Lavori Pubblici

Più spazio alle Pmi nelle nuove direttive Ue sugli appalti

Pierluigi Boda

Spazio alle piccole imprese, meno burocrazia, autocertificazione, maggiore competizione tra imprese di paesi differenti. Sono gli obiettivi della riforma della normativa europea sugli appalti pubblici che la Commissione ha presentato a fine dicembre e che, se Consiglio e Parlamento Europeo rispetteranno gli impegni, sarà legge entro fine anno.

Aumentare l'efficienza degli investimenti pubblici attraverso una maggiore competizione tra aziende di dimensioni differenti e basate in diversi Paesi membri. Consentire agli enti pubblici di adattare le gare alle loro esigenze, anche nel perseguimento di finalità "sociali" come la tutela dell'ambiente, il risparmio energetico, la sostenibilità, l'innovazione, l'inclusione. Questi gli obiettivi fondamentali della riforma della normativa europea sugli appalti pubblici che la Commissione ha presentato a fine dicembre e che, se Consiglio e Parlamento Europeo rispetteranno gli impegni, sarà legge entro fine anno.

Il pacchetto include una proposta di direttiva sugli appalti pubblici generici, una proposta per gli appalti nei settori acqua, energia, trasporti e servizi postali, e interviene anche sul terreno delle concessioni, finora escluse dalla normativa europea.

Un mercato europeo degli appalti
Difficilmente la riforma sarà in grado, di per sé, di spalancare le porte del mercato unico in un settore che ancora oggi vede gli operatori ‘nazionali' aggiudicarsi circa il 98% delle gare d'appalto pubbliche. Potrà però accelerare un percorso di apertura che negli anni scorsi ha portato all'adozione di strumenti come il Tenders Electronic Daily (una banca dati che rappresenta la versione telematica del Supplemento alla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea), il sistema di classificazione unica per gli appalti pubblici e il sistema d'informazione per gli appalti pubblici europei (Simap. Per compiere nuovi passi avanti l'esecutivo di Bruxelles punta soprattutto sulla gestione elettronica delle gare (e-procurement) e chiede un mandato legislativo chiaro per definire formati e specifiche tecnologiche comuni e vincolanti, che consentano la massima integrazione e condivisione di procedure e informazioni tra stazioni appaltanti e aziende dei 27 Paesi membri. L'attenzione è concentrata, in particolare, su specifiche comuni in materia di presentazione telematica delle offerte (e-submission), cataloghi elettronici e strumenti di validazione elettronica dei documenti. All'apertura internazionale del settore contribuiranno anche le regole per armonizzare le procedure di ricorso contro le decisioni di aggiudicazione e quelle dedicate all'attivazione di gare d'appalto congiunte in cui enti pubblici di diversi Stati membri si consorziano nell'acquisto di beni e servizi. Una pratica oggi quasi impossibile, sul piano giuridico, in diversi Stati dell'Unione.

Obiettivo Pmi
Nell'impegno per una maggiore apertura competitiva la priorità della Commissione è senz'altro la partecipazione delle piccole e medie imprese alle gare, sostenuta con una serie di misure piuttosto ambiziose. Per alleggerire gli adempimenti burocratici si punta sull'obbligo, per gli enti appaltanti europei, di accettare l'autocertificazione in tutte le fasi preliminari all'aggiudicazione della gara. Un cambiamento radicale che, secondo la Commissione, consentirebbe di abbattere dell'80% i costi amministrativi sostenuti dalle aziende per partecipare a bandi pubblici. In caso di vittoria la produzione delle prove documentali dovrà poi avvenire attraverso formati standardizzati e condivisi secondo un percorso di armonizzazione facilitato dall'introduzione di un Passaporto Europeo per gli Appalti (European Procurement Passport), che certificherà l'assenza di motivi di esclusione dell'impresa. Gli enti appaltanti saranno inoltre invitati a dividere i contratti in lotti più accessibili per le Pmi e, nel caso in cui operino diversamente, saranno chiamati a motivare le loro scelte. Rispetto all'uso di requisiti di partecipazione alle gare legati al fatturato, spesso un ostacolo insormontabile per gli operatori più piccoli, la Commissione propone una soglia massima di esclusione non superiore a tre volte il valore stimato del contratto. Infine, per evitare distorsioni nelle dinamiche dei pagamenti, la riforma prevede la possibilità per gli Stati membri di disporre il pagamento diretto delle aziende subappaltanti.

Flessibilità e appalti su misura
Per gli enti appaltanti la riforma si concentra su regole che favoriscano forniture più aderenti alle loro esigenze specifiche. In questo senso l'innovazione più rilevante è l'ampliamento della possibilità di ricorrere alla trattativa e al dialogo competitivo, accompagnata da misure volte a garantire la piena informazione e il coinvolgimento di tutti i partecipanti alle gare, assicurando loro la possibilità di migliorare le offerte nel caso in cui nuove indicazioni emergano in fase di negoziato. Per gli enti locali e regionali si propone anche una semplificazione degli obblighi di informazione con la possibilità di sostituire la comunicazione delle singole gare con la pubblicazione di una pianificazione annuale degli appalti.

La Commissione, infine, sottolinea la piena legittimità giuridica dell'adozione di criteri di aggiudicazione orientati a obiettivi "sociali" come la riduzione dell'impatto ambientale o l'innovazione. Un punto su cui, nella fase di consultazione che ha preceduto la stesura della riforma, alcuni operatori avevano espresso perplessità e timori di possibili distorsioni nelle dinamiche competitive ma che sembra caratterizzare sempre di più le strategie adottate dal settore pubblico europeo per promuovere sostenibilità e innovazione nel tessuto economico e produttivo.


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