Lavori Pubblici

Ok al Dl Ambiente. Terre da scavo: meno vincoli per le imprese

Giuseppe Latour

La legge di conversione del decreto ambiente (Dl n. 2/2012, scarica qui il testo coordinato ) viene approvata dal Senato e diventa così definitiva. Dopo le modifiche alla Camera non c'era più spazio per ulteriori cambiamenti e così è stato: il testo, in scadenza il 25 marzo, è stato licenziato in tempi record nella versione uscita da Montecitorio. Si tratta di un provvedimento che si occupa principalmente di rifiuti ma che, all'articolo 3, contiene una importante novità per l'edilizia. A questo punto manca solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale

Il decreto, in sostanza, disciplina le terre e rocce da scavo, in attesa del regolamento richiesto dall'articolo 49 del Dl n. 1/2012, in materia di liberalizzazioni. In particolare, si parla dei cosiddetti materiali "di riporto", materiali non naturali che si trovano soprattutto nelle zone antropizzate al momento di uno scavo. Tipicamente, vengono estratti quando si lavora nelle aree industriali dismesse.

Con le attuali definizioni del codice Ambiente, i materiali di riporto dovevano essere rimossi dalla terra prima di far proseguire il lavoro, per essere trattati come rifiuti.
Il decreto Ambiente, invece, trova una soluzione, fortemente richiesta dalle grandi imprese, secondo la quale i materiali di riporto vanno tendenzialmente considerati sottoprodotti, se sussistono una serie di condizioni.

Nella sostanza, possono essere riutilizzati nel sito dove sono stati scavati e non devono essere trattati come rifiuti, nel caso in cui il loro riutilizzo non porti alcuna conseguenza sulla salute umana. Quindi, se non sono inquinanti. La norma sarà di fatto transitoria e avrà valore fino all'approvazione del provvedimento di cui all'articolo 49 del Dl liberalizzazioni.


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