Lavori Pubblici

Autorizzazioni paesaggistiche, stop ai veti delle Sovrintendenze

Massimo Frontera e Mauro Salerno

L'organo di tutela non può esprimere giudizi di merito sulle decisioni del Comune. Accolto il ricorso di una società immobiliare che chiedeva di annullare il parere negativo della Sovrintendenza contro l'ampliamento e la sopraelevazione di un hotel a Jesolo

La Soprintendenza non può esprimere un giudizio di merito sull'autorizzazione paesaggistica rilasciata da un Comune. Il principio è contenuto nella sentenza del Consiglio di Stato 398/2012 , con cui Palazzo Spada ha accolto il ricorso di una società immobiliare che chiedeva di annullare il parere negativo della Sovrintendenza contro l'ampliamento e la sopraelevazione di un hotel a Jesolo. Un ampliamento finalizzato a migliorie tecnologiche architettoniche, senza impatti sulla capacità ricettiva della struttura.

Ribaltando il giudizio espresso dal Tar Veneto il Consiglio di Stato spiega che la Sovrintendenza non avrebbe dovuto entrare nel merito dell'autorizzazione, limitandosi a esprimere un giudizio su eventuali vizi relativi al via libera concesso dal Comune. Situazione non nuova nella cittadina turistica veneta, spesso al centro di polemiche e battaglie giuridiche a causa dei progetti di sviluppo lungo il litorale. «Come in fattispecie analoghe relative al medesimo litorale, nella specie la Soprintendenza non ha rilevato vizi dell'atto di base in ordine al giudizio di compatibilità paesaggistica ivi espresso, ma ha nella sostanza esercitato un vero e proprio giudizio di diretto merito sovrapponendo la propria valutazione a quella effettuata dal Comune». «Così facendo – si legge – ha esulato dall'ambito del potere attribuitole dalla legge».

Non è la prima volta che il Consiglio di Stato si è occupato di Jesolo. In questo caso, la sentenza, riguarda un conflitto di competenza circoscritto ai soli progetti che hanno regolarmente richiesto il parere paesaggistico. Infatti, ricorda l'avvocato Maria Teresa Pagotto Borgato, difensore del ricorrente (la società Tour Adria Immobilien) «Il parere è stato regolarmente chiesto perché l'intervento è localizzato nell'area tutelata della pineta vicino al mare». L'edificio si trova anche vicino alla Torre Merville, un monolite di 80 metri, da poco completato (anche in questo caso con il parere contrario della Soprintedenza).

Con una sentenza del 2010 i giudici di Palazzo Spada bocciarono un noto intervento in altezza sul litorale (la cosiddetta torre G-House). Ma da cosa nasce questa attenzione della giustizia amministrativa nei confronti di Jesolo? In questo caso (la torre G-House) nasce da un pasticcio urbanistico. Il Prg di Jesolo assimila alle aree «B» anche alcune porzioni di territorio che sconfinano ampiamente nella fascia dei 300 metri dalla costa, oggetto di tutela in base al codice del paesaggio. In base a questa interpretazione centinaia di interventi (dal sottotetto al grattacielo) hanno seguito un iter autorizzativo "normale", senza passare per il parere della Soprintendenza. Dopo l'esplosione del caso, la Sovrintendenza ha imposto di congelare tutte le richieste di intervento nella fascia tutelata e di riesaminarle una per una. Uno stop generalizzato che ha impedito l'avvio di nuovi interventi, ma ha contemporaneamente bloccato la miriade di ammodernamenti tecnologici e architettonici chiesti dalle strutture ricettive.


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