Lavori Pubblici

Dl fisco, passa l'Odg contro la cessione pro solvendo

Giuseppe Latour

Disatteso l'appello delle imprese a emendare il testo nel passaggio alla Camera, ora il Governo dovrà valutare la norma - Con la cessione di crediti «pro solvendo» non si risolve il problema di liquidità che affligge il sistema


Alla fine le costruzioni rimediano soltanto un ordine del giorno. La Camera ha approvato la scorsa settimana il testo del decreto semplificazioni fiscali. Lasciando intatti alcuni passaggi molto indigesti alle costruzioni: tra questi, la norma che rende possibile usare la certificazione dei crediti anche per le operazioni «pro solvendo». Le imprese avrebbero voluto emendare il decreto nel passaggio alla Camera, cancellando questo riferimento. Ma hanno ottenuto solo un ordine del giorno che impegna il governo a valutare ed, eventualmente, a riformare la norma.
Nel mirino dell'ordine del giorno finisce, nello specifico, l'articolo 12 comma 11 uscito dalla modifica di Palazzo Madama e confermata da Montecitorio. «La norma – spiega il documento – stabilisce che la certificazione di somme dovute per somministrazioni, forniture, appalti da parte di regioni ed enti locali può essere finalizzata a consentire al creditore oltre che la cessione pro soluto a favore di banche anche la cessione pro solvendo».

In pratica, al meccanismo «pro soluto», favorevole all'impresa perché la sgrava di qualsiasi onere, il dl semplificazioni fiscali ha affiancato anche la cessione «pro solvendo» che, di fatto «scarica tutti gli oneri e le responsabilità sulle imprese e non permette di risolvere il grave problema di liquidità che il sistema imprenditoriale si trova ad affrontare nell'attuale difficile fase congiunturale». In sostanza, il rapporto per le aziende, nel caso di «pro solvendo», resta aperto perché il soggetto che cede il suo credito alla banca si trova ad essere responsabile per l'eventuale inadempimento della pubblica amministrazione. Quindi, di fatto, passa dall'essere creditore a diventare potenziale debitore. E, comunque, non chiude quella partita.
Anche nel caso in cui le regole del patto di stabilità interno impedissero alle amministrazioni di pagare, infatti, le imprese dovrebbero rispondere degli inadempimenti.

Il pro solvendo, spiega l'Odg, non produce effetti e limita fortemente la capacità di indebitamento delle aziende. «A beneficiare di questa modifica sarebbero, quindi, le banche che hanno già fortemente ridotto il credito alle imprese». Per questo il documento impegna il governo a «valutare gli effetti della disposizione» per eliminare, eventualmente, il riferimento alla cessione pro solvendo dei crediti dovuti alle imprese da parte della Pa.


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