Lavori Pubblici

Bonus ristrutturazioni dal 36 al 50% nel piano Infrastrutture per la crescita

Giorgio Santilli

Previsto un impatto pari a 350 milioni di investimenti aggiuntivi. Tra le altri misure incluse nel testo di 20 artcicoli anche il ripristino dell'Iva sugli immobili invenduti delle imprese

È cominciata nel Governo la discussione su come si debbano modificare gli incentivi alle ristrutturazioni edilizie e al risparmio energetico per la casa. Il ministero delle Infrastrutture è convinto che gli incentivi del 36% e del 55% possano costituire uno degli stimoli più forti e immediati alla crescita del comparto e del Paese. E propone – in un documento di 20 articoli con le norme a tutto campo per un «provvedimento di urgenza in materia di infrastrutture e trasporti» – una messa a regime di entrambi gli strumenti. Mentre il 55% sarebbe però rinnovato sostanzialmente com'è, per il 36% il ministero prevede un potenziamento, con innalzamento dell'aliquota (al 50%) e del tetto di spesa )da 48mila a 96mila euro).

Da questi strumenti e da quelli sul finanziamento privato di infrastrutture passa – per il ministero guidato da Corrado Passera e Mario Ciaccia – una fetta consistente della scommessa della crescita. Si tratta di una proposta da discutere ancora a fondo con il ministero dell'Economia. Ma accadrà in fretta, se si considera che le norme sono candidate a entrare nel decreto legge per lo sviluppo che il Governo vorrebbe varare in settimana.

Il ministero richiama, a supporto della propria posizione, una stima degli investimenti aggiuntivi attivabili pari a 350 milioni di euro: è il 30% della spesa aggiuntiva valutata dalla relazione al decreto Salva-Italia in 1.150 milioni per il periodo 1998-2006. Nella relazione il ministero spiega che la proposta è volta a «favorire interventi di ristrutturazione edilizia con lo scopo di incentivare la ripresa del mercato delle costruzioni che da sempre rappresenta uno dei comparti più importanti per la crescita del Pil nazionale». Dalla relazione tecnica si evince che nel 2013 la crescita degli investimenti comporterebbe un incremento di gettito di 47,3 miliardi, mentre il costo per lo Stato partirebbe dal 2014 con 82,4 milioni per salire a 580 nel 2015, 894 nel 2016 e 1.209 nel 2017.

La proposta di messa a regime del 55% poggia su un largo consenso parlamentare, espresso in più occasioni dai partiti che compongono la maggioranza e anche dalle opposizioni, mentre anche il Def (Documento economico-finanziario) del Governo, su proposta del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, proponeva la riconferma dello strumento. La relazione tecnica messa a punto ora dalle Infrastrutture stima un incremento di gettito di 49,2 miliardi nel 2013 e di 30,2 miliardi nel 2014; dal 2015 si registrerebbe una perdita di gettito di 253,3 miliardi, destinata a salire nel 2016 a 419,8 miliardi e nel 2017 a 586,3 miliardi. Gli effetti delle due norme sulla finanza pubblica nei primi due anni sarebbero quindi contenuti o addirittura positivi.


Le altre misure. Il riordino e il potenziamento degli incentivi alle ristrutturazioni edilizie non sono le uniche misure che il ministero delle Infrastrutture propone per rilanciare l'edilizia privata e la casa. Il pacchetto presenta stavolta una sua organicità in favore sia dei cittadini sia dei costruttori.

Ci sono misure che entrano nel vivo delle tensioni politiche di questi giorni, come l'esenzione Imu di due anni per le prime case di «valore dichiarato nell'atto di trasferimento» inferiore a 200mila euro. Il costo annuo sarebbe di 113,8 milioni. La proposta entra in un ragionamento assai più complesso e il ministero delle Infrastrutture la inserisce apposta nel pacchetto per rafforzarne l'aspetto organico.

Ci sono anche proposte originali. Come la detrazione delle imposte di registro per compravendite di abitazioni di valore fino a 200mila euro: l'incentivo sarebbe pari alla detrazione totale dell'imposta lorda calcolata su un valore fino a 100mila euro. L'obiettivo è rilanciare le compravendita di immobili. L'effetto sul gettito di questa norma, non limitata alla prima casa, sarebbe di 216 milioni nel 2013 e di 360 milioni nel 2014, per poi salire fino a 792 milioni nel 2017. Un'altra proposta, ben più costosa, è quella che prevede la detrazione totale degli interessi passivi sui mutui per l'acquisto dell'abitazione principale: un consistente ampliamento dell'attuale agevolazione parziale che comporterebbe un aggravio di 1.113 milioni per il solo 2013. Se difficilmente queste ultime proposte volte ai cittadini passeranno il vaglio dell'Economia, il pacchetto infrastrutture punta molto, però, sul sostegno all'edilizia privata e alle imprese edili.

C'è il varo del "piano città", con gli incentivi urbanistici e fiscali a progetti di riqualificazione urbana. E c'è l'esenzione Imu sugli immobili rimasti invenduti dai costruttori fino a tre anni: costo annuo stimato in 35,1 milioni. C'è infine il ripristino dell'Iva sulle cessioni e sulle locazioni delle nuove costruzioni (una norma chiesta dall'Ance per evitare di lasciare accollata agli imprenditori edili l'Iva dopo cinque anni di "invenduto"). Per i costruttori oggi il patrimonio invenduto è forse il problema principale


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