Lavori Pubblici

Ddl lavoro, al Senato parte il restyling. Oltre 1.000 emendamenti, cambiano i criteri per l'assunzione delle partite Iva

Giuseppe Latour

Occhi puntati sulla flessibilità in entrata, Pdl sostiene le imprese - Si allungano i tempi per l'approvazione del provvedimento


Oltre mille emendamenti presentati al Senato. Il disegno di legge di riforma del lavoro entra finalmente nella sua fase calda: le proposte di modifica della maggioranza cominciano ad essere puntualizzate. Dopo la prima tornata di lavori parlamentari, appare certo che i cambiamenti saranno tanti e riguarderanno tutti gli aspetti del provvedimento. Anche se, in questa fase, è soprattutto sulla flessibilità in entrata che si sta puntando l'attenzione.
A condurre la battaglia contro i molti appesantimenti alle assunzioni, soprattutto nelle forme atipiche, è soprattutto il Pdl. Che già dalla prima ora si era schierato dalla parte delle imprese nelle critiche alla struttura del testo, complessivamente improntato a favorire i rapporti a tempo indeterminato ai danni di tutti quelli cosiddetti «atipici».

In queste ore l'analisi sta partendo dalla questione delle partite Iva, per le quali la norma in entrata prevede una presunzione di rapporto coordinato e continuativo in presenza di alcune condizioni. L'idea è quella di depotenziare questa norma, che potrebbe costringere molte imprese a una valanga di assunzioni. Da un lato, dovrebbe essere rivisto il tetto del 75% di reddito minimo in arrivo da un solo datore di lavoro per generare il rapporto subordinato. Dall'altro la griglia di criteri che generano la presunzione dovrebbe essere ampliata. Le proposte di modifica all'articolo 9, sulle partite Iva, sono oltre sessanta.
In generale, comunque, sulla flessibilità in entrata ci saranno molti cambiamenti. L'ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi è arrivato addirittura a proporre l'abolizione completa dell'articolo 3, in materia di contratti a tempo determinato. Un'ipotesi forse estrema, che però rende l'idea di come ci sarà un massiccio restyling su questo punto: l'articolo 3, da solo, è oggetto di un centinaio di proposte emendative.

Sulle altre parti del provvedimento sono attesi allo stesso modo cambiamenti. Solo qualche piccolo ritocco ci sarà sull'articolo 18 e sulla flessibilità in uscita, mentre il Pd aspetta di dare battaglia per portare a casa modifiche sul pacchetto degli ammortizzatori sociali e sul sistema dell'Aspi. Che presenta, come la flessibilità in entrata, diversi aspetti controversi.
Un punto molto criticato, che sarà sicuramente rivisto, è l'articolo 29, dove si stabilisce che la copertura dell'Assicurazione per l'impiego arriverà da un appesantimento dell'1,4% sui contratti «non a tempo indeterminato». Qui in commissione sono stati depositati un'altra settantina di emendamenti. L'obiettivo è ampliare la platea di ipotesi esentate dal nuovo contributo, soprattutto guardando alle imprese più piccole.
I tempi per l'approvazione del Ddl al Senato, comunque, si stanno allungando. La prima ipotesi era chiudere la partita di Palazzo Madama entro metà maggio, terminando in commissione per inizio mese. Adesso, per il due maggio, dopo il ponte, si sarà soltanto pronti per iniziare l'esame degli emendamenti, chiudendo in tempi non brevissimi. Se andrà tutto bene, insomma, il testo uscirà dal Senato per fine mese. O per l'inizio di giugno.


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