Lavori Pubblici

Licenziamenti meno cari per i cantieri. Niente stretta sulle Partite Iva per i professionisti

Giuseppe Latour

Primo sì del Senato alla disegno di legge sulla riforma del Lavoro. Due le novità: professionisti definitivamente esclusi dalla stretta sulle Partite Iva e costi di licenziamento meno salati per le imprese di costruzione. Dopo le proteste dei costruttori il contributo non sarà dovuto in caso di interruzione del rapporto «per completamento attività e chiusura cantiere». Modifiche anche alla disciplina della responsabilità solidale tra committente imprenditore, appaltatore e subappaltatori

La riforma del lavoro completa il primo giro di boa. E, dopo essere stata spacchettata in quattro blocchi per altrettanti voti di fiducia, viene approvata dal Senato e passa alla Camera. La prima lettura consegna in uscita un testo che, nella sostanza, non si muove di molto rispetto a quello di entrata. Almeno nelle questioni di maggiore interesse per l'edilizia. Così ci sono pochi cambiamenti sia sul tema degli ammortizzatori sociali che sul costo del lavoro.
Mentre due cambiamenti importanti arrivano in materia di partite Iva e di contributo di licenziamento. Sul primo fronte, la versione uscita da Palazzo Madama esclude in maniera non più discutibile i progettisti dalla norma relativa alla stabilizzazione obbligatoria dei finti autonomi. Se la prima versione del disegno di legge lasciava spazio a interpretazioni, quest'ultima è molto più precisa.

Partite Iva. La norma, va ricordato, adotta una presunzione di rapporto continuato e continuativo (non subordinato) per quelle situazioni nelle quali ricorrano una serie di requisiti. Nella versione originale si parlava di collaborazione di almeno sei mesi, di corrispettivo derivante da quella collaborazione che portasse al «dipendente» almeno il 75% del suo fatturato, e di postazione presso il datore di lavoro.

Adesso, nella versione di uscita, i limiti di azione della norma sono nettamente ristretti. Vengono elevati i requisiti: la durata della collaborazione sale da sei a otto mesi, l'incidenza sul fatturato dal 75% all'80%, e soprattutto la postazione dovrà essere «fissa». Ancora, gli emendamenti approvati al Senato prevedono che la presunzione non operi quando la prestazione lavorativa «sia connotata da competenze tecniche di grado elevato acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività». Quindi, le prestazioni ad alto valore aggiunto escono dal perimetro della riforma. Ancora, la presunzione non opera se la prestazione è svolta da un soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo superiore ai 18mila euro all'anno.
Ma soprattutto si dice che «la presunzione non opera con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attività professionali per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione a un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi e detta specifici requisiti e condizioni». La ricognizione di quali siano queste attività è demandata a un apposito decreto del ministero del Lavoro, che arriverà entro tre mesi (non più dodici, come nella prima versione) dall'entrata in vigore della legge.

Contributo di licenziamento. Accanto a questa misura, viene molto circoscritto il raggio d'azione del contributo di licenziamento, pari a mezza mensilità per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, da versare al momento dell'interruzione di un rapporto a tempo indeterminato, per causa diversa dalle dimissioni, a partire dal primo gennaio 2013. Una misura molto criticata dall'Ance che aveva stimato i suoi effetti tra i 500 e 1.500 euro per ogni lavoratore. Da sommare a tutti gli altri aggravi previsti dalla norma.

La versione finale del provvedimento ha cambiato quell'impostazione, utilizzando un occhio di riguardo per le imprese di costruzioni. E ha previsto che per il periodo 2013-2015 il contributo non sarà dovuto in caso di «licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro». Soprattutto, non sarà dovuto alcun contributo in caso di interruzione del rapporto «per completamento attività e chiusura cantiere». La misura consentirà alle imprese di risparmiare 88 milioni di euro.

Responsabilità solidale. Infine, viene ancora una volta modificata la disciplina della responsabilità solidale per i trattamenti retributivi negli appalti, sulla quale era già intervenuto il decreto semplificazioni. Resta confermata la regola che vede il committente imprenditore, l'appaltatore e il subappaltatore obbligati in solido verso i dipendenti entro due anni dalla cessazione dell'appalto. Ma vengono introdotte due novità. La prima è che i contratti collettivi di settore possono stabilire delle eccezioni a questo assetto stabilito dalla legge. La seconda è che il committente imprenditore, portato in giudizio dal dipendente, potrà chiedere che ci si rivalga prima sia sul patrimonio dell'appaltatore, come già stabilito dal Dl semplificazioni, che su quello del subappaltatore. In sostanza, il subappaltatore viene messo un gradino più avanti nella catena della responsabilità per retribuzione, liquidazioni e contributi


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