Lavori Pubblici

Project bond: bene le correzioni, ma sul fisco ancora non basta

Giorgio Santilli

Intervista a Catia Tomasetti, Head of Banking and Project Finance dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo, uno degli avvocati d'affari che più ha curato operazioni di finanziamento privato di infrastrutture. Ha partecipato al dossier on line di «Edilizia e Territorio» sulle nuove regole per il project financing

Con la conversione in legge del decreto liberalizzazioni è finita la prima fase di riforma delle regole del project financing per le infrastrutture ad opera del Governo Monti. Manovra articolata, che ha completato le misure di parziale defiscalizzazione già introdotte dal decreto sviluppo del governo Berlusconi, ma che ancora risulta incompleta se lo stesso ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, pensa di varare a maggio una legge delega che tenga dentro anche questo tema. Intanto, però, è necessario un primo bilancio e un punto fermo per le norme entrate in vigore che dovrebbero cominciare a ridare impulso al finanziamento privato di opere pubbliche. Catia Tomasetti, Head of Banking and Project Finance dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo, è in Italia uno degli avvocati d'affari che più ha curato operazioni di finanziamento privato di infrastrutture. Ha partecipato al dossier on line di «Edilizia e Territorio» sulle nuove regole per il project financing (disponibile sul sito per gli abbonati e acquistabile anche dai non abbonati) con un articolo sui project bond, le obbligazioni emesse dalle «società di progetto» o «società veicolo» per finanziare le opere tramite ricorso al mercato privato dei capitali.

Avvocato Tomasetti, tra le misure del decreto liberalizzazioni ci sono quelle che, modificando l'articolo 157 del codice appalti, dovrebbero contribuire al decollo del project bond. Sono utili, secondo lei?
Uno dei problemi che si poneva per le «società veicolo» che volessero emettere project bond era l'obbligo previsto dall'articolo 157 di prestare sulle obbligazioni una garanzia pro quota con ipoteca. La norma previgente sembrava ignorare che il regime di affidamento in concessione d'uso dei beni a disposizione delle società di progetto spesso non consente la creazione di ipoteche, trattandosi di beni destinati a pubblico servizio e dunque non soggetti a gravami di natura privata quale l'ipoteca. Quel requisito rendeva di fatto inutilizzabile lo strumento del project bond. Il nuovo articolo 157 elimina l'obbligo di garanzia e lo sostituisce con l'estensione ai bondholders dei privilegi, spettanti oggi solo ai finanziatori, sui crediti da indennizzo per cessazione delle relative convenzioni per fatto, attribuibile al concedente.

L'altro problema è quello delle garanzie per le obbligazioni emesse nella fase di costruzione che presentano profili di rischio particolarmente elevati.
Viene prevista una garanzia emessa dal sistema finanziario, da fondazioni o da fondi privati, secondo modalità che saranno definite da un decreto dell'Economia, di concerto con le Infrastrutture. Si tratta del cosiddetto wrapping. L'idea è buona ma i tempi di implementazione sono condizionati dal decreto interministeriale.

Quanto è risolutiva la nuova disciplina ai fini del decollo del project bond anche in Italia?
A mio avviso restano da affrontare ancora due nodi: l'impossibilità di utilizzare lo strumento del project bond per il rifinanziamento di infrastrutture già realizzate e la disciplina fiscale dei project bonds. Il primo punto va affrontato in un momento di crisi di liquidità dei mercati finanziari. Poter finanziare con i project bonds infrastrutture già utilizzate consentirebbe di accedere a mercati di capitali diversi dal mercato bancario e lo smobilizzo di risorse bloccate da anni in progetti già avviati.

E la disciplina fiscale per favorire il collocamento dei bond cosa dovrebbe prevedere?
Per sfruttare a pieno le potenzialità dello strumento, bisognerebbe completare la disciplina. Sarebbe opportuno prevedere che gli interessi e i proventi dei project bonds fossero soggetti al regime più favorevole previsti per le obbligazioni delle società quotate e che i limiti di deducibilità fossero estesi al regime più favorevole previsto dall'articolo 3 della legge 549/1995. Inoltre sarebbe utile prevedere che tali obbligazioni godessero dell'esenzione esplicita dalle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali.


© RIPRODUZIONE RISERVATA