Lavori Pubblici

Appalti, giro di vite sulla tracciabilità dei pagamenti con il primo sì al decreto antimafia

Mauro Salerno

Verifiche estese anche ai collegi sindacali, informativa antimafia valida 12 mesi: lo schema di decreto legislativo approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri anticipa di due anni l'entrata in vigore delle regole sulla documentazione antimafia contenute nel Dlgs 159/2011

Attenzione ai pagamenti in contanti o a dimenticare l'obbligo di inserire il Codice identificativo di gara (Cig) nei bonifici. La reiterata violazione dell'obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici in futuro sarà considerata un indizio del tentativo di infiltrazione mafiosa nell'impresa, mettendo a rischio la prosecuzione dei contratti e la possibilità di partecipare alle gare. È una delle novità contenute nello schema di decreto legislativo che modifica e integra il Dlgs 159/2011 approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri.

Il Governo accelera sulle norme antimafia, anticipando di circa due anni l'entrata in vigore della nuova disciplina che valorizza l'istituto dell'informativa prefettizia, ampliando l'elenco delle situazioni da cui si desume il tentativo di infiltrazione mafiosa nelle imprese. Ma non solo.

Lo schema di decreto legge applica il principio delle decertificazione ribadendo - come già previsto dal decreto semplificazioni (convertito dalla legge 35/2012) - che la documentazione antimafia non potrà più essere richiesta dai privati, ma dovrà essere reperita d'ufficio da Pa e stazioni appaltanti. Il decreto introduce, inoltre, una procedura di controllo sulle imprese straniere, anche senza una sede in Italia (applicando il modello seguito per la ricostruzione in Abruzzo e l'Expo di Milano), estende le verifiche antimafia ai componenti del collegio sindacale e degli organismi interni destinati a vigilare sul rispetto dei modelli comportamentali delle imprese.

Il decreto - che ora passa al vaglio del Parlamento prima del secondo passaggio in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva - imprime una forte accelerata all'entrata in vigore dalle nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia previste dal Libro II del Dlgs 159/2011 (articoli 82-95). Le nuove regole non entreranno più in vigore due anni dopo il regolamento attuativo, ma due mesi dopo l'entrata in vigore dello schema di decreto appena approvato da Palazzo Chigi. In pratica - e questa l'altra grande novità - per applicare le nuove, più restrittive regole, non bisognerà spettare l'attivazione della banca dati nazionale sulla documentazione antimafia. le prefetture continueranno a fare i controlli sfruttando l'accesso al Ced interforze e i collegamenti informatici con le Camere di Commercio. Con l'entrata in vigore del Codice sarà anche estesa la validità dell'informativa antimafia «liberatoria» che durerà un anno anziché sei mesi.

Tra le altre novità, il decreto estende l'obbligo della documentazione antimafia anche ai Gruppi di interesse europeo (Geie) e impone che le informazioni antimafia «interdittive» vengano sempre comunicate all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici oltre che all'Agenzia elle Entrate e all'Autorità Antitrust che ne terrà conto in funzione del «rating» che regolerà l'accesso al credito delle imprese.

Per le costruzioni la novità di maggiore impatto è pero, senza dubbio, la stretta sulla tracciabilità dei pagamenti. Seppure ammorbidita dalla previsione di violazioni reiterate, si tratta di un giro di vite che rischia di essere vissuto come un nuovo appesantimento dell'attività d'impresa.

Soddisfazione dai ministri dell'Interno, Annamaria Cancellieri, e della Giustizia, Paola Severino. «Siamo convinte - è il commento - che queste norme siano un importante strumento in più nella
lotta contro la mafia e contro la criminalità organizzata».


© RIPRODUZIONE RISERVATA