisma del 2009 all'Aquila già con il primo decreto legge, in cui era evidente una forte centralizzazione in capo al Governo e che stabilì da subito le linee guida fondamentali (copertura al 100% per la riparazione delle prime case, 80% per seconde case e attività produttive), e le prime risorse per 4 miliardi di euro, seguite dalle Opcm Berlusconi-Bertolaso.

Agibilità sismica e ripresa rapida. L'articolo 3 del decreto chiarisce l'ordinanza di Protezione civile n. 2 del 2 giugno che imponeva ai capannoni, anche non danneggiati, di «acquisire la certificazione di agibilità sismica» prima di riprendere l'attività. Norma che mal si sposava all'obiettivo della rapida ripresa economica, visto che la stragrande maggioranza dei capannoni è ante 2009, cioè precedente all'entrata in vigore delle norme antisismiche in Emilia. In sostanza servirà un livello di capacità di resistenza al sisma (per le Ag previste dalle mappe sismiche in quelle aree: 0,125-0,150) pari ad almeno il 60% di quello previsto per un capannone nuovo, costruito secondo la vigente normativa antisismica, per poter certificare l'agibilità degli edifici a destinazione produttiva (si veda il servizio qui a destra).

Se per raggiungere questo 60% serviranno interventi edilizi, l'articolo 3 comma 6 stabilisce che basterà comunicare ai Comuni l'avvio dei lavori edilizi e, solo entro 60 giorni dopo l'inizio dei lavori, bisognerà «presentare la documentazione per la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica e del titolo abilitativo edilizio nonché per la presentazione dell'istanza di autorizzazione sismica ovvero per il deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture».
Qualora per fare presto si scelga la delocalizzazione «in strutture esistenti e situate in prossimità delle aziende danneggiate», questa «è autorizzata previa autocertificazione del mantenimento dei requisiti e delle prescrizioni previsti nelle autorizzazioni ambientali», e le aziende possono partire subito e presentare la documentazione necessaria entro 180 giorni. Nessuna autorizzazione preventiva né l'onere di raccogliere subito documenti vari (tutto, però, sempre dietro responsabilità del progettista incaricato): due norme iensate per far ripartire subito l'economia.

Le perplessità degli imprenditori. Per il presidente di Confindustria Modena, Pietro Ferrari, però lle norme risulterebebro troppo rigide «per le imprese che non hanno subito danni» con il
terremoto. Ferrari,parla di «non poche perplessità in merito alla ripresa delle attività delle imprese». «Ovviamente - afferma il presidente di Confindustria Modena - non si mette in discussione l'obiettivo della massima sicurezza, che è sempre stato e continua a essere una
priorità assoluta per noi, ma si denota una rigidità ancora troppo forte e generalizzata nel punto in cui il decreto cerca di coniugare la sicurezza con la necessità di ridare fiato alle imprese.
In particolare - prosegue Ferrari - l'articolo 3 ha bisogno di essere modificato. Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che '"solo la nostra esperienza
sul campo" può dire se questo decreto funziona, ed è su questo punto che è essenziale intervenire». Confindustria Modena ha già elaborato una proposta di modifica che invierà alle sedi competenti. In una nota diramata oggi anche il presidente di le perplessità espresse da Ferrari

Immobili pubblici e macerie. I presidenti delle Regioni stabiliscono, sempre sulla base dei danni e nel limite delle risorse, le modalità di predisposizione e attuazione di un piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici a uso scolastico, strutture universitarie, caserme e immobili demaniali o di proprietà di enti ecclesiastici, di interesse storico-artistico (d'intesa con il Mibac).

I materiali derivanti dal crollo e dalle attività di demolizione sono classificati rifiuti urbani con codice Cer 20.03.99, solo però per il trasporto da effettuarsi verso gli impianti di stoccaggio provvisorio individuati nel decreto. Non rientrano in tale categoria i rifiuti contenenti amianto, che devono essere preventivamente rimossi (articolo 17).


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