Lavori Pubblici

False partite Iva, emendamenti al Senato per esludere l'applicazione ai professionisti

G.La.

La norma non varrà per le attività connotate «da competenze tecniche di grado elevato» e per quelle che prevedono l'iscrizione a un ordine professionale

Settimana decisiva per la riforma del lavoro al Senato. Il passaggio in commissione, se il programma sarà rispettato, dovrebbe essere completato nei prossimi giorni. Integrando così il Ddl presentato dal Governo con una quarantina di modifiche frutto delle negoziazioni con la maggioranza. Tra queste ci sarà una revisione massiccia del meccanismo che riguarda i lavoratori autonomi, le cosiddette «partite Iva».

In sostanza, la novità più importante arriva per i professionisti, che non dovranno più temere di essere fagocitati dalle nuove norme sulle partite Iva. La prima relazione illustrativa del provvedimento, infatti, aveva sollevato qualche dubbio. Il testo in entrata al Senato presentava ancora qualche zona d'ombra. La versione che uscirà dalle cure della commissione Lavoro fuga qualsiasi possibililità che un professionista, nello svolgere il suo lavoro presso lo studio, ricada nella presunzione dell'articolo 9 della riforma.

La norma, va ricordato, adotta una presunzione di rapporto coordinato e continuativo (non subordinato) per quelle situazioni nelle quali ricorrano una serie di requisiti. Nella versione originale si parlava di collaborazione di almeno sei mesi, di corrispettivo derivante da quella collaborazione che portasse al "dipendente" almeno il 75% del suo fatturato, e di postazione presso il datore di lavoro. Insomma, l'idea era andare a sradicare il fenomeno delle finte partite Iva, peraltro molto radicato in edilizia. Il rischio, però, era che nella tagliola finissero anche i progettisti.

Adesso questo non potrà accadere, perché i relatori hanno previsto un pacchetto di modifiche in grado di blindare completamente le posizioni dei lavoratori iscritti a un ordine. In primo luogo, vengono elevati i requisiti: la durata della collaborazione sale da sei a otto mesi, l'incidenza sul fatturato dal 75% all'80%, e soprattutto la postazione dovrà essere «fissa». Tre limitazioni che, già in questo modo, restringono di molto il campo di azione della presunzione.

Ma gli emendamenti vanno oltre. E prevedono che la presunzione non operi quando la prestazione lavorativa «sia connotata da competenze tecniche di grado elevato acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività». Quindi, le prestazioni ad alto valore aggiunto escono dal perimetro della riforma. Come in un fortino ben strutturato, però, le protezioni sono più di una, pronte ad entrare in azione se la precedente non dovesse funzionare. Così si dice anche che la presunzione non opera se la prestazione è svolta da un soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo superiore ai 18mila euro all'anno. Un'altra condizione che mette al riparo i professionisti.

Ma soprattutto all'articolo 9 si aggiunge il comma 1 ter. Che rappresenta lo scudo ultimo e più efficace, perché dice che «la presunzione non opera con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attività professionali per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione a un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi e detta specifici requisiti e condizioni». La ricognizione di quali siano queste attività è demandata a un apposito decreto del ministero del Lavoro che arriverà entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge. Intanto, però, i progettisti non avranno molto da preoccuparsi con riguardo all'applicazione della nuova norma.

Mentre, con i nuovi requisiti, potrebbero esserci qualche problema in cantiere. Soprattutto il requisito con il quale si chiedono otto mesi di collaborazione potrebbe abbattere l'applicabilità agli operai edili. Stesso discorso per la postazione fissa. E anche la norma sulle competenze tecniche di grado elevato rischia di aprire le maglie a interpretazioni che potrebbero depotenziare di molto la lotta alla piaga dei finti autonomi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA