Lavori Pubblici

Legittima la sponsorizzazione pura per il Colosseo: l'Autorità spiega le condizioni per finanziare i lavori di restauro

Mauro Salerno

L'affidamento a trattativa privata è legittimo perché si tratta di «sponsorizzazione pura», soggetta alle norme di contabilità, non al Codice dei contratti pubblici

Il Colosseo griffato Tod's? Si può fare. Arriva dall'Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici l'ultima parola sulle polemiche per la sponsorizzazione da 25 milioni per il restauro della massima attrazione turistica di Roma da parte della casa di moda guidata da Diego Della Valle.
Con la deliberazione 9/2012 l'Authority di via Ripetta ha replicato ai rilievi formulati dall'Autorità garante della concorrenza.

Nel mirino la scarsa apertura al mercato della procedura per affidare il contratto di sponsorizzazione, gestita dal Commissario delegato per l'area archeologica di Roma e Ostia, il sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi. Tra le censure dell'Antitrust, in particolare, la scelta di invitare alla gara «un esiguo numero di operatori» e i «tempi ristretti con cui è stata svolta la trattativa privata».

La risposta? Il contratto che prevede lo sfruttamento dell'immagine del Colosseo per due anni successivi all'ultimazione dei lavori è legittimo. Meglio: «Non appare in contrasto con i principi di legalità, buon andamento e trasparenza dell'azione amministrativa».

Motivo? L'Autorità distingue tra contratti di «sponsorizzazione tecnica» e contratti di «sponsorizzazione pura». Nei primi lo sponsor si impegna, oltre che a erogare un contributo, anche a svolgere altre attività, come la progettazione o la realizzazione dell'intervento. I secondi si risolvono nel riconoscimento alla stazione appaltante di un semplice contributo, in cambio dei diritto di sfruttare spazi a fini pubblicitari. Mentre i contratti di sponsorizzazione tecnica, si legge nella delibera, «sono sottoposti agli obblighi di pubblicità e trasparenza previsti all'articolo 27 del decreto legislativo 163 del 2006» (il Codice dei Contratti pubblici), quelli di sponsorizzazione di puro finanziamento non rispondono al Codice, ma alle norme di contabilità di Stato che richiedono ovviamente il rispetto dei principi di trasparenza, legalità e buon andamento dell'azione amministrativa, senza però la necessità di uniformarsi a tutti i paletti indicati dal Codice per gli appalti pubblici.

L'Autorità ricorda che in un primo momento la gara per il contratto di restauro con sponsorizzazione del Colosseo aveva i connotati della sponsorizzazione tecnica. A questo primo avviso, pubblicato ad agosto 2010, oltre al patron della Tod's aveva risposto anche Ryanair. Nessuna delle due offerte era stata però giudicata appropriata e quindi la gara giudicata deserta. A questo punto è scattata una procedura negoziata con tre invitati: Tod's, Ryanair e Fimit Sgr (che aveva espresso un interesse in tal senso al sindaco di Roma Gianni Alemanno). Il 30 dicembre 2010 la Tod's ha presentato una offerta ufficiale di finanziamento del restauro da 25 milioni, valida fino al 10 gennaio successivo. Dopo avere interpellato anche gli altri operatori economici interessati, il 21 gennaio 2011 é stato stipulato l'accordo con la Tod's, poi registrato presso la Corte dei Conti il 20 giugno 2011.

Per l'Autorità presieduta da Sergio Santoro, «la mutata volontà della stazione appaltante di concludere un contratto di sponsorizzazione di puro finanziamento in luogo del contratto di sponsorizzazione tecnica ex articolo 26 del Codice giustifica il ricorso ad una procedura negoziata».

Tra gli oppositori dell'accordo c'è anche il Codacons che proprio ieri ha ottenuto dal Tar Lazio il deposito di tutti i documenti sull'accordo col gruppo di Diego Della Valle. La prossima udienza è fissata per il 7 marzo.


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