Lavori Pubblici

Architetti vs geometri, il Ddl Vicari riaccende la battaglia delle competenze

Mauro Salerno

Le audizioni sul Ddl con le competenze dei geometri riaccendono le polemiche tra le categorie. Per gli architetti il provvedimento è «illegittimo e iniquo». Per i geometri «una proposta che tende a fare chiarezza»

«Provvedimento illegittimo e iniquo». «Proposta di legge che tende a fare chiarezza». Gli architetti e gli ingegneri da una parte. I geometri dall'altra. La querelle sulle competenze che da sempre divide i progettisti laureati dai tecnici diplomati - basata sull'antica definizione di «modesta costruzione civile» e finora combattuta a colpi di carte bollate nei Tribunali di mezza Italia, con frequenti incursioni della Corte di Cassazione - da qualche mese si è trasferita in Parlamento. Complice il disegno di legge 1865 sulle competenze dei geometri (vedi la scheda ), proposto "a tradimento" dalla senatrice-architetto Simona Vicari (Pdl).

Presentato a fine 2009, ma rimasto nei cassetti della Commissione Lavori pubblici del Senato per quasi due anni, il provvedimento è ritornato in discussione a metà aprile. Il cuore del Ddl è la possibilità che i geometri possano svolgere alcune attività finora riservate ai tecnici laureati come le attività di progettazione e collaudo di edifici in cemento armato fino a tre piani fuori terra, anche in zona sismica (ma in questo caso con limitazione a due piani). Oltre alla possibilità di elaborare piani di lottizzazione entro il limite di un ettaro, dopo aver frequentato un corso di aggiornamento professionale di 120 ore.

Con le audizioni degli Ordini oggi a Palazzo Madama sono tornate le scintille. Per i geometri , rappresentati da presidente Fausto Savoldi, «la presenza del cemento armato non può più essere considerata elemento sufficiente a definire non "modesta" una costruzione e ciò soprattutto a seguito dell'abrogazione dell'inutilizzato R.D. del 16 novembre 1939, n. 2229, che attribuiva ad ingegneri e architetti una sorta di esclusiva nel calcolo strutturale». «La situazione è cambiata», attacca Savoldi, che giudica la proposte di legge all'esame della commissione Lavori pubblici - insieme al Ddl 2307 presentato sullo stesso tema dal senatore Giampiero D'Alia (Udc) - un tentativo «di fare chiarezza».

Di tutt'altro avviso gli architetti che nel documento firmato dal presidente Leopoldo Freyrie e presentato in commissione dal vicepresidente Massimo Gallione manifestano «la ferma volontà di opporsi a questo genere di iniziative che in maniera subdola e nell'assoluto dispregio di norme di rango comunitario e dei principi di diritto comunitario, spalancando il mercato a soggetti non adeguatamente o per niente formati in un frangente in cui l'interesse pubblico e privato acclama ben qualificate e specifiche competenze in campo edilizio, strutturale, urbanistico, energetico e di tutela del paesaggio».

In due parole, il Ddl Vicari non s'ha da fare. Soluzione, a sorpresa, in qualche modo sostenuta anche dai geometri che vedendo il traguardo lontano rispetto all'imminente fine della Legislatura, rinunciano alle barricate sul provvedimento. Ma non abbandonano l'obiettivo. Anzi, rilanciano. La richiesta? Affidare il tema della definizione delle competenze dei geometri a provvedimento curato dal ministro della Giustizia, come risultato del lavoro di una commissione partecipata dai rappresentati delle varie categorie professionali. Insomma, il match è destinato a continuare, cambia solo il ring.


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