Lavori Pubblici

La guerra delle competenze: in 30 pagine il no degli ingegneri al Ddl Vicari

G.La.

«La previsione che rende possibile il passaggio dell'ambito di attività di geometri e periti industriali (siano essi in possesso o meno di titolo di laurea) dalla progettazione di modeste costruzioni, a quella di manufatti senza alcun limite di volumetria assentibile (fatti salvi i 5mila metri cubi, ma per i soli adeguamenti antisismici di complessi edilizi staticamente collegati) è chiaramente inadeguata»

«Siamo stanchi di progetti di legge che ci vengono calati dall'alto». Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri ha gettato benzina sul fuoco della polemica sul Ddl Vicari, durante la discussione di mercoledì in commissione Lavori pubblici al Senato. E, facendosi portavoce della sua categoria, ha presentato un documento durissimo: trenta pagine che raccontano un disegno di legge «inadeguato» che mette a rischio la sicurezza dei cittadini.


Il documento, firmato dal Consiglio nazionale degli ingegneri, prende nettamente posizione contro il Ddl. «Nel nostro ordinamento – ricorda il testo - vige un principio di "dualità" in forza del quale l'accesso alla professione è condizionato, oltre che dal possesso di uno specifico titolo di studio, anche dall'acquisizione di uno specifico titolo professionale».

Il titolo di studio, secondo gli ingegneri, condiziona l'ampiezza dei servizi che è possibile svolgere. Gli iscritti all'albo professionale «il cui accesso è subordinato al solo possesso del diploma secondario superiore» infatti non possono rivendicare competenze «più complesse ed estese per il solo fatto di avere come "colleghi" soggetti in possesso di titolo di laurea». In sostanza, il fatto che ci siano geometri laureati non consente a tutti i geometri di allargare il proprio raggio d'azione.

La relazione, infatti, ricorda che «è necessario, affinché possa esercitarsi una determinata attività con i contenuti professionali tipici di quella di ingegnere e/o architetto, che il professionista sia in possesso di una formazione quanto meno di livello universitario». Quindi, per i geometri niente progettazione e collaudo di edifici in cemento armato fino a tre piani in zona sismica. E niente piani di lottizzazione entro il limite di un ettaro.

E non vale a compensare questo gap la possibilità di migliorare la propria preparazione, perché «le carenze formative dei geometri e periti industriali non possono essere integrate e poste alla pari con quelle dei professionisti in possesso di titolo di laurea attraverso corsi di aggiornamento».

Ma questo, per il Cni, è solo la punta dell'iceberg perché «l'aspetto più problematico del Ddl 1865 concerne l'abnorme ampliamento delle competenze in materia di edilizia e di urbanistica che esso contempla per i geometri e i periti industriali». E qui si va giù durissimo. «La previsione che rende possibile il passaggio dell'ambito di attività di geometri e periti industriali (siano essi in possesso o meno di titolo di laurea) dalla progettazione di modeste costruzioni, a quella di manufatti senza alcun limite di volumetria assentibile (fatti salvi i 5mila metri cubi, ma per i soli adeguamenti antisismici di complessi edilizi staticamente collegati) è chiaramente inadeguata».

E un posto d'onore nei pensieri del Cni è occupato dalla progettazione in zona sismica. «Le ragioni di sicurezza, in questi casi sicuramente prevalenti, impongono il coinvolgimento di figure specialistiche ed altamente qualificate».


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