Lavori Pubblici

Ciaccia ritenta la maxi-riforma. Ad aprile pronta la legge delega, attesa per l'attuazione del codice appalti

Giorgio Santilli, Mauro Salerno, Valeria Uva

Partecipazione dei capitali privati nelle opere pubbliche, l'accelerazione delle procedure autorizzative, il débat public e addirittura modifiche di tipo costituzionale al centro del tavolo con gli «stakeholder» del settore

L'orizzonte temporale è metà aprile e all'appuntamento i due titolari del ministero delle Infrastrutture, il ministro Corrado Passera e il vice Mario Ciaccia, intendono arrivare con un atto di indirizzo e un disegno di legge delega di 6-7 articoli. L'ambizione è quella di una «riforma organica» e a tutto campo delle norme per la realizzazione delle «opere grandi, medie e piccole». Un'ammissione implicita che l'ondata di modifiche apportate al codice degli appalti negli ultimi nove mesi non è ancora risolutiva – e forse neanche troppo utile – per rilanciare le infrastrutture in Italia. Soprattutto sul fronte della partecipazione dei capitali privati, se non è tutto da rifare poco ci manca, a partire dalle norme sul project bond che senza un regime fiscale adeguato rischiano di essere soltanto l'ennesima falsa partenza.

Sembra emergere nella squadra di comando del ministero delle Infrastrutture la consapevolezza che un'altra piccola riforma o un aggiustamento come quelli visti negli ultimi tempi non servirebbe a niente.

Almeno un paio di indizi portano a questa evidenza. Il primo è che stavolta si esclude che la riforma organica si possa fare per decreto legge e si sceglie una legge "ordinamentale": una legge delega che servirebbe appunto al Governo per rimettere mano all'intera disciplina del codice appalti e della legge obiettivo, con particolare riferimento all'accelerazione delle procedure, al finanziamento privato delle infrastrutture, alla partecipazione delle piccole e medie imprese.

Il secondo indizio della volontà di andare a fondo è che nel metodo si è riaperto il tavolo che fu di Roberto Castelli e ora è di Mario Ciaccia: diciamo la verità, l'unico tentativo di fare un lavoro serio, sempre bloccato in passato dagli screzi fra i ministeri delle Infrastrutture e dell'Economia e anche da una certa schizofrenia interna al ministero delle Infrastrutture, dove la testa e i tecnici non sempre hanno lavorato in sintonia. Ma, soprattutto, si è riaperto il libro delle "89 proposte" di Astrid, Italiadecide e Respublica, che sono l'unica via capace oggi di portare a una riforma seria e radicale delle inefficienze legislative in materia di project financing. Alla fine, si potrebbe non arrivare da nessuna parte neanche per questa via, però bisogna dare atto a Ciaccia di aver ripreso il cammino dal punto giusto e con una buona dose di coraggio.

Anche perché, qualora non si arrivasse neanche stavolta in porto con la riforma organica, l'ennesima riformicchia di piccolo cabotaggio creerebbe ancora più difficoltà e ritardi a un settore da troppo tempo bombardato da sommovimenti tellurici di entità piccola e grande. Ciaccia ha scelto la strada giusta, ma anche la più difficile. Nessuno potrà perdonargli di fermarsi a metà strada o di svolgere un lavoro incompiuto per beghe interne o incomprensioni con la politica. Neanche quelle imprese che oggi al tavolo hanno accolto il viceministro con un'apertura di credito di non poco conto.

L'attuazione del codice appalti

Una valanga di provvedimenti – ben tredici negli ultimi nove mesi – destinata a cambiare il volto della normativa sugli appalti. Una valanga che è partita nel maggio scorso dal decreto sviluppo (targato ancora Governo Berlusconi) e che da allora non si è mai fermata.

