Lavori Pubblici

Durc, in due circolari il vademecum per imprese e stazioni appaltanti

Giuseppe Latour

I documenti pubblicati dal ministero del Lavoro e dal ministero della Funzione pubblica sintetizzano le principali interpretazioni relative al documento unico di regolarità contributiva. Creando, nella sostanza, una sorte di breviario ad uso di imprese e stazioni appaltanti

Autocertificazione, emissione d'ufficio, dematerializzazione. Due circolari del ministero del Lavoro e di quello della Funzione pubblica fanno il punto in materia di Durc. E, nell'affrontare le ultime questioni, scaturite principalmente da una norma del decreto semplificazioni, sintetizzano anche le principali interpretazioni relative al documento unico di regolarità contributiva. Creando, nella sostanza, una sorte di breviario ad uso di imprese e stazioni appaltanti.

Ministero del Lavoro. La prima circolare (la n. 12/2012 del ministero del Lavoro ) fa anzitutto il punto sulle ultime pronunce. Ricorda quanto stabilito in materia di Casse edili non abilitate al rilascio del documento. Sintetizza le regole relative alla durata del documento nei lavori pubblici. E ribadisce che nei lavori pubblici le stazioni appaltanti sono tenute ad acquisire d'ufficio il documento.
A questo, poi, aggiunge quanto stabilito dal Dl n. 5/2012 (decreto semplificazioni), secondo il quale «nell'ambito dei lavori pubblici e privati dell'edilizia le amministrazioni pubbliche acquisiscono d'ufficio il Durc«. Va però chiarito, secondo il testo, che nell'ambito dei lavori privati in edilizia è comunque possibile richiedere il documento ai fini di un suo utilizzo nei rapporti tra privati. Questa regola viene prevista dal Dlgs n. 81/2008 all'articolo 90, comma 9, dove si richiede che il committente verifichi l'idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie, anche attraverso l'acquisizione del Durc. In questi casi, però, enti previdenziali e casse edili dovranno apporre la dicitura: «il presente certificato non può essere prodotto agli organi della Pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi».

La circolare, poi, affronta di nuovo la questione della possibilità di autocertificare il Durc: una possibilità che, secondo il ministero, non esiste con le attuali norme perché «la regolarità contributiva non può essere oggetto di sicura conoscenza» da parte di un privato. Detto questo, però, resta la possibilità di presentare una dichiarazione in luogo del Durc in alcune situazioni specifiche indicate dal legislatore. Ad esempio, nel caso previsto dall'articolo 4 comma 14 bis del Dl n. 70/2011, secondo il quale per il contratti di servizi e forniture fino a 20mila euro i contraenti possono produrre una dichiarazione sostitutiva.

Si parla poi di dematerializzazione del documento. La copia cartacea è costosa e non garantisce la certezza dei tempi. Per questo, dal primo luglio 2013 si procederà solo attraverso la Posta elettronica certificata: intanto Inps, Inail, Casse edili e imprese sono invitate ad attivarsi per diffondere il più possibile la Pec.

Ministero della Funzione pubblica. La seconda circolare (n. 6 del 2012 del ministero per la Pubblica amministrazione e la semplificazione ) parte invece dalla questione del decreto semplificazioni e dalla possibilità di chiedere il Durc nei lavori privati. Esclusa la possibilità di consegnare un Durc alle Pa, resta comunque la facoltà di «richiedere il rilascio del Durc da consegnare poi ad altro privato». Sul documento, però, andrà apposta la dicitura citata anche dal ministero del Lavoro.

Il ministero della Funzione pubblica conferma l'impostazione dell'altra circolare anche quando si parla di autocertificazione. E afferma che il Durc deve «sempre essere acquisito d'ufficio dalle amministrazioni procedenti, fatto salvo il caso in cui la specifica normativa di settore preveda la presentazione di una dichiarazione sostitutiva». In questo caso sarà la Pa a verificare la veridicità di quanto affermato dal privato.

Un passo in più viene compiuto sulla questione dell'acquisizione d'ufficio nei lavori pubblici. Questa deve avvenire in tempi rapidi, sia nella fase di gara che in quella successiva. Questo perché l'emissione del Durc è condizione necessaria per il pagamento degli stati di avanzamento lavori: eventuali ritardi, quindi, possono significare lungaggini nei pagamenti. Che, nelle ipotesi peggiori, potrebbero generare responsabilità erariale da parte del dipendente incaricato di chiedere il Durc agli istituti previdenziali e alla casse edili. In chiusura, come nell'altra circolare, il ministro Patroni Griffi invita le amministrazioni a utilizzare la posta elettronica certificata per l'emissione dei documenti.


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