Lavori Pubblici

Corte Ue: se l'offerta è imprecisa la stazione appaltante può escludere l'impresa senza chiedere chiarimenti

Mauro Salerno

Se invece il nodo è il prezzo troppo basso la stazione appaltante è obbligata a richiedere i giustificativi prima di bocciare la proposta. La decisione riguarda l'esclusione di due consorzi, di cui uno partecipato da Autostrade, da un apaplto da 600 milioni per i servizi di riscossione di pedaggi in Slovacchia

Se l'offerta per un appalto pubblico «sembra contenere un prezzo anormalmente basso», l'amministrazione aggiudicatrice «deve chiedere chiarimenti» alla società che partecipa alla gara prima di bocciare la proposta. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue, secondo cui l'amministrazione aggiudicatrice «non è invece obbligata a chiedere chiarimenti riguardo a un'offerta imprecisa o non conforme alle specifiche tecniche del capitolato d'oneri».

La sentenza (scarica il testo ) riguarda il giudizio pendente in Slovacchia sull'esclusione di due consorzi - il Sag Elv e lo Slovakpass, che include anche la società Autostrade - da una gara d'appalto da
600 milioni di euro per la fornitura di servizi di riscossione di pedaggi sulle autostrade e su alcune strade del Paese.

La società che ha indetto l'appalto - la Nds, controllata al 100% dallo Stato - aveva escluso i consorzi nonostante entrambi avessero «fornito i chiarimenti richiesti in merito agli
aspetti tecnici delle loro offerte» e ai prezzi proposti, ritenuti «anormalmente bassi».

L'azione giudiziaria è arrivata fino alla Corte suprema slovacca, che ha manifestato «dubbi» sulla decisione della Nds e si è rivolta alla Corte Ue. In particolare, la Corte suprema ritiene che la Nds abbia escluso i consorzi «senza averli interrogati con sufficiente chiarezza in ordine ai dubbi relativi al prezzo anormalmente basso» delle offerte. Nella sua sentenza, la Corte Ue sottolinea - tra l'altro - che una «amministrazione aggiudicatrice non può scartare un'offerta per mancanza di chiarezza di un aspetto della stessa che non abbia formato oggetto di una richiesta di chiarimenti». La Corte precisa ancora che l'amministrazione aggiudicatrice deve formulare in modo chiaro la propria domanda di chiarimenti per consentire ai candidati di «giustificare pienamente e utilmente la serietà delle proprie offerte».

Per contro la Corte constata poi che la direttiva - a differenza di quanto accade in caso di offerte anormalmente basse - non impone alla stazione appaltante di chiedere ai concorrenti chiarimenti su offerte imprecise o non conformi alle specifiche tecniche del capitolato d'oneri prima di respingerle a causa di questi motivi. «Infatti, il principio di parità di trattamento dei candidati e l'obbligo di trasparenza ostano, nell'ambito di tale procedura, a qualsivoglia trattativa tra l'amministrazione aggiudicatrice e l'uno o l'altro dei candidati. In tal senso, consentire all'amministrazione aggiudicatrice di chiedere ad un candidato, la cui l'offerta essa ritiene imprecisa o non conforme alle specifiche tecniche del capitolato d'oneri, chiarimenti al riguardo, rischierebbe di far sembrare, qualora l'offerta di tale candidato venisse infine accolta, che detta amministrazione aggiudicatrice abbia negoziato l'offerta in via riservata, a danno degli altri candidati e in violazione del principio di parità di trattamento». La Corte ricorda inoltre che spetta ai candidati verificare che le loro offerte siano redatte con sufficiente precisione


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