È un cantiere destinato a restare aperto ancora a lungo quello della riforma degli appalti. I lavori infatti non sono ancora terminati neanche dopo i tredici tra decreti leggi, codice e leggi ordinarie che si sono susseguiti in questi mesi. L'ultimo è di fine febbraio: anche il decreto legge sulle semplificazioni fiscali approvato il 24 febbraio dal Consiglio dei ministri interviene sul già tormentato articolo 38, quello con le cause di esclusione dalle gare per sciogliere il nodo dei contribuenti che stanno pagando a rate i debiti fiscali. Finora infatti anche chi aveva scelto di rateizzare i pagamenti fiscali con Equitalia, superata la fatidica soglia dei diecimila euro veniva comunque classificato come «inadempiente», anche se aveva già iniziato a pagare il proprio debito e si vedeva quindi bloccare i Sal. Ora invece la norma chiarisce che non si intendono scaduti ed esigibili i debiti per i quali sia stato concordato un piano di rateazione. Nel rilasciare la certificazione, gli uffici fiscali devono specificare l'effettiva posizione del contribuente.
Ma anche quest'ultimo intervento, come già accade per il decreto su liberalizzazioni e semplificazioni lascerà dietro di sé una scia di incertezza, legata non solo al tempo necessario per "digerire" la novità, ma anche al "balletto" di modifiche che si scatenerà in Parlamento.

Di fatto, già oggi, il Codice degli appalti ha cambiato completamente volto. Nella tabella correlata trovate una guida alle modifiche articolo per articolo da scaricare e conservare . In molti casi sono state accolte le richieste degli operatori (quali, ad esempio, la proroga della qualificazione più morbida per imprese e progettisti e dell'esclusione automatica delle offerte anomale, oppure il principio della divisione in lotti per facilitare l'accesso delle Pmi o la possibilità per i grandi costruttori di recuperare i lavori all'estero), in altri attraverso una effettiva semplificazione delle procedure (stop ai controlli a campione per le Pmi o alle cause di esclusione diverse legate all'umore della stazione appaltante).

Facile immaginare che un po' tutti gli operatori stiano perdendo il filo di questi continui rimaneggiamenti, anche su questioni di dettaglio.

Ma non basta. Anche una volta concluso il lavoro del Parlamento perché la riforma sia davvero a regime passerà molto tempo: sono ben 18 infatti i provvedimenti attuativi delineati nel pacchetto di nuove leggi, da varare nei prossimi mesi (vedi grafico ). Restano appesi all'arrivo di queste disposizioni di dettaglio molti capitoli fondamentali: dallo stesso piano carceri agli incentivi al project financing (in stand by sia la defiscalizzazione per le società di progetto che la possibilità di emettere i project bond).

Si aspettano già da mesi invece i bandi-tipo dell'Autorità, richiamati per la prima volta nel Dl sviluppo di maggio 2011. L'Authority in realtà ha avviato a ottobre la consultazione tra le parti, ma i nuovi modelli che dovrebbero ad esempio chiarire quali cause di esclusione siano legittime e quali no non sono ancora pronti. E sempre l'Autorità potrebbe – si spera in tempi brevi – consentire alle grandi imprese di cominciare a recuperare i lavori all'estero, varando modelli provvisori e semplificati di certificato lavori di intesa con la Farnesina.

Ma il rinvio più clamoroso è quello contenuto nel nuovo Codice antimafia, annunciato in grande stile come un intervento semplificatore. E in effetti aiuterà senz'altro imprese e operatori sapere che il certificato antimafia raddoppia il periodo di validità, passando da sei mesi a un anno. Peccato che per ora siamo all'annuncio: perché il miracolo si compia davvero bisognerà aspettare il 2014, data in cui – si spera – anche l'ultimo dei regolamenti attuativi del Codice e la banca dati antimafia saranno pronti

Poi c'è il vastissimo capitolo dei tentativi di riformare le procedure per le grandi opere con interventi sull'iter, accorciato in più punti (conferenza di servizi sul preliminare, delibere Cipe da far arrivare più in fretta in Gazzetta) sia con gli incentivi di varia natura al project financing. Infine non si può dimenticare il tentativo di frenare al massimo l'uso distorto di alcuni istituti che fanno lievitare i costi delle infrastrutture quali le riserve, le varianti e le opere compensative.

Ma la valanga di provvedimenti non ha lasciato il tempo agli operatori di metabolizzare le novità. Per questo motivo Edilizia e territorio ha messo a punto (con la collaborazione dell'esperta Igi, Laura Savelli) un elenco integrale degli articoli del Dlgs 163 modificati, con la segnalazione di dove si trova la modifica, cosa riguarda e da quando è operativa. Tra i correlati anche una seconda guida che spiega quali norme dei decreti variati negli ultimi mesi abbiano comportato modifiche per la disciplina deli appalti e il lungo elenco delle disposizioni di dettaglio ancora da attuare con provvedimenti ad hoc.


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