Lavori Pubblici

Architetti e società di ingegneria promuovono le direttive dell'Authority in attesa dei parametri della Giustizia

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Positivo il giudizio dei architetti e società di ingegneria: «Indicazioni pragmatiche, in direzione della qualità». Gli ingegneri attaccano: «Soluzione farraginosa». Ora si attendono i parametri del ministero della Giustizia

Un sistema forse complicato, ma in fondo efficace. Anche perché a ben guardare avrà come risultato quello di avvicinare i nuovi corrispettivi ai valori delle vecchie tariffe abrogate. Architetti e società di ingegneria promuovono l'escamotage indicato dall'Autorità di Vigilanza per individuare l'importo dei servizi di progettazione da porre a base di gara per gli incarichi pubblici, dopo l'abrogazione dei minimi- anche come semplice parametro di riferimento - disposta dal decreto legge sulle liberalizzazioni (Dl 1/2012, convertito con legge n°27/2012.

«Apprezziamo il prezioso lavoro svolto dall'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici nella consapevolezza che la deliberazione 49, coprendo un vuoto legislativo, individua un metodo per calcolare gli importi da porre a base d'asta e per scegliere le procedure da adottare per gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria», dice il vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti, con delega ai lavori pubblici Rino La Mendola.

Positiva anche la valutazione delle società di ingegneria e architettura per bocca del presidente dell'Oice Gabriele Giacobazzi. «L'Autorità - è il commento - ha fornito indicazioni di grande rilievo e pragmaticità per risolvere i problemi derivanti dall'avvenuta abrogazione delle tariffe professionali. Il riferimento ai reali costi di produzione del progetto, analizzati rispetto ai contratti degli ultimi anni e alle dinamiche dei ribassi, dovrebbe consentire alle stazioni appaltanti di quotare correttamente l'importo a base di gara». «È però altrettanto importante – aggiunge – che l'Autorità abbia ribadito la necessità che il corrispettivo sia sempre adeguato per garantire qualità e professionalità ai servizi di ingegneria e architettura che i progettisti devono fornire alle stazioni appaltanti».

La soluzione dell'Authority prevede che per calcolare gli importi i responsabili del procedimento si riferiscano alla media dei costi (al netto di ribasso) sostenuti negli ultimi anni dalla propria amministrazione o da altre stazioni appaltanti, per servizi tecnici simili a quelli da affidare. Il rapporto tra i costi sostenuti e l'importo delle opere realizzate, incrementato dalla media dei ribassi, costituirà la percentuale da applicare all'importo dei lavori da realizzare.

Gli architetti apprezzano lo sforzo dell'Autorità mirato a far si che le stazioni appaltanti si spingano fino a dimostrare di avere seguito un percorso analitico, garantendo la congruità di tale importo, in funzione della salvaguardia dell'interesse pubblico, poiché «una carente progettazione, oltre a determinare la realizzazione di opere di minor pregio è la fonte principale di maggiori costi e tempi di realizzazione, nonché di riserve e ricorsi giurisdizionali».

Tuttavia, ricorda La Mendola, il meccanismo studiato dall'Authoriy lascia ancora molto spazio all'arbitrarietà delle amministrazioni. «E l'arbitrarietà in questi casi è molto pericolosa». Esempi? «Stabilire un corrispettivo realistico serve anche a far gli incarichi non vengano frazionati ad arte per evitare le regole di pubblicità e trasparenza. Ancora, che succede se l'amministrazione non ha mai realizzato un opera simile a quella oggetto di incarico?» Per questo, gli architetti preferirebbero che a regime si usassero le tabelle parametriche che dovrebbero essere emanate a breve dal ministero della Giustizia, in adempimento all'art.9 comma 2 del decreto liberalizzazioni. «Queste tabelle parametriche proprio perché concepite quale strumento a servizio del giudice nei contenziosi, possono costituire un valido punto di riferimento anche per le Amministrazioni Pubbliche, scongiurando il rischio di alimentare una eccessiva discrezionalità delle stazioni appaltanti che non si coniugherebbe con il principio della trasparenza a cui si ispirano le direttive europee ed il codice dei contratti».


Intanto gli ingegneri attaccano il testo. «La deliberazione 49/2012 – spiega un documento elaborato dal Consiglio nazionale degli ingegneri - ha l'intento lodevole di fare chiarezza sugli effetti prodotti dalle cosiddette liberalizzazioni e proporre soluzioni alle criticità determinatesi».

Però gli esiti non sono dei più felici. «La soluzione proposta per la determinazione dei corrispettivi risulta molto farraginosa, soprattutto per le stazioni appaltanti di piccole dimensioni, e fondandosi su una analisi storica del mercato non risolve le criticità evidenziate dalla stessa Autorità al fine di scoraggiare forti ribassi». Insomma, i meccanismi indicati da via di Ripetta sono di difficile comprensione e non puntano ad eliminare il cancro degli sconti eccessivi, basandosi sui costi storici.

E nemmeno le altre parti della delibera piacciono. Sulla questione della qualificazione si dice: «Per quanto attiene alla certificazione dei servizi l'utilizzo di una tabella allegata alla determinazione 5/2010 può nel caso in esame determinare una restrizione, su questo ci auguriamo che l'Autorità chiarisca il corretto utilizzo della stessa». Pensiero simile sulle anomalie. «Per la verifica di congruità osserviamo che quanto previsto nella delibera circa la congruità con gli incentivi previsti per i dipendenti (2% sul valore delle opere) appare fuorviante». I decreti del ministero della Giustizia, e non la delibera, sono la soluzione. «Questo consiglio è dell'idea che la emanazione dei parametri giudiziali previsti dallo stesso articolo 9 del dl 1/2012 possa essere utilmente utilizzata come riferimento per la pubblica amministrazione, anche in ragione di alcuni ordini del giorno approvati alla Camera dei deputati in sede di conversione del decreto».


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