Lavori Pubblici

Indagini geognostiche, bandi da rifare senza l'indicazione dei requisiti

Giuseppe Latour

Agli Stati generali del settore focus sul il principio fissatodalle norme tecniche per le costruzioni (ma spessod imenticato), in base al quale nei bandi che coinvolgono i laboratori per le indagini geognostiche e le prove in sito l'autorizzazione deve essere un requisito obbligatorio

Informatizzare il servizio di autorizzazione e aumentare i controlli, intensificando le ispezioni che vengono effettuate sulle imprese. Non ci sono state soltanto rimostranze, ma anche due impegni concreti presi dal ministero delle Infrastrutture nei confronti del settore, durante gli Stati generali dei laboratori di prova, svoltisi a Roma il 15 febbraio e organizzati da Anisig (Associazione nazionale imprese specializzate in indagini geognostiche), Algi (Associazione laboratori geotecnici italiani) e Alig (Associazione laboratori di ingegneria e geotecnica).
Sul tavolo, durante tutta la giornata, alcuni temi strategici per il settore, che conta un totale di 245 laboratori autorizzati in tutta Italia. Per tutte queste imprese, oltre alla congiuntura difficile, il problema è soprattutto uno: il meccanismo di autorizzazione, affidato al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Spiegano da Anisig: «Da luglio 2010 con le nuove norme tecniche è stato fissato l'obbligo per i laboratori di avere l'autorizzazione, ma non c'erano le strutture per rilasciare tutti quei nulla osta».
Da quel momento, allora, è passato almeno un anno di tensione per le aziende. Molte di loro, senza il bollino del Consiglio superiore di lavori pubblici, rischiavano di rimanere tagliate fuori dal mercato.

L'affollamento. Adesso, grazie alla spinta imposta con l'arrivo di Francesco Karrer al parlamentino di Porta Pia, quel problema è stato risolto ma se n'è presentato un altro. Ancora Anisig: «Si è andati molto velocemente per ovviare al problema causato dalle norme tecniche, ma c'è stata troppa fretta. Ora ci sono molti soggetti autorizzati che sono praticamente sconosciuti al mercato». Insomma, ci sono diverse imprese che, a detta degli operatori, alla prima verifica dei requisiti potrebbero risultarne privi.
Come questo sia stato possibile lo spiega Donatella Pingitore, presidente di Alig, che riunisce le imprese impegnate principalmente con le prove per i materiali da costruzione: «A un certo punto il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha cominciato a basarsi solo sulle carte e non su quello che era stato uno dei fondamenti delle autorizzazioni fino a quel momento, cioè i sopralluoghi».
Le associazioni, allora, hanno convocato gli Stati generali soprattutto per chiedere la soluzione del problema, stringendo le maglie dei controlli.

L'iter seguito. Sul punto, il presidente Francesco Karrer ribatte: «Le autorizzazioni sono state tutte corrette e facciamo controlli tanto è vero che continuiamo a emettere decreti di sospensione, ma va sottolineato che avevamo un pregresso notevole e siamo riusciti praticamente ad azzerarlo. Se ci saranno interventi futuri saranno sulla linea che abbiamo tracciato». E su questa linea si collocano due promesse fatte da Antonio Lucchese, responsabile del servizio tecnico centrale del Consiglio superiore, l'uomo che materialmente rilascia le autorizzazioni: «Ci impegniamo a informatizzare il servizio di autorizzazione e ad aumentare le ispezioni fatte sulle imprese, per verificare la veridicità di quanto queste hanno dichiarato».

Le gare pubbliche. Mario Buzio, presidente Anisig, solleva l'altro grande problema che affligge in questo momento i laboratori di prova: le regole relative alle gare pubbliche. «Ormai - dice - ci troviamo a gareggiare sempre più spesso con imprese che non fanno il nostro stesso lavoro, che non hanno i nostri stessi requisiti. Qualcuno comincia a chiedersi se è il caso di restare sul mercato». Sotto la lente c'è il principio fissato dalle norme tecniche per le costruzioni, in base al quale nei bandi che coinvolgono i laboratori per le indagini geognostiche e le prove in sito l'autorizzazione deve essere un requisito obbligatorio. Una regola che oggi in Italia poche stazioni appaltanti conoscono e applicano. «Almeno una volta alla settimana - sottolinea Buzio - contattiamo una stazione appaltante che non ha inserito l'obbligo di autorizzazione tra i requisiti. Quasi sempre l'ente ritira il bando. Questo la dice lunga sulla situazione di ignoranza imperante: molte stazioni appaltanti non conoscono neppure l'obbligo fissato dalle norme tecniche».


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