Lavori Pubblici

Architetti in allarme sulle partite Iva: torni la deroga per i professionisti

Mauro Salerno

«Attacco all'autonomia del lavoro che metterebbe in ginocchio un intero settore»

Architetti in allarme sulla cancellazione della deroga per i professionisti rispetto al'obbligo di assumere i collaboratori a partita Iva. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, in una lettera inviata al premier e ai ministri della Giustizia, del Lavoro e dello Sviluppo economico, esprime «l'assoluta contrarietá» alla norma che, nel disegno di legge sulla riforma del lavoro,
intenderebbe includere gli iscritti agli Albi tra coloro che, ove lavorassero per oltre sei mesi per il 75% per un medesimo cliente e/o utilizzandone le strutture e le attrezzature,
dovrebbero essere assunti come dipendenti.

L'applicazione di questa norma, secondo gli architetti italiani, infatti, «creerebbe gravissimi danni all'intera categoria professionale, sia in termini di disoccupazione che in termini di marginalizzazione dal mercato». Nelle bozze di riforma circolate nelle prime ora era stata esplicitamente prevista l'esclusione degli iscritti all'Albi professionali dal giro di vite sul lavoro a partita Iva. Esclusione giustificata proprio con la particolare struttura dell'offerta di attività professionale in Italia. Poi il ripensamento, che ha messo in allarme i professionisti.

La struttura media degli studi di architettura italiani, spiega la lettera, «è assai piccola (tra 2e 4 addetti) e si basa sulla cooperazione tra titolari e collaboratori, in un ambito
di «bottega» o, come si dice ora, di team, con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente. Proprio la dimensione ridotta degli Studi di
architettura sta permettendo alla maggioranza dei 150 mila architetti italiani di reggere alla grave crisi del Paese e del settore, pur tra mille difficoltá e grazie ai comuni
sacrifici di titolari e collaboratori».

L'obbligo di assunzione in strutture che hanno volumi d'affari assai ridotte, uno Studio di architettura con tre addetti ha un volume d'affari medio di 120 mila euro, sottolinea il
Consiglio nazionale, «avrebbe come conseguenza: la drastica riduzione dei collaboratori, per poter sostenere i nuovi oneri, con aggravio della disoccupazione soprattutto
giovanile; la contrazione della dimensione delle strutture con ulteriore difficoltá delle stesse ad essere competitive sul mercato; la drastica riduzione dei contributi a Inarcassa,
a cui proprio il vostro Governo ha da poco chiesto di dimostrare la sostenibilitá delle pensioni a 50 anni, in quanto i dipendenti diverrebbero contributori Inps e lo snaturamento
del rapporto interprofessionale, tra titolari degli Studi e collaboratori, con danni all'oggetto della prestazione ed alla qualitá complessiva dei progetti sviluppati».

Inoltre la norma, continua, «contrasterebbe con evidenza con i principi di flessibilitá e mobilitá che sono tipici delle professioni intellettuali e che ne costituiscono la capacitá d'azione sui mercati globali, oltre che di adattamento ad un mercato storicamente altalenante».

Due le proposte avanzate dal Cnappc. La prima: «Garantire, all'interno dei codici deontologici, il rispetto di regole etiche e tipizzazioni contrattuali nel rapporto tra titolare dello Studio e collaboratore, laddove iscritti agli Albi: la futura terzietá dei nuovi Collegi Disciplinari sará perfettamente in grado di assicurare giudizi equi e sospendere gli iscritti che svolgano nei confronti dei colleghi pratiche contrattuali vessatorie».

La seconda. «Semplificare e rendere maggiormente economiche le forme di associazione professionale, così che i collaboratori possano a tutti gli effetti essere agilmente associati agli Studi di Architettura rendendo così formalmente evidente il loro contributo professionale e la loro appartenenza alla struttura».


© RIPRODUZIONE RISERVATA