Lavori Pubblici

Autorizzazioni, un balletto che crea effetti distorti

Fortunato Pagano

Sul rilascio dei permessi pesa la delega delle funzioni dalle Regioni agli enti locali

La capacità di sintesi è sicuramente da considerare una qualità. Nel darne prova è, forse, caduto in qualche eccesso l'estensore di una recente sentenza del Consiglio di Stato relativa ad ipotesi di annullamento da parte della Sovrintendenza di Venezia di una autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune di Iesolo per la sopraelevazione di un albergo sito in una pineta soggetta a vincolo (leggi articolo ).
In primo grado il T.A.R. Veneto, con una sentenza approfondita e contenente considerazioni largamente condivisibili (vedi T.A.R. Veneto Sez. II sent. N. 956/2011) aveva riconosciuto l'assumibilità delle ragioni dell'annullamento tra i motivi di illegittimità per i quali solo l'annullamento stesso poteva essere disposto, evidenziando la sussistenza dei vizi lamentati dalla Sovrintendenza (carenza, contraddittorietà e incongruenza della motivazione con la quale il Comune di Iesolo aveva rilasciato l'autorizzazione ed errata valutazione da parte dello stesso dei presupposti di fatto e di diritto). Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la recente sentenza n. 398/2012, in modo un po' trachant, ha affermato che erroneamente il giudice di primo grado aveva respinto il ricorso introduttivo del giudizio. Nella sentenza non è dato riscontrare confutazioni delle tesi con attenzione e con dovizia di argomentazioni affermate dal T.A.R. Viene sostenuto che la Sovrintendenza avrebbe motivato l'annullamento "sulla base di una sua propria e immediata valutazione del pregiudizio arrecato al paesaggio dall'aumento dell'altezza del fabbricato …". A tale periodo fa seguito solo l'affermazione seguente: "così facendo ha esulato dall'ambito del potere attribuitole dalla legge".


Ovviamente occorre manifestare il massimo rispetto per il diverso avviso manifestato dal Giudice di appello. Sia consentito, però, aggiungere che sarebbe stato forse preferibile una più approfondita considerazione della fattispecie ed in particolare delle argomentazioni con le quali con la sentenza del T.A.R. Veneto è stata asserita la legittimità dell'annullamento suddetto.
Superata ormai risulta la disciplina in forza della quale il suddetto annullamento è stato disposto.
L'occasione offerta dalla richiesta di valutazioni sulla suddetta sentenza conviene piuttosto cogliere per evidenziare che soggetta a mutamenti da pendolo pazzo è risultata e risulta la disciplina dell'esercizio delle funzioni relative al rilascio delle autorizzazione paesaggistiche.
In breve occorre ricordare che esse sono state delegate, già parecchio tempo orsono, dallo Stato alle Regioni, che sull'opportunità di detta delega non erano da manifestare dubbi, e che, però, con scelte che hanno destato perplessità alcune Regioni hanno subdelegato le funzioni ai Comuni (ivi compresi i c.d. "Comuni polvere") che spesso non hanno le strutture adeguate all'esercizio delle funzioni stesse, né possono avvalersi di apporti esterni atti a sopperire alle loro carenze.


Conseguenze negative di rilievo ha comportato in molti casi la suddetta subdelega da alcuni considerata improvvida. Si è avuta in alcuni casi (non pare che così sia stato nel suddetto caso di Iesolo) una reazione da distorto esercizio da parte delle Sovrintendenze dei poteri di annullamento per ragioni di legittimità e che spesso sono state invece esercitate entrando nel merito delle valutazioni (non raramente opinabili o criticabili) fatte dalle Amministrazioni Regionali o dai Comuni subdelegati. Gli eccessi che in merito sono stati riscontrati forse si potevano, in alcuni casi limite, giustificare a causa della leggerezza con la quale le funzioni delegate o subdelegate sono state esercitate.
Da ultimo si è avuta, però, una sostanziale regressione della disciplina in direzione d una vanificazione significativa della portata della delega a suo tempo decisa.
Infatti, oggi, in base alla disciplina ordinaria che dalla fine del 2009 trova applicazione ai fini del rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche (Regioni o Comuni da esso subdelegati) debbono chiedere il parere della Sovrintendenza. Lo stesso è vincolante e deve essere reso "limitatamente" (ma non è certo poco) "alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso" nonché alla "conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico". In breve alle Soprintendenze è stato restituito un potere avente ad oggetto una valutazione di merito dei progetti, ben più rilevante del mero potere di annullamento per illegittimità. Non è da omettere che esse non sono spesso in grado di esprimere il suddetto parere vincolante nel termine prescritto.
Si configura, comunque, un nuovo eccesso di segno opposto a quello che si è venuto a determinare a causa dell'indicata improvvida subdelega delle funzioni ai Comuni, che spesso non erano e non sono in grado di esercitarle in modo da garantire la tutela dei beni vincolati.
L'asserzione della ricorrenza di mutamenti di disciplina da pendolo pazzo non è forse arbitraria.
Ci si chiede se non sia possibile una oculata soluzione mediana.


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