Lavori Pubblici

Protezione civile out dopo 100 giorni. Ricostruire? Toccherà alla Regione

Giuseppe Latour

Niente inteventi a tutto campo: la novità introdotta con il Dl 59/2012 che riordina i compiti del diparimento guidato da Franco Gabrielli. Senza una deroga ad hoc le pololazioni dell'Emilia Romagna rischiano di rimanere scoperte

Senza un decreto che deroghi alla normativa attualmente in vigore, le zone colpite dal terremoto si troveranno scoperte. Arriva direttamente dalla Protezione civile la conferma del vuoto nel quale rischiano di incappare le popolazioni colpite dal sisma tra sabato e domenica scorsa.

Il problema, come noto, nasce dal decreto n. 59 del 2012 di riforma della Protezione civile, appena varato dall'esecutivo. Qui si stabilisce un termine massimo per la durata dello stato di emergenza in seguito a una catastrofe naturale.

«Ed è la prima volta che accade», fanno notare dal Dipartimento di Palazzo Chigi. La durata, secondo il Dl, non potrà essere superiore ai 60 giorni e, in una fase successiva, non potrà essere prorogata oltre i 40 giorni. Cento giorni complessivi durante i quali il pallino è in mano alla Protezione civile, che può emanare le sue ordinanze. (clicca qui per scaricare la delibera )

Ma per fare cosa? «C'è una limitazione anche sul tipo di interventi che possono essere fatti: non si parla di ricostruzione», dicono dalla Protezione civile. Secondo la legge, infatti, «con le ordinanze si dispone esclusivamente in ordine all'organizzazione dei servizi di soccorso e assistenza ai soggetti colpiti dall'evento, nonché agli interventi provvisionali strettamente necessari alle prime necessità nei limiti delle risorse disponibili».

Quindi, stop agli interventi a tutto campo, indeterminati dal punto di vista temporale, come accaduto in Abruzzo. Da adesso in avanti, invece, si dovrà restare sul luogo del disastro per un arco di tempo limitato, allo scopo di prestare soccorso alle popolazioni e solo entro il perimetro di quanto stanziato dal governo. Le risorse disponibili per l'Emilia Romagna, secondo il decreto che dichiara lo stato di emergenza, per adesso sono appena 50 milioni di euro.

Ma cosa accade dopo i cento giorni, quando si chiude l'emergenza e parte la ricostruzione? «Dal 101esimo giorno – dicono ancora dal Dipartimento della presidenza del Consiglio dei ministri – non abbiamo più competenze». Almeno dieci giorni prima della scadenza del termine di cento giorni, il capo della Protezione civile dovrà emanare un'ordinanza che regoli il passaggio di consegne verso il soggetto deputato a gestire la seconda fase dell'emergenza: in questo caso la Regione. E, da quel momento, le competenze (e i relativi oneri) saranno tutte nelle sue mani. Un ruolo importante, in termini finanziari, dovrà avere la «tassa sulle disgrazie», il ricarico sulle accise della benzina che i governatori potranno imporre per finanziare le proprie emergenze.
In concreto, nel caso dell'Emilia Romagna l'unica speranza è affidata al decreto con il quale il governo fisserà le agevolazioni a favore delle aree terremotate.

Puntando, come annunciato dal premier Mario Monti, soprattutto sull'allentamento del patto di stabilità e sul rinvio della prima rata dell'Imu. In quella sede si potranno fissare deorghe alla procedura ordinaria e, eventualmente, un ruolo più pervasivo dell'amministrazione centrale. Anche a livello finanziario. Per il futuro, invece, i governatori dovranno certamente fare molto di più con le proprie forze.


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